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8 Maggio 2026
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Vibo non abbassa la testa, la fiducia degli imprenditori colpiti dagli ‘straccioni del racket’: “Lo Stato c’è, è forte e vince”

Il titolare della Kernel Mimmo Fiorillo, più volte colpito dalle intimidazioni tra i partecipanti alla fiaccolata organizzata dalla Chiesa vibonese: "Dopo questa manifestazione così partecipata ci sentiamo meno soli"

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A migliaia hanno gridato presente all’invito del vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, che ha chiesto una mobilitazione delle coscienze contro l’attacco sferrato dalla criminalità organizzata agli imprenditori vibonesi. La fiaccolata si è snodata nella zona industriale di Vibo Valentia, luogo simbolo dell’ultima ondata di intimidazioni che ha colpito aziende e attività produttive. In prima linea, a fare da scudo umano agli imprenditori finiti nel mirino degli ambasciatori del racket, c’erano semplici cittadini, sacerdoti, imprenditori, sindaci e rappresentanti istituzionali.

Una manifestazione nata per dire “NO” alla ’ndrangheta, al racket e alla paura, dopo le fucilate e gli atti intimidatori che hanno riportato il Vibonese dentro un clima di forte tensione. La società civile, per nulla intimidita, ha risposto con coraggio alla violenza mafiosa, ricompattando cittadini, Chiesa locale e istituzioni in un unico messaggio: indietro non si torna.

Romeo: “Gli imprenditori non devono essere lasciati soli”

Alla fiaccolata ha preso parte anche il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo, che ha sottolineato il valore morale e civile della mobilitazione. “Alla chiamata del vescovo non potevamo che dire sì. Gli imprenditori non devono essere lasciati soli. È un dovere morale sostenerli in un momento in cui sono diventati facili bersaglio del crimine organizzato. Ci siamo e ci saremo anche in futuro. La nostra è una battaglia di civiltà”.

Parole nette, pronunciate nel cuore di una zona industriale diventata negli ultimi giorni il bersaglio simbolico della pressione criminale. Una pressione che non colpisce soltanto i singoli imprenditori, ma l’intera economia legale vibonese, già fragile e costretta da anni a fare i conti con la presenza soffocante delle consorterie mafiose.

Pititto: “Saremo noi a dare voce alla richiesta di protezione”

Presente anche il sindaco di Pizzo Sergio Pititto, arrivato per dare manforte agli imprenditori intimiditi a colpi di fucile. “Dopo i gravi fatti la nostra reazione è stata immediata. Come rappresentanti istituzionali non li lasceremo soli. Se è necessario saremo noi a dare voce alla loro richiesta di protezione da parte dello Stato”.

Dello stesso parere gli altri primi cittadini presenti, che si sono impegnati a coinvolgere le rispettive comunità in questa battaglia contro le prepotenze mafiose. Il messaggio arrivato dal corteo è stato chiaro: la solitudine degli imprenditori è il terreno sul quale il racket prova a costruire paura, sottomissione e silenzio. La risposta, invece, è stata collettiva.

Pitaro: “Escalation da fermare, mina l’economia vibonese”

Dure anche le parole del consigliere regionale Vito Pitaro di Noi Moderati, che ha denunciato la pericolosità degli ’ndranghetisti e la gravità dell’attacco sferrato al tessuto produttivo locale. “Questa escalation di violenza deve essere fermata perché sta minando la già fragile economia vibonese. L’attacco frontale sferrato alcuni giorni fa agli imprenditori ha un solo obiettivo che è quello di spaventarli a sottometterli alle prepotenze criminali. Il grido di rabbia di questi imprenditori lo porterò in seno al consiglio regionale dove faremo di tutto per sostenerli nella loro lotta contro i mafiosi”.

Un passaggio politico forte, arrivato in una serata nella quale molti sindaci di centrodestra speravano anche nella presenza del governatore regionale Roberto Occhiuto, ritenendo importante un segnale istituzionale diretto contro la barbarie del crimine organizzato. Un fenomeno che, per il Vibonese, resta uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’economia legale.

“Servono uomini e mezzi per mettere al muro gente decisa a tutto”

Durante la fiaccolata è emersa anche la richiesta di un rafforzamento dell’azione dello Stato. Nonostante il forte impegno di magistratura e forze dell’ordine, la tracotanza mafiosa continua a farsi sentire in diversi territori della Calabria. “Ci vogliono uomini e mezzi per poter mettere al muro gente decisa a tutto pur di imporre le loro leggi”, hanno rimarcato Giuseppe, Francesca e Maria, dando voce a un sentimento diffuso tra i partecipanti.

Il tema è quello della protezione concreta di chi produce, investe, assume e prova a restare in una terra dove il lavoro legale diventa spesso bersaglio di chi pretende di imporre il proprio dominio con il fuoco, le minacce e le fucilate.

Fiorillo: “Lo Stato c’è, lo Stato è forte, lo Stato vince”

Tra i momenti più intensi della serata ci sono state le parole dell’imprenditore Mimmo Fiorillo, titolare della Kernel, già in passato bersaglio di pesanti intimidazioni. In più occasioni, secondo quanto raccontato, alla sua azienda sarebbero state recapitate arance imbottite di cartucce e capretti sgozzati. Le fucilate, per lui, sono diventate una ferita ripetuta.

Durante il corteo di preghiera, Fiorillo non ha nascosto l’emozione per la partecipazione popolare e per la vicinanza ricevuta. “Io sono molto emozionato perché è una serata bellissima, c’è molta partecipazione, voglio ringraziare un po’ tutti, innanzitutto il vescovo che c’è stato molto vicino fin dall’inizio, Roberto, le forze dell’ordine, il prefetto”.

Alla domanda se oggi gli imprenditori si sentano meno soli, Fiorillo ha risposto senza esitazioni: “Assolutamente no, lo Stato c’è, lo Stato è forte, lo Stato vince”. Poi il riferimento alle tante intimidazioni subite e alla scelta di continuare comunque ad andare ogni mattina sul posto di lavoro, costruendo ricchezza e posti di lavoro. “Io credo che lo Stato c’è e lo Stato sicuramente saprà dare risposte nel momento giusto, questo per me è una certezza, lo Stato lo sento vicino. Come d’altronde voglio abbracciare tutta la gente, tutte le persone che mi hanno in questi giorni cercato, che mi hanno dato la loro solidarietà e sono veramente felice di questo”.

“Dopo questa manifestazione ci sentiamo meno soli”

Fiorillo ha poi consegnato alla piazza il senso più profondo della fiaccolata: non solo la protesta contro la ’ndrangheta, ma il bisogno di non lasciare soli gli imprenditori nel momento più difficile. “Le fucilate non si contano più. Non mi aspettavo una reazione del genere da parte del nostro vescovo e della società civile. Dopo questa manifestazione così partecipata ci sentiamo meno soli. Adesso bisogna continuare su questa strada. Noi faremo sempre la nostra parte. La mia azienda continuerà ad andare avanti”.

È questo il messaggio che resta al termine della fiaccolata: la paura esiste, ma non può diventare resa. La criminalità organizzata prova a colpire chi lavora, chi produce, chi crea occupazione. La risposta arrivata dalla zona industriale di Vibo, però, è stata collettiva: Chiesa, cittadini, sindaci, istituzioni e imprenditori hanno scelto di camminare insieme. Contro il racket. Contro le intimidazioni. Contro la logica mafiosa del silenzio.

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