Dati Invalsi in peggioramento rispetto al pre-Covid: meno della metà degli studenti raggiunge i livelli minimi in matematica e poco più della metà in italiano. Per Meritocrazia Italia serve un profondo riadeguamento del sistema scolastico, con attenzione a soft skill e competenze trasversali.
Il quadro nazionale: competenze in flessione
Il sistema scolastico italiano mostra un arretramento significativo. La quota di maturandi che raggiunge i livelli minimi di competenza in italiano scende dal 64,9% del 2019 al 52,6% attuale.In matematica, solo il 50,7% degli studenti risulta preparato, contro il 61,4% del periodo pre-pandemia. Un trend diffuso su scala nazionale, senza differenze nette tra Nord e Sud.
Medie inferiori in difficoltà
Anche la terza media registra un peggioramento: circa -6 punti in italiano e -5 in matematica rispetto al 2019, segnale di una difficoltà strutturale lungo tutto il percorso scolastico.
La Calabria e il Sud: le eccezioni positive
Nel panorama generale negativo emergono alcune aree virtuose del Mezzogiorno.In Calabria, spiccano risultati migliori della media nazionale in matematica nelle province di Reggio Calabria, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia. Segnali positivi anche per altre aree del Sud, insieme a Caserta, Benevento e Agrigento in italiano. Un dato minoritario, ma significativo nel quadro complessivo.
L’allarme di Meritocrazia Italia
Il presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello invita a una riflessione profonda sul modello educativo: “Le coscienze di tutti dovrebbero scuotersi davanti al tracollo delle competenze rispetto al periodo pre-Covid”. Pur riconoscendo i limiti delle prove Invalsi, sottolinea come i dati siano “comunque allarmanti”: “Serve un grosso sforzo di riadeguamento del sistema scuola, puntando sulle soft skill e sulle competenze trasversali”.
E aggiunge: “Il problema non sono i ragazzi, ma un sistema che insiste solo sui contenuti di base senza valorizzare l’adattabilità e i talenti individuali”.
Un modello da ripensare
Secondo l’associazione, una scuola troppo focalizzata sui contenuti rischia di non intercettare le diverse forme di intelligenza: “Non tutti sappiamo fare tutto, ma tutti sappiamo fare qualcosa”.
Il rischio, secondo Mauriello, è quello di una generazione poco preparata alle sfide del mercato del lavoro e della competitività europea.







