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4 Maggio 2026
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Rinascita Scott, i pentiti inchiodano Accorinti e Razionale sul duplice omicidio Soriano-Lo Giudice: “Nessuna falla”

Dalla bomba che uccise due ragazzini al duplice omicidio del 1996 nel Vibonese, la Corte d’assise d’appello di Catanzaro respinge le tesi difensive e ritiene credibili le dichiarazioni di Angiolino Servello e Andrea Mantella

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Non ci sono falle nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angiolino Servello e Andrea Mantella sul duplice omicidio di Roberto Soriano e Antonio Lo Giudice, avvenuto nel 1996 nel Vibonese. Nessuna incoerenza, discrepanza, incongruenza. Propalazioni le loro definite fondate e credibili dalla Corte di assise appello di Catanzaro, che nel motivare la corposa sentenza del filone omicidi di Rinascita Scott in oltre 350 pagine respinge le argomentazioni difensive che “stigmatizzano la sentenza appellata nella parte in cui non sarebbe stato valutato l’aspetto dell’attendibilità”, su pentiti che, invece, hanno riferito notizie apprese dagli stessi imputati Giuseppe Accorinti e Saverio Razionale e proprio per questo rappresentano una fonte di prova maggiormente rilevante rispetto alle dichiarazioni rese da altri collaboratori. 

I rapporti tra i Soriano, gli Accorinti e Razionale

Servello, collaboratore di giustizia dal 2005, ha ripercorso il suo passato criminale, i suoi affari con i Soriano di Filandari e gli Accorinti di Zungri, ha affermato di aver operato nella zona di Ionadi e di aver conosciuto sin da bambino i membri della famiglia Soriano “si occupavano di tutto, droga, estorsioni, furto, di tutto”, collaborando con loro, ma evitando di avere rapporti troppo stretti, perché a suo dire erano visti malissimo da tutti per la loro tendenza ad invadere i territori e gli interessi di altre consorterie criminali.

Ha raccontato che i Soriano erano in contrasto con la famiglia Accorinti e con Saverio Razionale, tanto che, una volta, proprio Razionale gli chiese di organizzare un incontro con Roberto Soriano per tendergli un agguato: “gli ho detto di no, che non mi interessa non faccio queste cose qua”. Ha parlato dei suoi rapporti con le famiglie Razionale e Accorinti, di aver conosciuto Giuseppe, detto Peppone, Pietro e Ambrogio Accorinti da quando aveva poco più di dieci anni, per via del  legame di Peppone con il fratello Domenico Servello sparito nel 1979 e che tra di loro si era creato un rapporto intimo, basato sulla fiducia e sul traffico di stupefacenti: “Io con Accorinti ho fatto traffici di droga dalla Calabria su Roma, da Milano su Roma, sempre su Roma andavamo come destinazione”, spiegando che non era anomalo che egli avesse trafficato sia con gli Accorinti che con i Soriano, anche se vi erano dei contrasti, se c’era da guadagnare le contrapposizioni generali diventavano momentanee. 

La bomba per castigare Soriano e il tentato agguato a Razionale

Rapporti stabili con gli Accorinti e altalenanti con i Soriano tanto che nel 1982 quando aveva appena 18 anni era stato contattato da un suo paesano per un’azione violenta nei confronti del Soriano, piazzando una bomba nei pressi della sua abitazione, che per errore di un concorrente nell’esecuzione materiale, aveva collocato davanti ad un porta diversa, causando la morte di due ragazzini innocenti. Ha dichiarato di aver conosciuto Razionale negli anni Ottanta, facendo riferimento ad uno specifico fatto: al contrasto sorto tra Roberto Soriano e Razionale per una partita di stupefacente, che portò questo ultimo a schiaffeggiarlo. Soriano si sarebbe presentato a San Gregorio di Ippona, dove lo stesso collaboratore si trovava  per rinegoziare una partita di droga fornitagli da Razionale, ma lui non voleva e la situazione era degenerata tanto che Soriano effettuò un agguato a Razionale nella sua abitazione. “Gli spara alle porte, alle finestre, ha sparato dentro casa, però non l’ha preso“. Da qui la vendetta di Razionale che voleva prenderlo a tutti i costi. 

