E’ il 6 marzo quando il neo pentito Andrea Guarnieri, 31 anni, di Milano, ex azionista della cosca Catarisano, con base operativa nel territorio di Roccelletta, ed operante anche nei territori limitrofi sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e di Isola Capo Rizzuto,si presenta al Commissariato di polizia nel quartiere Lido con l’intenzione di collaborare con la giustizia. Gli agenti lo portano alla Squadra mobile di Catanzaro, per poi essere sentito dal pm della Dda Debora Rizza. Guarnieri, magazziniere a Marcellinara, partecipe della ‘ndrangheta di Roccelletta, di cui dichiara di conoscere il ruolo dei sodali, esterna al magistrato il suo timore di essere ucciso “da quelli di Roccelletta” e confessa di essere a conoscenza di quattro omicidi. Fa i nomi di mandanti ed esecutori, ma quelli delle persone uccise e i luoghi precisi degli agguati sono accuratamente omissati, così come quelli di alcuni fiancheggiatori, omicidi avvenuti tra il 2013 e il 2016 nel Catanzarese, con l’ausilio di auto e moto rubate, ripulite per cancellarne le impronte e poi buttate via o date alle fiamme. Dichiarazioni contenute nei verbali depositati nel processo di appello bis Jonny contro il clan Arena dove Guarnieri è imputato (LEGGI).
Le estorsioni in nome della cosca Abbruzzo-Gualtieri
Parla delle estorsioni compiute in nome della cosca Abbruzzo-Gualtieri, menzionando un imprenditore, attivo su Roccelletta, che versava 500 euro a settimana alla ‘ndrangheta e che a ritirare la somma era uno dei Gualtieri, accompagnato a volte personalmente dallo stesso Guarnieri, somma sborsata il lunedì mattina a Catanzaro, pagata a titolo di protezione alla cosca di Roccelletta: “ma questi soldi li teneva per sé Gualtieri e di ciò era a conoscenza la stessa consorteria che non chiedeva di ripartire tale denaro con altri proventi estorsivi”. Estorsioni messe in atto perché i soldi andavano distribuiti tra i detenuti: “Però io quando sono stato arrestato, avevo 23 anni, raramente ho ricevuto a titolo di mantenimento in carcere somme di denaro, perché mi manteneva mia madre”. Riferisce anche di attività estorsive ai danni di ditte di movimento terra, di aver eseguito l’ordine di bruciare l’auto di un imprenditore, proprietario di un casolare a Roccelletta, tra il 2012 e il 2015, di aver dato alle fiamme un escavatore: “Non seppi però il motivo per cui fu fatto il danneggiamento”.
Battezzato in cella
“A furia di frequentarli sono entrato nella cosca e sono stato battezzato in carcere nella mia cella. In questa occasione ricevetti la prima dote, la seconda dote l’ho ricevuta nella saletta del carcere dove si gioca a carte, mi riferisco agli anni 2018 – 2019 e fra le due doti è passato solo qualche mese”. Il pentito chiarisce che inizialmente la cosca lo sfruttava e che poi ha iniziato a farne parte, perché era impossibile rifiutare le richieste della cosca. “Facevo il duro per non dare segni di debolezza che avrebbero comportato da parte della cosca timori che potessi cedere; ho pertanto partecipato ai fatti di sangue perché avevo paura per la mia incolumità laddove mi fossi sottratto, diversamente non li avrei commessi”.
“Non volevo pù sapere di quella vita“
Nel 2023 quando Guarnieri esce dal carcere, la cosca gli chiede se ancora volesse far parte del giro: “volevo soltanto lavorare, non volevo più saperne di quella vita, perché volevo lavorare onestamente”. Il collaboratore di giustizia dopo aver spiegato di aver lavorato in nero in un camping e di come avesse conosciuto i boss di ‘ndrangheta di Roccelletta, riferisce al magistrato della distrettuale antimafia sul traffico di droga, della cocaina comprata dai Trapasso a San Leonardo di Cutro, i cui proventi venivano consegnati alla cosca Abbruzzo-Gualtieri. E’ a conoscenza delle armi in loro possesso, nascoste nei terreni e ricorda il suo accoltellamento avvenuto durante una lite sul lungomare di Catanzaro Lido, un episodio che non ho potuto denunciare: “Ci fu un incontro con la cosca e lo zingaro che si era scusato per l’azione commessa in mio danno, avevano toccato uno della cosca di Roccelletta”.









