Nell’ambito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria, svolta dai militari del Comando Provinciale Catanzaro e coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sono stati acquisiti rilevanti elementi e fonti di prova concretizzanti gravi indizi circa la sussistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla creazione di crediti d’imposta inesistenti nel settore delle ristrutturazioni edilizie.
Il cuore dell’indagine
Le attività svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro hanno confermato il ruolo centrale di un imprenditore di Soverato (CZ) che attraverso la propria ditta individuale, formalmente incaricata di svolgere lavori di ristrutturazione edilizia, generava crediti d’imposta legati al “Bonus ristrutturazioni” in assenza di effettivi lavori edili. Successivamente, a seguito di varie cessioni tra una serie di imprese legate al consorzio criminale e riconducibili ad altri sodali, questi crediti d’imposta, venduti a prezzi ribassati e/o a volte ceduti gratuitamente, venivano monetizzati presso vari Istituti di Credito. L’indagine, incentrata sulla dimostrazione dell’inesistenza dei lavori di ristrutturazione edilizia, nonché sulla ricostruzione dei flussi finanziari correlati alla cessione dei crediti, ha portato al deferimento all’Autorità giudiziaria di 5 persone fisiche in relazione ai reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, oltre che alla segnalazione di 2 soggetti giuridici per responsabilità amministrativa. Nel corso delle indagini preliminari i militari hanno dato esecuzione ad un Decreto di sequestro preventivo richiesto in via d’urgenza, successivamente convalidato dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro, di crediti d’imposta fittizi sui cassetti fiscali dei soggetti che ne avevano l’attuale disponibilità per l’importo complessivo di 3.241.072 euro.
Le altre misure applicate
Inoltre, è stata eseguita un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari reali, anche per equivalente, emessa dal Tribunale di Catanzaro, con riferimento al profitto del reato illecitamente conseguito dagli associati, ammontante ad euro 1.656.330 euro. L’attività ha consentito il sequestro per equivalente di disponibilità finanziarie, quote di partecipazioni sociali, 5 immobili tra le provincie di Catanzaro e Venezia e 12 autoveicoli tra cui una Maserati. Gli esiti dell’attività d’indagine costituiscono una significativa testimonianza del costante presidio assicurato dalla Guardia di Finanza nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria nel settore della percezione delle erogazioni pubbliche a tutela del bilancio dello Stato. Si evidenzia che i provvedimenti adottati in fase investigativa e/o dibattimentale non implicano alcuna responsabilità dei soggetti sottoposti ad indagini ovvero imputati e che le informazioni sul procedimento penale in corso sono fornite in modo da chiarire la fase in cui il procedimento pende e da assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta ad indagini e dell’imputato a non essere indicati come colpevoli fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.





