× Sponsor
4 Maggio 2026
4 Maggio 2026
spot_img

Addio al Pd, la calabrese Madia verso Italia Viva: la scelta che segna una nuova frattura

L’ex ministra della Pa lascia i dem dopo anni di tensioni interne. Verso l’approdo da indipendente nel gruppo parlamentare di Italia Viva

spot_img

La decisione di Marianna Madia di lasciare il Partito Democratico non arriva come un fulmine a ciel sereno. Secondo fonti parlamentari, la deputata sarebbe pronta a transitare, da indipendente, nel gruppo di Italia Viva. Un passaggio che fotografa una distanza politica cresciuta negli anni e ormai difficilmente ricomponibile.

Madia, 46 anni, originaria della Calabria, siede alla Camera dal 2008 e rappresenta una delle figure più riconoscibili della stagione riformista del centrosinistra. Il suo percorso, tuttavia, si è progressivamente allontanato dalla linea del partito, fino alla scelta di uscita.

Dall’esordio con Veltroni al ruolo nei governi Renzi e Gentiloni

L’ingresso in politica avviene nel 2008, quando Walter Veltroni la sceglie come capolista nel Lazio. Il giorno dopo l’annuncio, Madia si presenta così ai giornalisti: «Io non sapevo che la mia straordinaria inesperienza fosse funzionale a questa occasione». La dichiarazione, resa alla stampa nella sede del Pd nel 2008, segna l’inizio di una carriera rapida.

Nata nel 1980, con studi al liceo francese e una laurea in Scienze politiche a Roma, si forma anche all’interno di Arel, centro studi fondato da Nino Andreatta e promosso da Enrico Letta. Nel 2013 consolida la sua presenza parlamentare attraverso le primarie del partito.

Il salto decisivo arriva con Matteo Renzi: nel 2014 diventa ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione. Giura il 22 febbraio dello stesso anno al Quirinale, incinta, immagine che diventa simbolica di quella fase politica. Rimane in carica anche nel governo guidato da Paolo Gentiloni fino al 2018.

Durante il mandato si occupa di riforme della pubblica amministrazione, puntando su digitalizzazione, semplificazione e revisione delle partecipate. Tra i provvedimenti più discussi, le norme contro l’assenteismo nella Pa, ribattezzate mediaticamente come interventi sui “furbetti del cartellino”.

Le tensioni interne e il progressivo distacco

Terminata l’esperienza di governo, Madia resta una figura attiva in Parlamento ma sempre più critica verso la linea del partito. All’interno del Pd si colloca nell’area riformista e, nel congresso che porta alla segreteria Elly Schlein, sceglie di sostenere Stefano Bonaccini.

Le divergenze emergono soprattutto sui temi del lavoro, dove più volte prende posizione in dissenso rispetto alle scelte della dirigenza. Le frizioni non restano isolate ma si inseriscono in un quadro più ampio di ridefinizione degli equilibri interni.

Politica estera e nuovi fronti di impegno

Uno dei passaggi più significativi della distanza politica riguarda la politica estera. Nel marzo scorso, Madia ha sottoscritto una risoluzione sull’Iran promossa dall’area Azione–Italia Viva e Più Europa, segnando una presa di posizione diversa rispetto a quella del Pd.Parallelamente, negli ultimi anni ha concentrato parte della sua attività su temi legati ai minori e al digitale, sostenendo iniziative trasversali per introdurre un’età minima di accesso alle piattaforme social.

Un passaggio che ridefinisce gli equilibri

L’approdo al gruppo di Italia Viva, se confermato, rappresenterebbe un ulteriore tassello nella trasformazione degli equilibri parlamentari del centrosinistra. La scelta di Madia si inserisce in una fase di ridefinizione politica che coinvolge sia il Pd sia le forze centriste.

Al momento, non risultano dichiarazioni ufficiali dirette della deputata sulla decisione, che resta affidata a fonti parlamentari. L’evoluzione dei prossimi giorni chiarirà tempi e modalità del passaggio.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img