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6 Maggio 2026
6 Maggio 2026
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Doppio corto circuito all’Asp di Cosenza: il caso del dirigente a rischio licenziamento ed i conti verso il commissariamento (statale)

Dopo mesi di silenzio si è riunito l'Ufficio procedimenti disciplinari: avrebbe valutato incompatibile la permanenza in servizio dell'ingegnere condannato dalla Corte dei Conti

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È notizia di oggi: dopo qualche mese si è riunito l’ufficio procedimenti disciplinari dell’Asp di Cosenza. All’ordine del giorno, la posizione di Antonio Capristo, ingegnere, attualmente responsabile del Servizio di Ingegneria Clinica dell’azienda. Secondo quanto risulta, l’Upd avrebbe valutato incompatibile la sua permanenza in servizio.
La riunione odierna arriva a distanza di alcuni mesi dalla sentenza della Corte dei Conti, depositata nel febbraio 2026, che ha condannato Capristo a restituire 406.056,12 euro tra Regione Calabria e Asp di Cosenza. L’art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001 prevede il licenziamento disciplinare per chi abbia riportato condanna contabile definitiva con accertamento di dolo per fatti connessi all’impiego.
Verrà licenziato? O la pratica tornerà in qualche cassetto, in attesa che il tempo faccia il suo lavoro?
Domande che si pongono in tanti, anche tra i corridoi di via Alimena a Cosenza.

La condanna della Corte dei Conti: i fatti

La Corte dei Conti — Sezione II Giurisdizionale Centrale d’Appello — ha condannato Capristo al risarcimento complessivo di oltre 406mila euro in favore della Regione Calabria e dell’Asp di Cosenza, riformando parzialmente la sentenza di primo grado che aveva fissato il danno erariale in circa 485mila euro.
Secondo la ricostruzione della magistratura contabile, Capristo ha ricoperto per anni ruoli di dirigente pubblico alla Regione Calabria e, dal marzo 2019, all’Asp di Cosenza come dirigente dell’Unità operativa complessa Gestione Tecnico Patrimoniale.
Nel corso di questi anni avrebbe parallelamente svolto una serie di incarichi professionali privati senza autorizzazione, intascando i relativi compensi senza versarli, come prevede la legge, all’amministrazione di appartenenza. Il caso è emerso grazie a un’informativa della Guardia di Finanza del 10 maggio 2022.
La Procura contabile ha contestato due distinte voci di danno erariale: i compensi percepiti per incarichi non autorizzati e mai riversati all’amministrazione, e la violazione del vincolo di esclusività, che rende priva di titolo giuridico, almeno in parte, la retribuzione pubblica percepita mentre si svolgevano attività esterne.
Secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, Capristo risultava titolare di quote e cariche gestionali in società private anche durante il periodo di impiego pubblico, anche come amministratore unico, una condizione vietata dall’art. 60 del DPR n. 3/1957 indipendentemente dal fatto che le imprese fossero attive, inattive o in liquidazione.
Sui motivi d’appello presentati dalla difesa — difetto di giurisdizione, prescrizione, insussistenza delle violazioni, assenza di danno — nessuno ha trovato pieno accoglimento, anche se l’appello è stato parzialmente accolto, portando a una riduzione del danno rispetto alla sentenza di primo grado.
Quanto all’elemento soggettivo, i giudici d’appello hanno stabilito che si tratta di dolo e non di semplice colpa, motivandolo con il concorrente svolgimento di attività autorizzate e non autorizzate per un arco di tempo consistente, e con la scelta consapevole di non versare quanto dovuto pur conoscendo l’obbligo di legge.

Il bilancio che non c’è

Se la vicenda Capristo è una questione di responsabilità individuale con riflessi istituzionali, la seconda anomalia riguarda l’approvazione del bilancio di esercizio dell’Asp di Cosenza, che allo stato non risulta ancora approvato.
Il termine ordinario di legge per l’approvazione del bilancio delle aziende sanitarie calabresi scadeva ad aprile 2025. Siamo a maggio 2026. Il bilancio in questione — quello del commissario straordinario Vitaliano De Salazar, che ha preso le redini dell’azienda da Antonello Graziano, oggi alla guida dell’Asp di Crotone — non compare tra gli atti pubblicati sull’albo pretorio online.
Nel frattempo, non risultano comunicazioni ufficiali in merito allo stato dell’iter di approvazione né alla presenza in servizio del commissario straordinario nel momento in cui il bilancio avrebbe dovuto essere definito.
La mancata approvazione del bilancio resta un passaggio rilevante alla luce delle criticità che hanno interessato negli anni la gestione contabile della sanità calabrese.

Il meccanismo della “diffida”: verso un nuovo commissariamento?

La normativa prevede che il mancato rispetto dei termini inneschi un meccanismo automatico: l’ammonizione da parte degli organi dello Stato e la diffida ad adempiere entro tempi ristretti; in caso di ulteriore inerzia, il commissariamento ad acta.
Un’azienda già commissariata che rischia, in caso di ulteriori ritardi, un nuovo intervento sostitutivo per l’approvazione degli atti contabili.

Due nodi da dipanare

L’Asp di Cosenza è l’azienda sanitaria più grande della Calabria per territorio e per complessità organizzativa. È un’azienda che porta ancora i segni di criticità stratificate nel tempo, tra bilanci non sempre approvati nei termini, contenziosi e assetti gestionali complessi.
La vicenda odierna ed i conti ancora non vistati restano due nodi tutti da dipanare.

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