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12 Aprile 2026
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Legge Cartabia, Gratteri: “Riforma inutile che rallenta le indagini e ostacola il processo penale”

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“Se i commercianti vittime di usura o estorsione non conoscono le nostre indagini e la nostra affidabilità non potranno mai sapere se conviene o meno denunciare. Comunicare con la cittadinanza è di fondamentale importanza e già la riforma Cartabia ha iniziato a rendere l’informazione sempre più difficile”. Lo ha detto ieri il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, durante la conferenza stampa di presentazione dell’operazione “Freedom”, l’indagine che ha consentito di eseguire 27 misure cautelari e azzerare un colossale giro di riciclaggio: il volume di affari dell’organizzazione con base nel Napoletano è stato stimato in 2,6 miliardi di euro.

Polemica sulla legge Cartabria

In polemica con le restrizioni della legge Cartabia, Gratteri ha voluto sottolineare l’importanza dell’informazione per promuovere fiducia nei cittadini: “La gente ha diritto di sapere affinché possa fare scelte di campo – ha detto – per valutare e scegliere di fidarsi e denunciare. Inoltre, ha anche ricordato l’importanza della possibilità per i pm di sequestrare i cellulari agli indagati: “Stanotte abbiamo sequestrato centinaia di telefonini. Con la nuova riforma sarebbe stato necessario passare dai giudici e non dai pubblici ministeri e questa operazione non sarebbe stata possibile. Perché si vuole ostacolare questo tipo di lavoro?”, ha detto.

“Riforma che non c’entra con il principio di garanzia”

Per Gratteri, la Cantabria è “una riforma inutile che rallenta le indagini e che nulla c’entra con il principio di garanzia. Così si ostacola soltanto il processo penale”, ha detto. “ Si tratta di modifiche all’ordinamento a esclusivo beneficio dell’indagato e che non tutelano in alcun modo le indagini e cittadini”. Proprio su questi ultimi Nicola Gratteri si è a più riprese focalizzato: “Comunicare alla città è di fondamentale importanza. La riforma Cartabia ha già reso molto difficile la comunicazione e mi dispiace constatare che all’epoca neppure i vertici della stampa abbiano preso posizione, non presentandosi in Commissione per dire la loro, salvo poi piangere lacrime di coccodrillo a cose ormai fatte”.



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