Ripristinata la misura della libertà vigilata per Giuseppe Mancuso, 65 anni di Limbadi, noto come Pino “Bandera”, su decisione del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, presieduto da Laura Antonini. Il Collegio ha accolto l’appello presentato dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Francesca Comito, riformando così la precedente ordinanza emessa il 13 dicembre 2024 dal magistrato di Sorveglianza di Catanzaro, che aveva disposto l’aggravamento della misura di sicurezza, sostituendo la libertà vigilata con l’invio del condannato in Casa Lavoro per un anno.
Le contestazioni delle forze dell’ordine
A motivare la precedente decisione erano state una serie di segnalazioni dei Carabinieri di Limbadi, riguardanti presunte violazioni delle prescrizioni imposte a Mancuso. In particolare: il 4 aprile 2024, Mancuso era stato trovato in casa con una donna con precedenti penali; il 17 aprile, si era recato a firmare presso la caserma accompagnato dalla medesima donna; il 2 giugno era stato sorpreso fuori casa oltre l’orario consentito, alle 21:30, in compagnia di un altro soggetto; il 27 agosto, infine, sarebbe entrato in un bar dove poco prima era stato avvistato un pregiudicato per associazione mafiosa.
Le motivazioni dei giudici del Tribunale
Il Collegio catanzarese, esaminati gli atti e ascoltata la difesa, ha sottolineato che, dal mese di agosto al dicembre 2024, Mancuso “non ha più commesso alcuna infrazione, nonostante i controlli serrati e anche notturni delle forze dell’ordine”. Pur riconoscendo che le violazioni pregresse risultano sussistenti, i giudici hanno ritenuto non giustificato l’inasprimento della misura. “Non vi erano i presupposti – scrivono – per ritenere la pericolosità sociale aumentata né per sostituire la libertà vigilata con il regime più afflittivo della Casa Lavoro“.
L’esito dell’appello
Accolta dunque la linea dell’avvocato Comito, che aveva sostenuto la non proporzionalità tra i comportamenti contestati e l’aggravamento disposto. Il Tribunale di Catanzaro ha così annullato la misura detentiva alternativa, disponendo il ripristino della libertà vigilata per Giuseppe Mancuso, ritenendo che le infrazioni, pur reali, non giustificano un’escalation sanzionatoria.







