Sulle rive del Crati, dove la città vecchia scende verso il fiume e i palazzi del centro storico si affacciano sulla strada come spettatori curiosi, la gente aspetta da 37 anni. L’ultima volta del Giro qui era il 1989. Per molti di quelli che affollano i marciapiedi, un ricordo da bambini, o nemmeno quello. Striscioni scritti a mano, bandiere, famiglie con i bimbi sulle spalle. Poi, alle 17 passate, arriva Jonathan Narvaez.
L’ecuadoriano della UAE Team Emirates-XRG vince la quarta tappa del Giro d’Italia 2026, la Catanzaro-Cosenza, di 138 km.
Giulio Ciccone (Lidl-Trek), terzo al traguardo, diventa il nuovo leader della classifica generale e indossa la prima maglia rosa italiana di questa edizione.
Il percorso: da un capoluogo all’altro attraverso il Tirreno
La tappa più breve dell’intera edizione tra le frazioni non di montagna: 138 chilometri sulle strade calabresi, una brevissima scalata iniziale a Marcellinara, poi un’ottantina di chilometri prevalentemente piatti verso il Tirreno, e infine l’unica vera asperità della giornata, i 921 metri di Cozzo Tunno.
Da Catanzaro la corsa si dirige verso il Mar Tirreno raggiungendo Gizzeria Lido, risalendo poi la costa attraverso Amantea, borgo medievale arroccato su una collina con la chiesa di San Bernardino da Siena del XV secolo, le torri della fortezza bizantina e il Duomo di San Biagio costruito su una precedente chiesa greca, fino a San Lucido, dove la tappa svolta verso l’entroterra.
Anche la partenza da Catanzaro offre i suoi spunti: il Parco Archeologico di Scolacium, città della Magna Grecia immersa tra gli ulivi, il Parco della Biodiversità Mediterranea con oltre 20 installazioni en plein air di artisti come Tony Cragg, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino e Michelangelo Pistoletto. Passare in bici in mezzo a tutto questo, a oltre 40 km/h, è un privilegio che solo il Giro riesce a concedere.
Il Cozzo Tunno: la salita che rimescola le carte
Cozzo Tunno: 14,5 km al 5,9% di media, con punte all’11%. Un tratto che mette in difficoltà i velocisti fino allo scollinamento, dopo il quale una lunga discesa porta il gruppo verso la piana del Crati e infine a Cosenza.
La salita fa quello che ci si aspetta: seleziona, apre spazi, rende la tappa imprevedibile. I sei uomini di fuga iniziale resistono per buona parte della corsa, mantenendo un vantaggio di circa due minuti.
Sul Cozzo Tunno il gruppo inizia la rimonta. La Movistar si mette a tirare con autorità, i battistrada vengono ripresi a poco più di un chilometro dall’arrivo, proprio quando sembrava di poter ancora sperare.
Al Red Bull KM, il traguardo con abbuoni introdotto nel 2025 e confermato quest’anno, Jan Christen si aggiudica i sei secondi davanti a Giulio Pellizzari. Una manciata di secondi che peserà nei calcoli finali della classifica generale.
La tattica della UAE: Christen apre, Narvaez chiude
Negli ultimi chilometri la corsa prende la forma che la UAE aveva immaginato. La Movistar è davanti, a tirare per il proprio sprinter Aular.
Tutti si aspettano una volata gestita. Invece Christen attacca a piena velocità nelle curve finali, si infila tra i muretti del centro di Cosenza e costringe la Movistar a inseguire, togliendo ritmo alla preparazione della volata di Aular. Quando Aular apre lo sprint ha già bruciato troppe energie. Narvaez è fresco, posizionato bene, e fa il resto.
È una vittoria costruita a tavolino, eseguita alla perfezione. Narvaez aveva già vinto al Giro nel 2024, alla prima tappa con arrivo a Torino, battendo Tadej Pogacar e prendendosi la maglia rosa. Oggi, con la maglia della UAE dopo il passaggio dall’INEOS, conferma di essere un corridore capace di decidere le corse nei momenti che contano.
