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6 Maggio 2026
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Rino Formica, l’ultimo riformista senza pacificazione: lezioni taglienti da Roma a una Calabria senza alibi

A 99 anni la voce controcorrente del socialismo italiano smaschera le ambiguità della riconciliazione nazionale e parla anche al Sud: meno ministerialismo, più trasformazione democratica reale

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Uno dei politici più originali del panorama politico italiano è stato Rino Formica che il primo marzo scorso ha compiuto 99 anni. Egli non era un chiacchierone, ma quando prendeva la parola era come scolpisse un epigramma. Era più craxiano di Craxi, ma, a differenza, di Craxi non è stato mai un anticomunista. Era, per dirla alle corte, un riformista con lo sguardo lungo, mai tentato dalle scorciatoie di destra.

La “pacificazione nazionale”

Quando, di recente, qualcuno introdusse l’argomento della “pacificazione nazionale” – tema caro a Giorgia Meloni – Formica, in un’intervista, riferendosi alle dichiarazioni concilianti di Luciano Violante, disse testualmente, “Ha la vista corta del magistrato inquirente che confonde le responsabilità individuali con il pericolo intrinseco a una dottrina reazionaria»; per lui non c’è «la pacificazione con dottrine che uccidono e distruggono la democrazia”, e, quindi, trova fuorvianti richiami alla riconciliazione nazionale. Fu autonomista come il secondo Nenni, e, in un discorso, dedicato al vecchio leader socialista, disse: “La differenza tra le sinistre trasformiste di oggi e la sinistra di Nenni è che Nenni guardava alla stabilità democratica del sistema. Gli altri parlano della stabilità dei governi, il massimalismo si fa ministerialismo. In Nenni invece è il riformismo che si fa agente attivo della trasformazione democratica della società. Questa è stata la grande lezione di Nenni e la grande ispirazione di fondo che ha fatto di Nenni il personaggio più importante della storia italiana. Perché è vero che per ragioni anche di presenza fisica la sua storia si intreccia con la storia della Repubblica italiana e con la storia dei drammi italiani del dopo Fascismo, però va sottolineato come si sia battuto per trovare sempre la chiave giusta per una evoluzione democratica e per il superamento dei vecchi mali del massimalismo italiano. È stato un riformista attivo, è stato un riformista della trasformazione, è stato un riformista rivoluzionario”.

La “lite delle comari”

Rino Formica fu ministro delle finanze nel primo e nel secondo governo Spadolini, che cadde a seguito della ”lite delle comari”, ossia uno scontro politico tra lo stesso Formica ed l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (che fondò l’Unical di Arcavacata) che lo chiamò “il commercialista di Bari”. La sua carriera politica finì contemporaneamente con la caduta del PSI a causa dello scandalo Tangentopoli che coinvolse numerosi esponenti socialisti, anche se per quanto lo riguarda il processo a Bari si concluse con l’assoluzione. Rino Formica ha fatto sempre felici i giornalisti e gli opinionisti per le sue battute taglienti. Tipo: “La politica è sangue e merda”, oppure riferito al Psi, suo partito, “Una corte di nani e ballerine” e “Il convento è povero, ma i monaci sono ricchi” , “La politica non è l’arte del compromesso, ma l’arte di ridurre al minimo le parti inconciliabili”, “Uno dal quale non comprerei neanche un’auto nuova” (riferito Ciriaco De Mita).

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