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4 Aprile 2026
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“U pazzu” vuota il sacco: le confessioni choc del pentito Ielapi su delitti e vendette tra Borgia e Girifalco

L'ex killer dei Catarisano racconta ai magistrati della Dda di Catanzaro quattro omicidi, un agguato fallito e una lunga scia di intimidazioni. I suoi verbali scuotono il maxi-processo Jonny e svelano diversi retroscena

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Sandro Ielapi, 50 anni, di Girifalco, si presenta così: “Mi chiamano u pazzu, u zar, u terrorista“. Tre soprannomi che descrivono l’indole dell’ex killer della cosca Catarisano di Borgia, detenuto per reati legati all’estorsione. Dall’estate del 2024 ha deciso di saltare il fosso e collaborare con i magistrati della Dda di Catanzaro. Le sue dichiarazioni in parte agghiaccianti sono adesso confluite nel maxi-processo d’appello bis scaturito dall’operazione Jonny in corso a Catanzaro.

Nel verbale del 22 novembre 2024 fa mttere nero su bianco le seguenti frasi: “Ho chiesto di essere sentito perché se esco di qua, qualcuno vuole togliermi di mezzo. Ho commesso molte cose brutte”. Tra queste: almeno quattro omicidi confessati (un quinto in cui fui coinvolto senza eseguirlo) di cui due eseguiti personalmente, altri tentati, altri solo raccontati, tutti inseriti in una guerra di potere tra famiglie e interessi criminali nell’entroterra catanzarese, a cavallo tra Borgia, Girifalco e Vallefiorita.

Quattro omicidi confessati e un quinto sfiorato

Ielapi è una figura di secondo piano nelle gerarchie, ma fondamentale come esecutore, come uomo d’azione. Lo dimostrano le sue stesse parole: “Ho fatto dieci anni di sorveglianza. Conoscevo ogni angolo di Girifalco. Non ho mai lasciato la cosca Catarisano”​. Nel suo lungo verbale illustrativo, Ielapi ricostruisce una sequenza drammatica di quattro omicidi compiuti personalmente e un quinto in cui fu presente ma non eseguì il delitto: Giuseppe Bruno e Caterina Raimondi (18 febbraio 2013, Squillace): “C’eravamo io e Gualtieri Francesco. Lui aveva una mitraglietta, io una pistola. Quando arrivarono, Gualtieri sparò. Poi mi disse: ‘Corri’. Non sapevamo che ci fosse anche la moglie”​. Su mandato di Gualtieri ha partecipato a un secondo omicidio eseguito. La vittima? Un tossicodipendente di cui non ricorda neanche il nome. “Era un tossico che disturbava, lo mandavano a rubare. Sparai prima col fucile, poi con la pistola. Indossavo il passamontagna. Altro omicidio su richiesta della ‘ndrangheta, legato a un debito di droga: “Monitorammo la vittima per 20 giorni. Una sera lo colpii con una vecchia 38 dopo averlo mancato con un’altra pistola. Me ne occupai io, con Guarnieri Andrea(oggi collaboratore di giustizia ndr) sul motorino”​. Ielapi avrebbe dovuto commettere un altro delitto ma fu anticipato: “Dovevo essere l’esecutore, ma poi ci andò un altro. Io ero lì la sera prima, avevamo fatto il sopralluogo”.

I tentati omicidi di Luciano Babbino

Nel corso della collaborazione, Ielapi ammette di essere stato coinvolto in almeno tre tentativi di omicidio. Il primo a A Vallefiorita, nei pressi di un ristorante: “Ci scoprirono, ci tagliarono le gomme”​. Il secondo a Squillace Lido:Eravamo armati in pineta, ma non me la sentii di entrare. Fui rimproverato”. Il terzo a Soverato, con motorino e passamontagna:
“Fummo notati da parcheggiatori, lasciammo il mezzo e scappammo”​. Un altro tentato omicidio avviene a Filadelfia: “Sparai con una mitraglietta. Ma non lo colpii. Buttai l’arma sotto una curva”-

I Catarisano e il senso di esclusione

Nonostante il ruolo operativo, Ielapi denuncia un sentimento di esclusione dal cuore della cosca: “Non sapevo nulla dei soldi. Non mi facevano partecipare agli affari. A volte speravo mi dessero qualcosa, ma temevo a chiedere. Avevo paura che si liberassero di me”. L’ingresso nel clan avvenne per mano degli Abbruzzo-Gualtieri, legati a Giulio Passafaro, il boss ucciso in un agguato di vendetta. Dopo la morte di Passafaro, dice Ielapi, il clima divenne cupo: “Era un uomo che voleva vendetta per l’omicidio del fratello. Voleva ammazzare tutti. Dopo la sua morte, si aprì una guerra tra le famiglie»​.

Il terrore di essere ucciso da Rocco Anello

Ielapi vive con l’incubo costante della vendetta da parte di Rocco Anello, boss di Filadelfia: “Gualtieri mi ha detto che Anello vuole uccidermi. Ha detto che sono un problema. Che è meglio che sparisca”. E aggiunge: “Forse sperano che io lo elimini fuori, per coprire debiti. Bruno Abbruzzo deve trentamila euro di cocaina ad Anello”. Un sospetto lo tormenta: “Mi hanno usato per anni. Ora che parlo, vogliono che sparisca”.

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