Ciccone in rosa: la classifica cambia faccia
Il risultato più significativo della giornata non è la vittoria di tappa, ma quello che succede nella classifica generale. Ciccone, terzo al traguardo, beneficia degli abbuoni accumulati nel finale e scalza l’uruguaiano Guillermo Thomas Silva dalla testa della corsa.
Prima dell’aggiornamento definitivo, Silva guidava la generale con 13:10:05, seguito da Florian Stork (Tudor) a 4 secondi, Egan Bernal (Netcompany INEOS) a 4 secondi, Thymen Arensman a 6 secondi, Ciccone a 6 secondi e Christen a 10 secondi. Gli abbuoni ribaltano l’ordine: la maglia rosa passa sulle spalle dell’abruzzese della Lidl-Trek. È la prima maglia italiana di questa edizione. Il Giro, finalmente in Italia, comincia a fare sul serio.
I ritiri: un Giro già mutilato
La tappa calabrese si disputa su uno sfondo di assenze pesanti. Kaden Groves si ritira la mattina stessa per i postumi della caduta della prima tappa bulgara, con una dichiarazione secca da parte dell’Alpecin-Premier Tech: “È inutile continuare in queste condizioni”.
Wilco Kelderman della Visma non si presenta nemmeno al via. Nel corso della tappa si ritira anche Arnaud De Lie della Lotto, che aveva combattuto un virus per restare in gara. Erano già nove i ritiri prima del via da Catanzaro, tra cui Santiago Buitrago, Jay Vine, Marc Soler e Adam Yates.
Domani: il Pollino e i primi veri verdetti di montagna
La quinta tappa — mercoledì 13 maggio — è la Praia a Mare-Potenza, 203 chilometri nell’entroterra tra Calabria e Basilicata.
Si entra subito nel Parco del Pollino con il GPM di Prestieri, poi la valle del Sinni, e infine la salita più dura delle prime tappe: la Montagna Grande di Viggiano, 6,6 km con punte al 15%, che porta al comprensorio sciistico di Pierfaone prima della discesa su Potenza.
Ciccone ha la maglia rosa. Vingegaard, Bernal, Pellizzari hanno i numeri per togliergliela. Il Giro è appena cominciato.
La Calabria che aspetta
Alle 11 del mattino il Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro — cuore della partenza — è già pieno. Tifosi, curiosi, famiglie. Il villaggio ufficiale del Giro anima il capoluogo con musica, giochi e presentazioni. Il sindaco sospende le attività scolastiche di ogni ordine e grado per consentire ai ragazzi di vivere la giornata.
La carovana è atterrata nella notte tra domenica e lunedì all’aeroporto di Lamezia Terme. La macchina organizzativa si insedia lungo la Statale 18: tir, pullman, mezzi tecnici e sponsor avevano cominciato a colorare di rosa il territorio giorni prima della corsa.
Non è una novità, per questa regione, tifare il Giro con quella partecipazione che altrove si chiamerebbe eccessiva e qui è semplicemente normale.
Negli anni Settanta le strade calabresi avevano visto sfrecciare Eddy Merckx. Nel 1982, sulla tappa da Palmi a Camigliatello Silano, il caldo soffocante della costa aveva lasciato spazio al clima rigido della Sila in pochi chilometri, mettendo in crisi anche i corridori più esperti, mentre le strade erano invase dai tifosi.
Nel 1985, a Catanzaro Lido, un temporale violento aveva costretto cadute nelle curve finali, eppure nessuno si era mosso dai marciapiedi. I tifosi erano rimasti sotto l’acqua per ore pur di vedere passare la maglia rosa. Più recente, e ancora vivissimo nella memoria degli appassionati calabresi, il trionfo di Alessandro Petacchi a Catanzaro nel 2003.
Oggi, 12 maggio 2026, la storia aggiunge un’altra pagina. Narvaez vince, Ciccone si veste di rosa, e la Calabria — che aspettava dal 1989 — ha già qualcosa da raccontare ai nipoti.







