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20 Maggio 2026
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“Vorrei andare al mare”, il grido di Maria Francesca: bloccata a letto da mesi e in attesa di un ricovero

La donna di Pizzo, circa 200 chili e gravi piaghe da decubito, chiede una struttura riabilitativa adeguata. Dopo il sit-in davanti all’Asp di Vibo, Abaco Calabria denuncia ritardi e carenze: “Serve la migliore soluzione possibile”

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Vorrei andare al mare”. È un desiderio semplice, quasi minimo. Ma per Maria Francesca Barbieri, oggi, sembra lontanissimo. Lo ha confidato al presidente di Abaco Calabria, Saverio Bartoluzzi, durante una visita nella sua abitazione di Pizzo, dopo il sit-in organizzato ieri mattina davanti alla sede dell’Asp di Vibo Valentia.

Maria Francesca vive da mesi bloccata in un letto. Non riesce più ad alzarsi. Le sue condizioni fisiche, secondo quanto riferito dall’associazione, sono sempre più gravi. Pesa circa 200 chili e le piaghe da decubito avanzano, consumando lentamente il suo corpo. Alla sofferenza quotidiana si aggiunge il senso di abbandono che emerge dalle sue parole: “Sono sepolta viva”.

In attesa di una struttura adeguata

La donna attende da tempo il ricovero in una struttura riabilitativa adeguata. Ma in tutta la provincia di Vibo Valentia, secondo quanto riferito da Abaco, esisterebbe una sola struttura convenzionata in grado di accogliere casi come il suo: il centro Don Mottola di Drapia, che dispone di appena dieci posti letto. Davanti a Maria Francesca, però, ci sarebbero altre persone in lista d’attesa. Altre storie di fragilità e sofferenza che restano lontane dai riflettori.

Proprio questa situazione ha spinto A.Ba.Co Calabria – Associazione di Base dei Consumatori a organizzare un sit-in davanti all’Asp di Vibo Valentia. Alla protesta hanno preso parte il marito e il figlio della donna, cittadini vibonesi e pizzitani, i rappresentanti dell’Osservatorio Civico Città Attiva e Katia Coloca, da tempo impegnata nel denunciare le criticità della sanità pubblica vibonese.

Il sit-in davanti all’Asp e la denuncia di Abaco

Nel corso della manifestazione, Abaco ha puntato il dito contro i ritardi burocratici e le insufficienze strutturali del sistema sanitario territoriale. “Abbiamo la sensazione – affermano dall’associazione – che recuperare il lavoro ordinario venga vissuto quotidianamente come un evento straordinario. Non vogliamo entrare nelle dinamiche della burocrazia approssimativa e dell’incompetenza. Pretendiamo per Maria Francesca la migliore soluzione possibile”.

Il caso, secondo l’associazione, non può essere affrontato con risposte parziali o soluzioni tampone. Al centro della richiesta c’è la necessità di un percorso riabilitativo in un contesto attrezzato, capace di garantire assistenza, strumenti e personale adeguati.

La richiesta di ricovero e il nodo dell’assistenza domiciliare

Secondo quanto riferito da Abaco, lo stesso ospedale Pugliese di Catanzaro avrebbe indicato la necessità di un ricovero in una struttura adeguata per affrontare un percorso riabilitativo complesso. Al centro delle polemiche c’è anche la proposta, inizialmente avanzata dal commissario dell’Asp, di potenziare la fisioterapia domiciliare. Una soluzione che l’associazione considera insufficiente.

“Maria Francesca – spiegano da Abaco – ha bisogno di strumenti e macchinari che non esistono a domicilio. Un elevatore, richiesto da oltre due mesi e mai arrivato, da solo non basta. Così come la fisioterapia passiva può aiutare la circolazione, ma non certo restituire autonomia motoria a una donna di 200 chili”.

L’apertura dell’Asp e l’attesa dei familiari

L’associazione sostiene tuttavia che, dopo il confronto con i familiari e i rappresentanti civici, ci sarebbe stata un’apertura da parte dell’Asp di Vibo Valentia verso la richiesta di un ricovero in una struttura specializzata.

L’auspicio è che Maria Francesca possa essere chiamata al più presto per iniziare un percorso riabilitativo intensivo, cui far seguire, eventualmente, una forma di assistenza domiciliare adeguata. Per la famiglia, però, il tempo è un fattore decisivo. Ogni giorno trascorso a letto aggrava una condizione già estremamente fragile e rende ancora più urgente una risposta concreta.

Il simbolo di una sanità che fatica a rispondere

La vicenda di Maria Francesca Barbieri va oltre il singolo caso umano. È diventata il simbolo di una sanità territoriale che fatica a garantire risposte tempestive ai pazienti più fragili, stretta tra carenze di strutture, liste d’attesa e limiti di spesa.

“Non è un semplice desiderio quello di andare al mare – conclude Bartoluzzi – ma la richiesta di vedere rispettati i diritti e la dignità di una donna. Noi di Abaco non permetteremo che questo resti un altro sogno chiuso in un cassetto insieme alle troppe storie di malasanità”.

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