Case vuote, ruderi fatiscenti e immobili inidonei indicati come luoghi di accoglienza per cittadini extracomunitari che, in molti casi, non vivevano affatto in Calabria. È attorno a questo meccanismo che ruota l’operazione “Welcome”, condotta dalla Squadra Mobile e dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Crotone, sotto il coordinamento della Procura di Crotone. L’inchiesta ha portato alla notifica di 92 avvisi di conclusione indagini nei confronti di cittadini italiani e stranieri. Al centro degli accertamenti, secondo l’ipotesi investigativa, un sistema di false dichiarazioni di ospitalità predisposte per consentire a cittadini extracomunitari di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno.
Il tariffario delle finte ospitalità
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni cittadini italiani, residenti soprattutto tra Isola di Capo Rizzuto e Crotone, avrebbero sottoscritto documenti falsi nei quali dichiaravano di ospitare stranieri nelle proprie abitazioni. In realtà, quelle case sarebbero rimaste vuote oppure sarebbero risultate inidonee alla vita umana.
La Polizia ha ricostruito anche un vero e proprio tariffario. Le finte attestazioni di ospitalità sarebbero state pagate dagli stranieri con somme comprese tra 150 e mille euro, spesso attraverso il ruolo di intermediari che avrebbero messo in contatto i richiedenti con i proprietari degli immobili. Un sistema, secondo gli inquirenti, costruito per aggirare le regole e sfruttare la necessità di chi aveva bisogno di un domicilio formalmente dichiarato per incardinare la propria pratica davanti agli uffici competenti.
Le case dichiarate e mai abitate
Il salto di qualità dell’indagine è arrivato con i controlli sugli immobili. Gli agenti hanno incrociato la documentazione presentata all’Ufficio Immigrazione con le dichiarazioni rese all’Anagrafe e con i sopralluoghi effettuati nei domicili indicati. È così che sarebbero emerse numerose incongruenze: abitazioni dichiarate come luoghi di ospitalità ma trovate vuote, immobili in condizioni precarie, ruderi o locali non compatibili con una reale permanenza. In diversi casi, gli stranieri indicati nelle dichiarazioni non si trovavano neppure nel Crotonese: alcuni erano domiciliati in altre regioni italiane, altri addirittura all’estero.
Il ruolo degli intermediari
L’inchiesta ha ricostruito anche il ruolo di alcuni faccendieri, tra cui persone di nazionalità straniera ma da anni regolarmente presenti in Italia. Secondo l’accusa, avrebbero agito da intermediari tra gli extracomunitari interessati alle pratiche e i cittadini italiani disponibili a firmare le false attestazioni. Il sistema, secondo gli investigatori, avrebbe trovato terreno fertile soprattutto a Isola di Capo Rizzuto, dove diversi proprietari di immobili sarebbero stati coinvolti nella rete delle dichiarazioni fittizie.
Le accuse contestate
A 26 indagati, di cui 24 italiani e due stranieri, viene contestato il reato di favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio dello Stato. Tutti i 93 indagati rispondono invece, a vario titolo, di falso ideologico in concorso, per avere indotto in errore i pubblici ufficiali attraverso documentazione ritenuta non veritiera. Parallelamente, il questore di Crotone, Renato Panvino, ha emesso 16 avvisi orali nei confronti di altrettanti indagati. È stata inoltre disposta ed eseguita l’espulsione di 24 stranieri ritenuti socialmente pericolosi. Gli inquirenti, allo stato, hanno escluso collegamenti con la criminalità organizzata.
Il questore: “Accoglienza sì, ma dentro le regole”
A spiegare il senso dell’operazione è stato lo stesso questore Renato Panvino. “Abbiamo chiamato questa operazione Welcome per sottolineare che l’ospitalità e l’accoglienza degli stranieri va fatta nella cornice delle regole”, ha detto nel corso della conferenza stampa. Panvino ha tenuto a chiarire che l’indagine non nasce con una finalità repressiva nei confronti degli extracomunitari. “Questa indagine non è nata per schedare gli stranieri, ma per capire le criticità nel sistema dell’accoglienza che deve essere fatta nel rispetto delle norme e non per trarne profitto e lucro”. Parole nette, soprattutto sul meccanismo economico che sarebbe stato costruito attorno alle false dichiarazioni: “Abbiamo iniziato a scavare in un sistema che approfitta dello stato di necessità”.
“Gente senza scrupoli”
Il questore ha poi sottolineato il valore dei controlli effettuati sugli immobili, definiti il vero punto di svolta dell’inchiesta. “Il salto di qualità dell’indagine è stata la verifica sugli immobili che nessuno pensava facessimo”. E il giudizio su chi avrebbe messo a disposizione le false attestazioni è durissimo: “Abbiamo trovato persone senza scrupoli che pur di guadagnare 100 euro facevano dichiarazioni false di ospitalità. E dichiarare il falso alle istituzioni è grave”.
L’operazione, secondo Panvino, ha consentito di “rompere questo sistema”. Ma l’indagine potrebbe non fermarsi qui. “Oggi è stato messo un punto ed è bene che sia stato messo da Crotone. Il passaggio successivo è capire il flusso soldi”.







