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25 Aprile 2026
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Da Rosarno a Roma, il caso del bimbo morto al Bambino Gesù e la perizia finita sotto accusa

La Procura ipotizza un parere “mendace” redatto da tre consulenti che avrebbe deviato le indagini. La famiglia calabrese del piccolo Francesco Giacomo Saccomanno al centro di una lunga battaglia giudiziaria ancora aperta

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La morte del piccolo Francesco Giacomo Saccomanno, appena due anni, avvenuta il 3 gennaio 2019 all’ospedale Bambino Gesù dopo un intervento per l’impianto di un pacemaker, torna al centro di un’inchiesta che si allarga e cambia direzione.

Secondo la Procura, infatti, il caso avrebbe rischiato di essere “di fatto insabbiato” da una perizia falsa redatta da tre consulenti nominati nell’ambito dell’indagine: un pediatra, un chirurgo e un medico legale. Per loro è stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver depositato un parere definito “mendace” sull’operato dei medici che ebbero in cura il bambino.

La contestazione della Procura è netta: quel documento avrebbe orientato in modo decisivo le prime valutazioni giudiziarie, contribuendo a una richiesta iniziale di archiviazione.

Dall’archiviazione al processo: il nodo della prima consulenza

Il procedimento ha una storia giudiziaria complessa. Dopo la morte del bambino, nel tempo sono stati ricostruiti i passaggi clinici e chirurgici che hanno portato all’intervento al cuore.

Il piccolo era nato il 14 settembre 2016 a Taormina con un blocco atrioventricolare congenito e già nei primi giorni di vita era stato impiantato un pacemaker, considerato inizialmente compatibile con la gestione clinica del caso.

Nel 2018 la famiglia si rivolge nuovamente al Bambino Gesù di Roma. Secondo l’accusa, il bambino viene dimesso senza adeguate cautele: le cosiddette “dimissioni protette”, che avrebbero dovuto prevedere la permanenza del piccolo a Roma, non vengono disposte. Il bambino torna in Sicilia per le festività natalizie, ma le condizioni peggiorano rapidamente.

Il 31 dicembre 2018 viene riportato d’urgenza a Roma con un volo militare. L’intervento avviene il giorno successivo. Il 3 gennaio 2019 il decesso.

Le due versioni della perizia e il ribaltamento dell’indagine

Nel 2020 viene disposto un incidente probatorio, e nel 2021 i tre consulenti nominati dal giudice concludono escludendo un nesso causale tra la morte e la condotta dei medici. Sulla base di quelle conclusioni, la Procura avanza una richiesta di archiviazione.

Ma successivamente l’impianto accusatorio viene ribaltato da una nuova valutazione tecnica. Secondo il pubblico ministero Caterina Sgrò, la letteratura scientifica citata nella prima consulenza avrebbe dovuto portare a conclusioni opposte. Questo nuovo orientamento porta a riaprire il fascicolo e a disporre il rinvio a giudizio di cinque medici dell’equipe sanitaria per omicidio colposo.

Parallelamente si apre il fronte sulla correttezza della perizia originaria.

Il ruolo dell’avvocato e la riapertura del caso

A riattivare il procedimento è anche una nuova lettura degli atti da parte dell’avvocato della famiglia, Jacopo Macrì, insieme al collega Domenico Naccari. Secondo quanto ricostruito negli atti, il legale avrebbe evidenziato incongruenze tra la letteratura medica e le conclusioni dei consulenti, trasmettendo le osservazioni alla Procura.

Sulla base di queste contestazioni, il pubblico ministero Daniela Cento dispone ulteriori approfondimenti che portano all’attuale ipotesi accusatoria nei confronti dei tre consulenti.

L’udienza e le accuse di “collusioni e incompetenza”

L’udienza preliminare per stabilire le eventuali responsabilità dei consulenti è fissata per il prossimo settembre. Nel frattempo il procedimento principale ha continuato a rallentare tra fasi di rinvio e rischi di prescrizione.

Sul piano pubblico, la vicenda è stata oggetto di nuove dichiarazioni del nonno del bambino, Giacomo Saccomanno, che ha parlato di “collusioni e incompetenza” e annunciato ulteriori iniziative legali, sostenendo che il caso abbia subito gravi distorsioni nel corso degli anni.

Una vicenda giudiziaria ancora aperta

A distanza di sette anni dai fatti, il caso della morte del piccolo Francesco Giacomo Saccomanno resta articolato su più fronti: quello della responsabilità medica, quello della validità delle perizie e quello della tenuta complessiva dell’iter giudiziario.

Le decisioni della magistratura nei diversi procedimenti restano ancora pendenti, mentre il quadro complessivo continua a essere oggetto di valutazioni tecniche e processuali.

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