Picerno si conferma terra ostile per il progetto tecnico di Longo. Dopo il rovinoso 5-2 della passata stagione, il 3-1 di ieri interrompe bruscamente la striscia positiva di quattro vittorie e un pareggio, riportando la squadra a una realtà fatta di fragilità e mancanza di nerbo. L’allenatore non si nasconde dietro giustificazioni di facciata e si assume la paternità del disastro: “Abbiamo sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, a partire dall’approccio”.
L’analisi di una débâcle mentale
La squadra è apparsa inferiore per fame e determinazione, incapace di reggere l’urto di un avversario più affamato sin dai primi minuti. Longo sposta il mirino su se stesso, evitando di scaricare le colpe sui singoli: “La colpa di questa bruttissima partita è mia. Ho sbagliato le scelte iniziali, non ho percepito una certa stanchezza e un’area di leggerezza che oggi ci ha penalizzato”. Una presa di posizione netta, ribadita con forza per blindare il gruppo nel momento più buio.
Il fallimento tattico e il nodo Gallo
Sul rettangolo verde, nulla ha funzionato. L’esperimento delle due punte ha privato la squadra di equilibrio senza produrre incisività, mentre la manovra tra le linee è risultata sterile contro una difesa serrata. “Ho provato a fare qualcosa di diverso, ma non ci ho preso”, confessa il tecnico con brutale onestà. Neppure il forfait di Gallo, pedina chiave dello scacchiere, diventa un paravento: “Anche con lui non credo sarebbe cambiato molto. Non poteva essere un solo giocatore a rimettere in pista altri dieci che non hanno avuto l’atteggiamento che mi aspettavo”. Il crollo nella ripresa, segnato da disattenzioni su calcio piazzato e ripartenze concesse con troppa facilità, ha certificato lo smarrimento collettivo.
Ritorno al dolore: la ricetta per la risalita
Per uscire dalle sabbie mobili di questa sconfitta, Longo annuncia un cambio di rotta drastico nella gestione quotidiana del lavoro. La via per la redenzione passa per il campo: sessioni doppie, ritmi serrati e cancellazione dei permessi. “Questa squadra quando lavora nel sacrificio e percepisce il dolore riesce a esaltarsi. L’errore è stato alleggerire troppo”, spiega l’allenatore, convinto che il DNA del gruppo risieda nell’abnegazione. In un girone che non perdona cali di tensione, il monito finale è un avviso ai naviganti: “Se non pareggi la fame degli avversari, non puoi fare nulla. Noi non possiamo permetterci di abbassare il livello del sacrificio”.







