Non era una cerimonia di rito. Lo si capiva dall’aula piena fino all’ultimo posto, dalla commozione autentica di chi parlava, dalla varietà di voci che si sono alternate al microfono. Il saluto a Camillo Falvo, procuratore della Repubblica di Vibo Valentia in partenza per Potenza, è stato qualcosa di più: una seduta collettiva di bilancio, un momento in cui una comunità ha cercato di misurare quello che è cambiato in dodici anni e chi lo ha cambiato.
Beniamino Calabrese: “Meritava anche qualcosa di più”
Ad aprire i lavori è stato il magistrato Beniamino Calabrese, che porta i saluti della Procura Generale di Catanzaro ma soprattutto porta quelli di un amico. “Camillo è stato mio uditore — confessa — lo ricordo uguale: sempre sorridente, affabile, generoso, molto dedicato allo studio”. Un rapporto che attraversa decenni e che si è consolidato nei momenti più delicati del distretto. Calabrese valorizza in particolare la capacità di Falvo di fare da “ponte e da pontiere”, di “accorciare le distanze e mettere insieme anche le differenze“. Una qualità che, dice, sarà preziosa anche a Potenza, dove il nuovo incarico lo metterà di fronte alle interconnessioni tra la ‘ndrangheta calabrese e la criminalità organizzata della Basilicata e dell’alta Puglia. E chiude con una battuta che vale più di un elogio: “Forse meritava anche qualcosa di più, ma per adesso accontentiamoci”.
Abigail Mellace: “Una svolta storica per Vibo”
Ancora non ufficialmente insediata alla guida del Tribunale di Vibo Valentia, la ne presidente Abigail Mellace ha accettato di rompere il protocollo per essere presente. E le parole che pronuncia non hanno nulla di rituale. “Oggi la Procura di Vibo Valentia ha realizzato una svolta storica“, afferma, quella svolta che il predecessore Giordano, prematuramente scomparso, non aveva potuto portare a termine.
Mellace non si limita all’aspetto organizzativo — le pendenze abbattute, le prassi rinnovate, le procedure efficientate. Individua il vero lascito in qualcosa di più intangibile: “Il grande merito del dottor Falvo è quello di aver creato una squadra, una squadra forte, coesa, compatta”, capace di intercettare la domanda di giustizia nonostante le difficoltà strutturali croniche dell’ufficio. E lancia un avvertimento velato a chi verrà: “Sarà un termine di paragone molto, molto alto“. L’eredità di Falvo, dice senza tentennamenti, è “un’eredità pesante”.
Il prefetto: “Un procuratore illuminato”
La testimonianza del prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo è quella che forse più sorprende per il registro scelto. Lontano dal linguaggio burocratico, il rappresentante del Governo ricorre all’Illuminismo — nel senso storico e filosofico del termine — per descrivere Falvo. “Illuminato significa e fa riferimento all’Illuminismo, una fase storica filosofica del pensiero dove troviamo le nostre radici anche del nostro sistema costituzionale“. E aggiunge: “Il procuratore Falvo è intriso di quei principi, ce l’ha proprio nel DNA”.
Il prefetto racconta la squadra Stato costruita in prefettura, il tavolo inter-istituzionale nel quale Falvo è stato, a suo giudizio, “il componente più importante”. E rievoca un paradosso quasi commovente: “I procuratori sono sempre un po’… non mi sembrava vero che lo chiamavo alle riunioni e lui partecipava. Eri il primo, anzi, che diceva: sì, assolutamente, vengo io”. Un dettaglio minimo che dice tutto di un modo di intendere il ruolo istituzionale.
De Luca e il Coa: “Un rapporto leale, mai uno screzio”
Il messaggio letto dal presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, avvocato De Luca, è un documento formale ma sincero. Vi si riconosce a Falvo “competenza tecnica indiscussa, straordinaria professionalità e profonda umanità”, ma il passaggio più significativo riguarda il rapporto con l’avvocatura: “Un rapporto leale e proficuo di collaborazione istituzionale, fondato sul reciproco rispetto dei ruoli“. Un equilibrio non scontato, in un periodo in cui le tensioni tra magistratura e avvocatura hanno raggiunto livelli nazionali, soprattutto sul fronte referendario. L’Ordine sottolinea anche l’impegno di Falvo nelle scuole e verso i giovani, “sempre animato dalla convinzione che proprio in loro risiedono la speranza e il futuro del territorio“. Un’eredità che va oltre i fascicoli.
