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21 Maggio 2026
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Il vento divide la Calabria: pale eoliche, multinazionali e il prezzo nascosto della transizione verde

Scontro frontale tra chi denuncia la devastazione dei territori e chi difende i parchi eolici come opportunità di lavoro. Da Alecci ad Aloisio, da Chiaravalle ai boschi dell’Angitola: è guerra tra due visioni della Calabria

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Una visita, un giovane imprenditore, una scelta di vita: restare in Calabria dopo gli studi e ridare senso e valore ai terreni dei nonni, incolti da decenni. Una visione agricola e sostenibile che si scontra con un’altra visione di sviluppo: quella delle multinazionali dell’energia eolica, che sui crinali tra il mare di Crotone e le colline del Marchesato hanno presentato progetti per impianti eolici e centrali elettriche.

Il consigliere regionale Ernesto Alecci, in una nota, ha denunciato il rischio che tutto questo comporta: l’espianto di centinaia di ulivi ultracentenari, la fine dei sogni di tanti giovani imprenditori agricoli, la devastazione irreversibile di paesaggi unici. Da qui la sua proposta: una moratoria immediata su tutte le concessioni, fino all’individuazione chiara delle aree idonee e non idonee.

“La Calabria deve scegliere: giovani o multinazionali?”

“La Regione Calabria deve decidere se puntare su giovani, turismo, agricoltura, oppure continuare a spalancare le porte a grandi gruppi anonimi e immateriali che devastano e si arricchiscono sulle spalle dei nostri nonni”, scrive Alecci.

La sua è una posizione netta: la transizione ecologica non può essere un alibi per l’aggressione dei territori, e una vera politica per le rinnovabili deve partire dalla tutela del paesaggio e dalla partecipazione delle comunità. “Finché la legge che ho presentato resterà nei cassetti, continueremo a vedere la Calabria colonizzata sotto gli occhi complici del silenzio istituzionale”.

La replica di San Sostene: “Falso ambientalismo”

Non tarda ad arrivare la replica piccata del sindaco di San Sostene, Luigi Aloisio, che accusa Alecci di fare “falso ambientalismo” e di ignorare la realtà concreta del suo territorio. “Le turbine eoliche, nel nostro piccolo comune, hanno ridato speranza a tante famiglie. Sono fonti pulite che occupano poco suolo e non ostacolano l’agricoltura. I terreni sono ancora lì, coltivabili”.

Aloisio rivendica con orgoglio i benefici economici e sociali dei parchi eolici: venti lavoratori assunti, manutenzioni periodiche, ripiantumazioni superiori agli alberi abbattuti, sentieri escursionistici recuperati, presidio antincendi garantito dalla rete viaria. “Preferiamo i comuni produttivi a quelli in dissesto finanziario”, dichiara l’avvocato-sindaco. E chiude: “Il paesaggio non può essere un feticcio estetico. Serve una Calabria che lavora, non che sogna e blocca tutto”.

Un parco da 66 megawatt minaccia l’Angitola

Ma i numeri di alcuni progetti fanno tremare. Come quello presentato dalla società Parco Eolico dell’Angitola s.r.l., con sede proprio a San Sostene, per un impianto da 66 megawatt che prevede l’installazione di 11 aerogeneratori alti 155 metri in sei comuni delle province di Vibo Valentia e Catanzaro.

Il progetto coinvolge Capistrano, San Nicola da Crissa, Vallelonga, Chiaravalle Centrale, Torre di Ruggiero e San Vito sullo Ionio. L’impatto ambientale stimato è devastante: previsto il taglio di 646 piante, tra cui pini, faggi, lecci, castagni e roverelle, con la cancellazione di aree boschive e dorsali collinari sottoposte anche a vincoli paesaggistici come riportato nell’inchiesta di Calabria7 firmata da Raffaele Pileggi.

Un fronte compatto di opposizione

Il progetto ha scatenato una mobilitazione corale. I Comuni di Chiaravalle Centrale, San Vito, Torre di Ruggiero e Capistrano hanno presentato formale opposizione. Nessuna osservazione, invece, da parte di San Nicola da Crissa e Vallelonga.

Tra le voci contrarie si levano quelle di Italia Nostra, CAI Calabria, Coordinamento Controvento, Movimento Terra e Libertà, Commissione Tam e Associazione I Sognatori. Le accuse sono pesanti: si parla di “offensiva speculativa”, di “territori sfregiati”, di una “Calabria venduta all’industria eolica senza regole né controllo”.

Una terra contesa tra pale e ulivi

Il cuore verde delle Serre calabresi, tra Catanzaro e Vibo, oggi è un campo di battaglia tra due modelli di sviluppo. Da un lato l’agricoltura biologica, il turismo sostenibile, i borghi rigenerati. Dall’altro il vento industrializzato, i cavi dell’alta tensione, le strade di cantiere aperte tra le querce.

Questa terra è il nostro tesoro, non possiamo sacrificarla sull’altare di una falsa transizione ecologica”, affermano i comitati. E rilanciano: “L’energia pulita si può fare anche rispettando i territori”.

Transizione sì, ma non a ogni costo

Il dibattito sul futuro energetico della Calabria è sempre più acceso. E pone interrogativi scomodi: chi decide, perché, con quali garanzie? Qual è il confine tra rinnovabili e colonizzazione? Chi tutela davvero il bene comune: le aziende o le comunità?

Mentre il Parco dell’Angitola attende autorizzazioni e valutazioni ambientali, la vera sfida si gioca a un livello più profondo: la capacità della Calabria di autodeterminare il proprio destino, scegliendo tra sviluppo imposto dall’alto e valorizzazione consapevole delle proprie risorse.

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