Non è solo un ritorno ai luoghi dell’infanzia o alla terra degli avi, ma un’operazione di sviluppo economico e ingegneria sociale. Il Comune di Montepaone, con la delibera di Giunta n. 80 dell’8 aprile 2026, ha tracciato il solco per una nuova stagione di rivitalizzazione territoriale, approvando l’adesione ad Aicotur (Associazione Italiana Comuni del Turismo delle Radici).
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione guidata dal sindaco Mario Migliarese è chiaro: intercettare quel flusso crescente di emigrati e discendenti che cercano una riconnessione con il proprio patrimonio culturale. Una scelta che punta a trasformare la nostalgia in un volano per la destagionalizzazione turistica e il contrasto attivo allo spopolamento.
Un ponte tra il borgo e l’estero
L’adesione all’associazione, che ha sede a Gerace, impegna l’Ente in un progetto ambizioso che va oltre la semplice accoglienza. Tra le finalità approvate figurano la tutela del paesaggio, la formazione per la trasmissione dei dialetti e delle arti locali, ma soprattutto la promozione del rientro degli emigrati per soggiorni di lunga durata, facilitati dalle nuove frontiere dello smart working.
Le figure chiave e l’investimento
L’operazione ha un costo istituzionale di 1.000 euro annui come quota associativa e vede una struttura di governance ben definita: il Sindaco assumerà il ruolo di referente amministrativo, mentre la parte tecnica sarà affidata alla dott.ssa Anna Rita Notaro. L’atto è stato dichiarato immediatamente eseguibile, a conferma dell’urgenza politica di avviare le procedure per inserire Montepaone nei circuiti internazionali dell’heritage tourism.
La visione strategica: oltre il folklore
Nelle intenzioni della maggioranza di “Montepaone Riparte c’è una visione che scavalca il semplice dato sentimentale per farsi manifesto politico e programmatico. Il documento sottolinea come questa tipologia di visitatori non sia solo di passaggio, ma rappresenti un capitale umano ed economico fondamentale. “Il Turismo delle Radici costituisce un importante strumento di sviluppo economico e sociale per i piccoli borghi e i Comuni di ridotte dimensioni, spesso poco conosciuti e isolati, afflitti da fenomeni di disoccupazione e spopolamento”, sottolineano gli amministratori montepaonesi. Che puntano a un modello di accoglienza integrata, dove la memoria diventa motore di investimento. “La finalità – aggiungono – è promuovere il rientro degli emigrati e dei loro discendenti non solo per brevi periodi, ma anche per investimenti sul territorio finalizzati a soggiorni di lunga durata o a trasferimenti stabili, anche in relazione alla diffusione dello smart working”.
Il progetto prevede inoltre una profonda valorizzazione identitaria che passa attraverso “la costituzione di un luogo di incontro e aggregazione socio-culturale – conclude il sindaco Migliarese – che funga da punto di riferimento formativo e informativo per la condivisione di conoscenze ed esperienze, instaurando nuovi rapporti con i luoghi, le culture e le persone delle proprie radici. In questo senso, Montepaone non si limita a ospitare turisti, ma si propone di riabbracciare cittadini, valorizzando il patrimonio enogastronomico ed etno-antropologico come fattori di inclusione e attrazione”.




