La vertenza relativa ai Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS) in Calabria si trova in una fase di stallo che rischia di avere conseguenze gravi per lavoratori e enti locali, denuncia il coordinatore regionale della Nidil Cgil Calabria, Ivan Ferraro.
Nonostante molti Comuni abbiano rispettato le tempistiche indicate dalla Regione e trasmesso la documentazione ai Centri per l’Impiego, le graduatorie non risultano ancora pubblicate, impedendo così di convocare i lavoratori, svolgere le prove di idoneità e procedere alla sottoscrizione dei contratti a tempo indeterminato.
Rischi concreti per occupazione e continuità dei servizi
Secondo la Cgil, già dai primi giorni di gennaio si potrebbe creare un vuoto occupazionale e reddituale, nonostante nel mese di ottobre fosse stata prevista una copertura economica temporanea di due mesi per accompagnare i lavoratori verso la stabilizzazione e garantire la continuità dei servizi comunali. Inoltre, un bacino significativo di tirocinanti non rientrerà nelle stabilizzazioni comunali, aumentando l’incertezza sul futuro occupazionale.
Proroga per alcuni lavoratori, ma non per tutti
Le stime del Nidil Cgil Calabria indicano che tra 1.000 e 1.700 lavoratori resteranno esclusi dalle procedure in corso. Per questi lavoratori la Regione ha stanziato circa 5 milioni di euro per una proroga di sei mesi, da gennaio a giugno 2026, finalizzata all’avvio di percorsi di formazione. Tuttavia, questa misura non riguarda i lavoratori già in attesa di stabilizzazione, per i quali l’unica risposta possibile resta la rapida conclusione delle procedure di assunzione.
Richieste della Cgil alla Regione Calabria
Il Nidil Cgil Calabria sollecita un intervento immediato della Regione volto a garantire la pubblicazione tempestiva delle graduatorie già pronte, permettere ai Comuni di procedere senza indugi alle assunzioni e assicurare la continuità reddituale dei lavoratori insieme a quella operativa degli enti locali, evitando il rischio di nuove emergenze sociali.
Ferraro sottolinea come rinviare tutto a una graduatoria “definitiva” tra febbraio o marzo non rappresenti una soluzione efficace né per i lavoratori, né per i Comuni, né per la Regione stessa. È invece necessaria una gestione per fasi che consenta di avviare subito le stabilizzazioni già mature e definire progressivamente il perimetro complessivo della vertenza.








