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17 Aprile 2026
17 Aprile 2026
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Corruzione, droga e telefoni in carcere a Cosenza, arrestato anche un agente penitenziario. In sei ai domiciliari (NOMI)

Indagine della Procura di Cosenza sulla casa circondariale “Sergio Cosmai”. Otto indagati, guardia penitenziaria accusata di aver favorito i detenuti in cambio di denaro e stupefacenti

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Un’inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza ha portato all’emissione di un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di otto persone nell’ambito di un’indagine su presunti episodi di corruzione e traffico di sostanze stupefacenti all’interno della Casa circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza.

Il provvedimento è stato firmato dal gip del Tribunale di Cosenza su richiesta della procura locale ed è stato eseguito dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria – Nucleo regionale della Calabria, con sede a Catanzaro, con il supporto del personale del reparto di Polizia penitenziaria e la collaborazione del Nucleo Investigativo Regionale della Campania di Napoli.

I nomi degli indagati

Secondo quanto stabilito dal giudice, sei indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per un altro è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza e per un ulteriore indagato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le misure sono state adottate dopo lo svolgimento degli interrogatori preventivi davanti al gip, previsti dalla normativa in materia di misure cautelari. In particolare sono finiti ai domiciliari l’agente penitenziario Massimiliano Follo, e i familiari dei detenuti Emanuela Pezzi, Daniela Mira Rostas, Idolo Iuele, Rosario Paolo Furno e Chiara Debora Maria Falcone. Una settima persona, Vincenzo Fasano, dovrà rispettare l’obbligo di dimora nel proprio comune di residenza, mentre per Alex Magnone è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

L’indagine dentro il carcere

L’attività investigativa ha avuto come obiettivo la ricostruzione di possibili condotte illecite all’interno dell’istituto penitenziario cosentino. Gli accertamenti sono stati sviluppati attraverso audizioni di persone informate sui fatti, attività tecniche investigative e riscontri operativi svolti direttamente sul campo. A supporto delle verifiche sono state inoltre utilizzate immagini provenienti dal sistema di videosorveglianza del carcere, oltre a servizi di osservazione, controllo e pedinamento.

Secondo l’ipotesi investigativa, gli elementi raccolti avrebbero consentito di delineare diversi episodi di corruzione tra privati, con il coinvolgimento di un appartenente alla Polizia penitenziaria, oltre a condotte legate alla cessione di sostanze stupefacenti e all’introduzione di telefoni cellulari e schede SIM all’interno del penitenziario.

Il ruolo contestato all’agente penitenziario

Al centro dell’indagine figura, sul piano indiziario, la condotta dell’agente della Polizia penitenziaria Massimiliano Follo che, secondo l’accusa, avrebbe accettato promesse o ricevuto compensi da familiari di detenuti. I corrispettivi, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero incluso denaro ma anche sostanze stupefacenti, in cambio di comportamenti ritenuti contrari ai doveri d’ufficio.

Tra le condotte contestate figurerebbero la possibilità concessa ad alcuni detenuti di effettuare videochiamate in numero superiore rispetto a quanto autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, la trasmissione ai detenuti di informazioni provenienti dall’esterno e l’introduzione di sostanza stupefacente all’interno della struttura. All’agente viene inoltre contestata l’omissione di denuncia rispetto alla presenza nel carcere di droga, telefoni cellulari e SIM card, dispositivi che secondo gli investigatori sarebbero stati utilizzati da alcuni detenuti.

Droga, cellulari e SIM sequestrati

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno eseguito diversi sequestri all’interno della Casa circondariale di Cosenza, recuperando sostanze stupefacenti, telefoni cellulari e schede SIM che sarebbero stati introdotti illegalmente nell’istituto.

Sulla base degli elementi raccolti, il giudice ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria per diversi reati, tra cui corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, cessione di sostanze stupefacenti all’interno del carcere e rivelazione di segreti d’ufficio. Le accuse restano allo stato ipotesi investigative e dovranno essere verificate nel prosieguo del procedimento penale.

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