Chi è forte deve esserlo di più e chi è debole deve esserlo sempre di più. Anche per legge.
Soprattutto per opera e ministero di chi è stato minoranza per anni, aggiungerei.
Una legge elettorale peggiore del “Porcellum”
Vi è in vigore da anni una legge elettorale che, rispetto a quella definita “Porcellum”, è anche peggio. Una legge che tutti sanno concorre ad allontanare gli elettori dalle urne, ma è questo un particolare di cui ogni tanto si finge di rammaricarsi.
È una legge per cui i candidati in posizione utile, insomma quelli che saranno e sono puntualmente eletti, li scelgono i cerchi magici dei partiti. Che sono quelli ruotanti intorno ai segretari e/o presidenti. Senza eccezione e limiti, neanche familiari.
Si pensi al caso – ma è solo uno degli esempi – del Presidente della Regione Calabria che, in questa veste ma ancor di più forse in quella di vice segretario (quasi vicario) nazionale di Forza Italia, e tra i selettori dei candidati, ha visto selezionato il fratello capolista al Senato in Calabria per Forza Italia. Che infatti, e senza rischi, è stato eletto senatore.
Soglie alte, partecipazione bassa
Passi per ciò. Ma aver fissato una soglia minima per accedere in Parlamento – e anche nelle Regioni – a limiti elevatissimi per le forze politiche minori, magari costituite da poco, è un altro duro colpo alle minoranze e alla democrazia partecipativa.
Si tratta di soglie percentuali difficili da raggiungere per chi è piccolo, nato da poco, poco presente sul territorio nazionale; soglie al di sotto delle quali il consenso espresso viene annullato per legge.
Chi non raggiunge le soglie, anche se raccoglie migliaia di voti, è come se ne avesse ottenuti zero. E chi ha espresso quei voti è come se non avesse votato.
O meglio – anzi, peggio – ha votato inutilmente, vedendo mortificata la propria partecipazione democratica. Quei voti, però, in quanto vani, servono a rafforzare vieppiù chi ha superato la soglia: i partiti maggiori.
Il ritorno del diritto di tribuna
Una legge elettorale proporzionale, senza soglie, renderebbe giustizia alle piccole forze politiche e, soprattutto, ai loro elettori, che si vedrebbero rappresentati e si mobiliterebbero ancor di più. Quelle forze, magari con un solo esponente in Parlamento, sprigionerebbero idee, proposte, dinamismo, confronti altrimenti inesistenti.
Un tempo vi era il cosiddetto diritto di tribuna. Uno strumento di partecipazione democratica. Abrogato per legge.
Un sistema costruito per proteggere sé stesso
Senza tener conto degli incombenti quasi proibiti, o comunque molto onerosi, di carattere burocratico, logistico, organizzativo e fatalmente anche finanziari, che per l’appunto incombono solo su chi in Parlamento non c’è (e dunque è debole) e non su chi ha già rappresentanza (ed è quindi già forte). Il sistema si tutela e si protegge per legge.
I più tenaci nel chiudere le porte? Gli ex deboli
I più tenaci, poi, nello sbarrare la strada ai deboli che vogliono emergere sembrano essere proprio coloro che deboli sono stati, quelli che sono partiti quasi da zero e che dovrebbero essere i più sensibili.
Vale anche in politica il detto: “Guardati dal povero arricchito”. E ogni riferimento al primo oggi partito italiano, che è entrato in Parlamento grazie a una deroga alla soglia prevista, è ovviamente del tutto casuale.









