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4 Maggio 2026
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Tre anni dopo il crollo del viadotto a Longobucco: accuse politiche, indagini e nodo risarcimenti da 5 milioni

L’opposizione attacca amministrazione e Anas sulla gestione post-crollo del viadotto Ortiano 2. Sullo sfondo, procedimenti giudiziari e contestazioni della Corte dei Conti mentre resta aperta la questione della viabilità alternativa

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A Longobucco il 3 maggio 2023 non è solo una data, ma una frattura ancora aperta. A distanza di tre anni dal crollo del viadotto Ortiano 2, il gruppo consiliare di opposizione “Per la Rinascita di Longobucco” torna a intervenire con una nota, definendo la ricorrenza “non un anniversario come gli altri”, bensì “il triste compleanno di un vuoto che squarcia il nostro territorio”. Nel documento si ricostruisce una narrazione netta: il giorno del crollo, si legge, “cadevano le speranze e la sicurezza dei cittadini”. Da allora, secondo l’opposizione, sono trascorsi “1.095 giorni fatti di passerelle politiche, promesse disattese e decisioni calate dall’alto”.

Tre anni di isolamento e rinvii

Il quadro descritto è quello di un territorio rimasto ai margini. La nota parla esplicitamente di “tre anni di isolamento”, accompagnati da una sequenza di rinvii sintetizzati in espressioni come “vedremo”, “faremo” e “sentiremo”. Nel mirino finisce anche quanto emerso recentemente in Prefettura, dove – secondo quanto riferito dal gruppo – “sarebbe stato espresso un diniego alla realizzazione della cosiddetta bretella civile. Una posizione contestata perché motivata, sempre secondo l’opposizione, dall’idea che un percorso alternativo provvisorio possa essere considerato «adeguato»”.

Le accuse all’amministrazione comunale

Le critiche si concentrano sull’operato dell’amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Pirillo. Il gruppo di opposizione accusa il primo cittadino e la maggioranza di aver “preferito tacere” e di essersi comportati come “ufficio stampa di Anas”.

Viene inoltre contestata l’assenza in aula consiliare e una gestione dei rapporti con i cittadini definita problematica: “tentare di zittire i cittadini in Consiglio”, si legge in una nota, invece di “pretendere con i pugni sul tavolo la fine di questo calvario”.

Il fronte giudiziario e contabile

Parallelamente alla polemica politica, la vicenda continua a svilupparsi sul piano giudiziario. Nella nota, il gruppo richiama l’attenzione sulle indagini in corso, sostenendo che “il crollo non è stato una fatalità”, ma “un evento che ha messo a nudo falle enormi nella gestione dell’opera”.

Da qui la richiesta che “progettisti e dirigenti Anas” rispondano “in tribunale delle loro responsabilità”, un riferimento a procedimenti che risultano ancora in fase di definizione.

Sul piano contabile, viene citata anche l’azione della Corte dei Conti, che avrebbe contestato un danno erariale di quasi 5 milioni di euro. Sempre secondo quanto riportato nella nota, si tratterebbe di risorse pubbliche “sprecate in un’opera venuta giù come un castello di carte”.

Il nodo della viabilità alternativa

Uno dei punti più controversi riguarda la gestione della viabilità dopo il crollo. L’opposizione solleva un interrogativo politico preciso: “Com’è possibile che, di fronte a un danno erariale di tale portata e a processi penali in corso, l’Amministrazione Comunale si presenti in Prefettura per dire che la viabilità alternativa è adeguata?”. Secondo il gruppo, l’ente locale avrebbe dovuto “farsi parte civile” e avanzare richieste di risarcimento, anziché – si legge – “assecondare i “No” di Anas sulla bretella civile”.

Le prospettive e i dubbi sui tempi

Guardando avanti, l’orizzonte indicato resta quello del 31 luglio, data che viene evocata come possibile punto di svolta. Tuttavia, anche su questo fronte emergono perplessità: “Ci dicono che mancano “solo” pochi mesi”, scrive l’opposizione, che però mette in dubbio la credibilità delle tempistiche alla luce dei ritardi accumulati. Ulteriori criticità vengono segnalate sul piano della progettazione infrastrutturale, con riferimento al quinto lotto verso contrada Foresta, descritto come “svenduto in cambio del rifacimento della SS 531”.

Le richieste dell’opposizione

La presa di posizione si chiude con una serie di richieste politiche e amministrative: chiarire «chi pagherà» per i tre anni successivi al crollo, individuare eventuali responsabilità legate al danno erariale e definire tempi certi per il completamento della Sila-Mare. “La nostra non è solo memoria, è sete di giustizia”, conclude il gruppo nella nota, ribadendo la necessità di risposte istituzionali. Le posizioni espresse restano oggetto di confronto politico e si inseriscono in un contesto ancora aperto sia sul piano amministrativo sia su quello giudiziario.

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