“Lo so che sto per morire, ti ho sparato io”

E’ sceso nei dettagli del duplice omicidio Soriano-Lo Giudice, dichiarando di averlo appreso dagli stessi Giuseppe Accorinti e Saverio Razionale. Razionale gli spiegò che Soriano andò nella masseria di Giuseppe Accorinti con un altro suo amico di Piscopio, perché doveva chiedere di una sparizione di una macchina. E vennero trattenuti dagli stessi Accorinti, in particolare da Giuseppe, che aveva chiamato Razionale arrivato sul posto con suo nipote Gregorio Gasparro. In quel momento si scatenò l’ira e la sete di vendetta. Razionale gli fa dire la verità sull’attentato subito e Soriano “senti un po’ io lo so che sto per morire, ti ho sparato io a casa“. 

“Ucciso a botte d’ascia”

E‘ stato Razionale stesso a narrare al pentito che il nipote aveva preso Soriano a botte d’ascia “e così lo hanno ammazzato sia a lui che all’altro ragazzo che gli stava accanto”. Per la Corte di assise appello le dichiarazioni di Servello risultano coerenti, lineari e prive di illogicità, smentendo le ipotesi difensive laddove lamentano “genericamente il fatto che non sono stati fatti accertamenti sul rapporti tra il Servello e Accorinti, deduzioni che si riducono a mere congetture del tutto irrilevanti sul piano della valutazione probatoria e idonee a inculcare un dubbio ragionevole sulla credibilità del dichiarante, che ha peraltro esordito nella sua collaborazione attribuendosi la responsabilità di un fatto gravissimo, di aver partecipato alla fase organizzativa del collocamento di un ordigno esplosivo nel lontano 1982, finalizzato a uccidere un membro della famiglia Soriano e posizionato per errore presso un’abitazione attigua a quella di Giuseppe Soriano, provocando la morte di due ragazzini innocenti”.

Le confessioni in carcere di Accorinti a Mantella

A questo si aggiunge per i giudici che Servello ha fatto i nomi di Accorinti e Razionale nel 2005 “e se veramente avesse avuto intenti calunniatori nei confronti di Accorinti appare inverosimile che coinvolgesse anche Razionale relativamente al quale nessun motivo di attrito o di umore è stato mai dichiarato da Servello”. Ma attendibile è anche Mantella, considerato un collaboratore di primo piano nel panorama della criminalità organizzata calabrese avendo offerto in plurimi procedimenti giudiziari passati in giudicato, con le sue dichiarazioni, particolari che hanno consentito di fare luce sia sulla partecipazione di molte persone a consorterie di stampo mafioso della provincia di Vibo sia sugli autori di efferati omicidi.

La difesa ritiene inverosimile che Accorinti abbia raccontato le sue responsabilità a Mantella sul duplice omicidio, in quanto loro due oltre un breve periodo carcerario trascorso non hanno avuto rapporti tali da giustificare una tale confessione. Ma per i giudici le dichiarazioni del collaboratore sul punto sono coerenti e lineari con quelle di Servello, di Bartolomeo Arena, di Raffaele Moscato, di Emanuele Mancuso, “a meno che non si voglia sostenere che tutti questi collaboratori si siano messi d’accordo per accusare Accorinti e  Razionale”. 

I rilievi inconsistenti della difesa su Mantella

La comune detenzione di Mantella e di Accorinti nel carcere di Cosenza è stata riscontrata dagli accertamenti effettuati e i rilievi della difesa, per i giudici, sono inconsistenti, in quanto a fronte di un narrato non contraddittorio e convergente con quello degli altri collaboratori, “il fatto che Mantella abbia scelto il rito ordinario invece dell’abbreviato è profilo che non può rivestire alcuna valenza valutativa in tema di credibilità o di attendibilità afferendo a scelte processuali che sono insindacabili dal giudice e che non possono ripercuotersi ai danni del collaboratore. Va tenuto presente che Mantella aveva una conosciuta caratura criminale e che era stato in ottimi rapporti con Razionale, “cosicchè il fatto che il boss della locale di Zungri confidasse a Mantella le dinamiche di un fatto omicidiario per altro ampiamente conosciute negli ambienti criminali, non appare affatto infondato visto che tra i due non c’erano motivi di contrasto”.  

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