La Segreteria Regionale UGL Trasporto Aereo Calabria interviene con toni durissimi sulle vicende che stanno interessando SACAL e SACAL GH, delineando — secondo il sindacato — un quadro che non può essere ridotto a un singolo provvedimento disciplinare ma che chiama in causa l’intero sistema organizzativo, gestionale e di controllo.
Una posizione netta
Il riferimento è alle notizie emerse sulla stampa in merito a una presunta grave irregolarità contabile, con somme rilevanti che sarebbero state accreditate senza titolo e con il successivo intervento dell’azienda attraverso sospensione e licenziamento. Su questo punto, UGL TA Calabria è netta: “la legittimità del licenziamento sarà accertata dagli organismi competenti. Ma per il sindacato il nodo vero è un altro, ed è molto più profondo. Come è stato possibile che movimentazioni di tale entità non siano state intercettate tempestivamente dai sistemi di controllo? Chi doveva vigilare? E soprattutto: chi controlla i controllori? Interrogativi che restano senza risposta e che — secondo il sindacato — non possono essere archiviati individuando un unico responsabile”.
Le differenze con la procedura di licenziamento
“Non ci si può fermare all’ultimo anello della catena — afferma il Segretario Regionale Luciano Amodeo — bisogna capire se quella catena fosse integra oppure già compromessa da falle organizzative e gestionali”. UGL chiarisce inoltre che l’apertura della procedura di raffreddamento non ha alcun collegamento con il licenziamento, ma nasce da un fatto distinto: il totale silenzio dell’azienda sulla diffida formale inviata il 21 aprile 2026, nella quale veniva denunciato un quadro estremamente critico fatto di disorganizzazione operativa, carenze strutturali di personale, condizioni di lavoro ritenute non dignitose, criticità negli spogliatoi, gestione caotica di turni e ferie e una programmazione della formazione ritenuta incoerente con le esigenze operative. Una segnalazione dettagliata, indirizzata anche agli organi competenti, rimasta — sottolinea il sindacato — priva di qualsiasi riscontro concreto, e che ha portato all’attivazione della prima fase delle procedure di raffreddamento e conciliazione, anche alla luce del perdurare di decisioni unilaterali su aspetti organizzativi e occupazionali. In questo contesto si inserisce un ulteriore elemento di forte criticità: il clima interno, che secondo UGL TA Calabria sarebbe ormai caratterizzato da una tensione crescente sia tra i lavoratori di SACAL GH sia tra quelli di SACAL. Segnalazioni continue parlano di personale sotto pressione, carichi di lavoro sempre più elevati e una gestione percepita come distante dalle reali esigenze operative. “Riceviamo quotidianamente segnalazioni di lavoratori allo stremo — sottolinea Amodeo — in un contesto in cui le carenze di organico sono diventate strutturali”.
Il tema degli organici
Proprio sul tema degli organici emergono elementi particolarmente preoccupanti. Dice il sindacato: “Se a Lamezia Terme è stato reperito un numero di lavoratori stagionali ritenuto esiguo e non sufficiente a coprire le esigenze operative, negli scali di Reggio Calabria e Crotone, allo stato attuale, non risultano previste immissioni di personale a rafforzamento della forza lavoro, nonostante le criticità già evidenti e l’imminente incremento dei volumi legato alla stagione estiva. Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente anche alla luce del modello di polivalenza del personale adottato dall’azienda, fortemente contestato dal sindacato. “Non si può pensare di sopperire a carenze strutturali spostando continuamente i lavoratori da una funzione all’altra — afferma Amodeo — questa non è organizzazione, è gestione emergenziale permanente”. Ma il punto, per UGL TA Calabria, è ancora più profondo e riguarda la totale assenza di una visione occupazionale stabile. Perché non è stato ancora individuato un percorso concreto di stabilizzazione dei lavoratori? Perché la maggior parte del personale continua a essere impiegata con contratti part-time? Perché centinaia di lavoratori stagionali, dopo anche dieci anni di servizio, restano ancora senza prospettive di inserimento stabile? Si tratta, sottolinea il sindacato, non di lavoratori occasionali, ma di persone che hanno garantito per anni il funzionamento degli scali aeroportuali calabresi.“
“Situazione non più tollerabile”
“Parliamo di lavoratori ormai non più giovanissimi, che continuano a vivere in una condizione di precarietà strutturale — afferma Amodeo — una situazione che non è più tollerabile e che contrasta apertamente con le promesse di sviluppo occupazionale fatte nel tempo”.Sul piano delle relazioni industriali, UGL TA Calabria richiama inoltre la contrattazione di secondo livello del 2024, dalla quale denuncia di essere stata esclusa nonostante la propria titolarità contrattuale e nonostante avesse chiesto una revisione dell’accordo del 2023. Secondo il sindacato, quell’accordo conteneva elementi critici anche in relazione alle tempistiche di accesso a diritti previsti dalla legge, come permessi ex Legge 104 e congedi parentali, oggetto — secondo quanto segnalato — di rilievi anche da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Non meno controverso il sistema di premialità, che arriverebbe a penalizzare anche chi usufruisce di permessi per la donazione del sangue. “Si finisce per scoraggiare un dovere civile — afferma Amodeo — in nome di una logica economica che non può essere accettata”. Il sindacato non manca poi di affrontare il tema politico, con un affondo diretto. “È giusto che la politica regionale rivendichi gli investimenti realizzati nel sistema aeroportuale calabrese, ma è altrettanto doveroso fare i conti con la realtà: quegli investimenti non hanno ancora prodotto lo sviluppo occupazionale promesso e il traffico passeggeri appare, secondo la nostra valutazione, non proporzionato alle risorse impiegate”.
Gli interrogativi
Da qui una serie di interrogativi che UGL TA Calabria pone apertamente: Che fine hanno fatto le promesse di sviluppo occupazionale concreto? Cosa ne pensa oggi la Regione Calabria e l’assessorato competente? Chi ha il dovere di garantire i diritti dei lavoratori — e quindi dei cittadini calabresi — perché continua a tacere? Perché attorno agli aeroporti si costruiscono campagne elettorali mentre nessuno ascolta il grido di lavoratori ormai esasperati? Perché tante vertenze sono finite davanti ai tribunali? Perché il numero dei provvedimenti disciplinari risulta in aumento così marcato?Domande che si intrecciano inevitabilmente con il tema della governance.Un sistema così complesso può reggere su un modello decisionale fortemente accentrato? Esistono oggi adeguati livelli di controllo e verifica? E, soprattutto, chi è chiamato a rispondere quando emergono falle così evidenti? “Quando i controlli non funzionano, quando l’organizzazione scricchiola e quando il confronto con le parti sociali viene meno — conclude Amodeo — il problema non è mai uno solo. È il sistema nel suo complesso che va verificato”.UGL TA Calabria, pur nella fermezza delle proprie posizioni, auspica di trovare interlocutori realmente disponibili ad avviare un confronto serio e costruttivo, finalizzato all’individuazione di soluzioni condivise capaci di ripristinare un clima di serenità all’interno dei luoghi di lavoro, anche a tutela dellasalute e della sicurezza dei lavoratori.In assenza di risposte concrete, tuttavia, il rischio di ulteriori iniziative di mobilitazione — anche a ridosso della stagione estiva — resta tutt’altro che remoto.






