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4 Aprile 2026
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Cartucce a vuoto, cervelli pure. Straccioni del racket andate a lavorare: Vibo non ha paura e non paga più

Intimidazione da operette nella città di Rinascita Scott. I parassiti del pizzo non hanno ancora capito che il tempo è cambiato: lo Stato si è ripreso il territorio e i vibonesi non tremano più. Anzi, ridono (e denunciano)

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Nel giro di poche ore due “intimidazioni” — si fa per dire — a Vibo Valentia: quattro cartucce calibro 12 lasciate in un sacchetto davanti al bar “Giurgola”, fresco di apertura su corso Vittorio Emanuele III. Poche ore dopo, tre cartucce piazzate nel posacenere della “Latteria del Sole” a viale Affaccio. Due “messaggi” in pieno stile film di serie B, recapitati da chi evidentemente non ha ancora capito che i tempi della paura sono finiti.

Il racket dei disperati

Ci vuole un bel coraggio (o un’intelligenza sottovuoto) per pensare che quattro cartucce — peraltro inesplose — possano ancora far tremare qualcuno a Vibo, città che ha visto i clan disintegrati da maxi-inchieste, blitz e arresti a raffica. Forse questi signori del “racket 2.0” si sono persi qualche puntata di Rinascita Scott e delle inchieste sorelle che hanno decapitato i vertici delle principali cosche vibonesi. Magari non hanno ancora capito che oggi chi minaccia finisce processato, arrestato e magari pure pentito.

Dall’omertà alla denuncia: la svolta è già avvenuta

Una volta bastava un cenno, una bottiglia, una cartuccia. Oggi no. Oggi i cittadini denunciano, gli imprenditori parlano, i commercianti resistono. Il muro dell’omertà è crollato, le crepe sono diventate fessure aperte anche grazie ai pentiti: boss e rampolli di casati ndranghetisti che ora raccontano tutto alla giustizia. E voi, cari parassiti del pizzo, pensate davvero di poter tornare ai vecchi fasti con un paio di proiettili lasciati qua e là?

Nessuno ha paura di voi

La verità è che fate pena, non paura. E soprattutto fate ridere. Nessuno vi teme più. Nemmeno i carabinieri e la polizia che adesso vi fiutano come segugi, e vi trovano anche prima del caffè del mattino.

I cittadini vi disprezzano. I commercianti non vi pagano. Lo Stato c’è, e soprattutto arriva in fretta. Il destino, per voi, è già scritto: si chiama processo, carcere, condanna. E nella migliore delle ipotesi? Domiciliari con vista sul citofono.

Il territorio è nostro, non vostro

Sappiatelo bene: Vibo Valentia non è più roba vostra. E ogni cartuccia che lasciate per terra è solo una prova in più per incastrarvi. Un passo in meno verso la libertà.
Avete sbagliato epoca. Avete sbagliato città. E avete sbagliato bersaglio. Le manette stanno arrivando. Tic, tac.

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