Bagnato e le Camere Penali: “Qui si fa un penale di altissimo livello”
L’intervento del presidente delle Camere Penali, avvocato Giuseppe Bagnato, è quello forse più inatteso per tono. Un avvocato penalista che elogia un procuratore della Repubblica non è una scena comune. Eppure Bagnato costruisce un ragionamento preciso: “Se la giustizia funziona, funziona anche quando ci si trova di fronte a magistrati di questo spessore, perché diventa un interlocutore col quale si riesce ad interagire”. Bagnato rivendica poi un primato collettivo, quasi un orgoglio di categoria e di territorio: “Noi da avvocati che andiamo in giro in Italia abbiamo modo di confrontarci. E la sede di Vibo Valentia è vista di buon occhio non perché ci sono i processi più complessi d’Italia, ma perché si riesce a lavorare bene”. E aggiunge, con una previsione che vale come auspicio: “Sperando che un giorno lo rivedremo forse presso la nostra sede distrettuale come capo dell’ufficio”.
Iannazzo e Belmonte: il tributo dei sostituti
I saluti più carichi emotivamente sono quelli dei due sostituti procuratori che hanno lavorato più a lungo al fianco di Falvo: Concettina Iannazzo e Eugenia Belmonte. La prima, che assumerà la reggenza della procura, legge dal foglio — “la mia notoria parlantina oggi è sparita” — un testo che è quasi un rendiconto di un’epoca: “Al tuo arrivo hai trovato un ufficio che veniva da un lungo periodo molto complesso, con sostituti troppo a lungo lasciati soli“. Poi la sintesi: “Con il tuo sorriso, il tuo garbo, hai reso questo ufficio sereno, efficiente e organizzato. Hai restituito credibilità al nostro impegno“.
Belmonte racconta la prima telefonata, la sera del 18 dicembre 2019, quando chiamò Falvo — appena insediato — per comunicargli che avrebbe giurato il 27 dicembre, a ridosso di Capodanno. Temeva un rifiuto. Ricevette invece una risposta che le cambiò la prospettiva: “Eugenia, non ti farei mai giurare senza il procuratore”. Da quella frase, dice, capì chi era Camillo Falvo. Lo descrive come “entusiasta delle difficoltà”, “autorevole e mai autoritario”, “mentore mai presuntuoso“. E chiude con una confessione di squadra: “Più volte la sera, prima di una giornata lavorativa o in situazioni a nostro avviso disperate, ci siamo detti: vabbè, nel caso c’è Camillo“.
Borrelli e Libera: “Per noi è la vita, non il lavoro“
A chiudere il cerchio dei saluti è Giuseppe Borrelli, referente regionale di Libera, che Falvo stesso definisce voce della società civile vibonese. Borrelli ricorda l’incontro del 24 dicembre 2019, pochi giorni dopo Rinascita Scott, quando la società civile scese sotto il palazzo di giustizia per omaggiare magistrati e forze dell’ordine: “Quel giorno abbiamo cambiato un po’ la narrazione di questo territorio”.
Il suo contributo tocca il senso più profondo di tutto ciò che è stato fatto in questi anni: “Se per voi è lavoro, per noi a cui dobbiamo questi territori è la vita, la possibilità di vivere questi territori da donne e uomini liberi”. E declina questo concetto in tre dimensioni concrete: la libertà dell’imprenditore di investire senza subire la criminalità, la libertà del giovane di uscire la sera senza paura, la libertà della politica locale di essere finalmente slegata dai condizionamenti mafiosi e massonici. “Liberare questi territori da quei rapporti liamacciosi tra politica e ‘ndrangheta, vedi anche la presenza importante di massoneria deviata, significa creare i presupposti affinché questi territori vengano veramente governati per il perseguimento del bene comune”. Un bilancio, quello della mattinata, che non ha bisogno di aggettivi. L’aula piena li aveva già detti tutti.




