Il cuore storico di Lamezia Terme, quel Castello Normanno-Svevo che domina il colle di Nicastro, rischia di rimanere prigioniero non più della storia, ma della burocrazia. Un “giallo” amministrativo che ha spinto il Partito Democratico a rompere gli indugi, chiedendo conto di un silenzio che comincia a farsi preoccupante. Al centro della contesa non c’è solo la tutela di un monumento identitario, ma la tenuta di un piano di rigenerazione urbana finanziato con ingenti risorse pubbliche che, in assenza di passi concreti, potrebbero scivolare via tra le maglie di cronoprogrammi non rispettati.
L’affondo di Gennarino Masi
Il consigliere comunale Gennarino Masi ha depositato un’interrogazione a risposta orale dai toni netti, indirizzata al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale. Il documento mette a nudo una serie di interrogativi su una procedura che sembra essersi smarrita nei corridoi degli archivi pubblici. “Nonostante il Documento Unico di Programmazione (DUP) 2025-2027 preveda l’apertura al pubblico e il rilancio turistico del sito – sottolinea Masi -, la realtà dei fatti parla di una preoccupante carenza di informazioni accessibili. Risulta fondamentale garantire certezza sui tempi, sulle risorse disponibili e sulle modalità di gestione dei siti, assicurando il coinvolgimento delle realtà associative e imprenditoriali locali”.
L’enigma della gara e il ruolo di Reggio Calabria
Il progetto era stato avviato con l’approvazione del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) e la delega della gara alla Centrale Unica di Committenza (CUC) di Reggio Calabria. “Da quel momento, però, le tracce si sono fatte labili. Masi chiede chiarezza sul CIG della gara e, soprattutto, sull’esito della stessa: la procedura è conclusa? C’è un aggiudicatario? O il bando è stato revocato nel silenzio generale?” aggiunge il consigliere.
Risorse a rischio e scadenze imminenti
Il timore dell’opposizione è che il “mancato rispetto delle milestones possa portare alla perdita dei fondi legati ad Agenda Urbana/FSC e ad altri stanziamenti regionali. L’interrogazione punta a ottenere un quadro economico aggiornato: dalle somme impegnate a quelle effettivamente liquidate, fino all’eventuale esistenza di diffide o rilievi da parte degli enti finanziatori”.
Il PD esige ora che “l’Amministrazione porti in aula il cronoprogramma reale e i verbali di gara, per trasformare quello che oggi è un cantiere “fantasma” in un’opportunità concreta di sviluppo per il territorio”.







