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4 Aprile 2026
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Nocera Terinese, il sangue dei Vattienti e il mistero della fede: la Pasqua che scuote l’anima

Ogni anno, durante la Settimana Santa, va in scena uno dei riti più sconvolgenti e intensi della tradizione religiosa calabrese. Uomini scalzi e vestiti di nero, si percuotono le gambe fino a farle sanguinare

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Il silenzio è rotto solo dal rumore secco delle catene che colpiscono le carni. I Vattienti avanzano per le strade del paese, con il volto coperto e le gambe insanguinate. Si battono da soli, ma non sono soli: li accompagna una comunità intera, che li guarda con rispetto, preghiera, commozione.

La figura della Veronica, donna vestita di nero con un telo tra le mani, cammina al loro fianco. Sul lino, il volto di Cristo impresso dal sangue. È lei il cuore simbolico della processione: il dolore offerto, il volto del Redentore che si fa carne.

Un rito che divide, ma che resiste

In molti ne discutono, lo criticano, lo definiscono folclore estremo. Ma a Nocera Terinese il rito dei Vattienti è vissuto come sacrificio personale, rappresentazione del dolore del mondo. Chi si vatte, non lo fa per esibizione: lo fa per un voto, per un dolore, per un peccato da espiare. Nessuno spettacolizza il sangue, chi partecipa lo fa con silenzio e rispetto.

Il paese intero si stringe attorno a questi uomini che scelgono il dolore fisico per ricordare quello di Cristo crocifisso. Un atto forte, che interroga e che ogni anno scuote le coscienze.

La fede che grida dal Sud

I Vattienti di Nocera ci dicono che anche il dolore può essere linguaggio di fede. Che nella Settimana Santa non si celebra solo un rito, ma si rinnova una storia di salvezza.

Anche oggi, in un’epoca di immagini sterili e devozioni tiepide, c’è chi decide di offrire il proprio corpo per incarnare un messaggio più grande. In quelle strade strette e assolate, tra tamburi e litanie, la Pasqua si fa carne e sangue.

Il video che scuote e commuove: i Vattienti in azione

Le immagini dei Vattienti di Nocera Terinese fanno ogni anno il giro del web. Ma per capire davvero bisogna esserci. Bisogna sentire l’odore del sangue, vedere le lacrime nei volti della gente, ascoltare i passi lenti dei penitenti.

Nel cuore della Calabria, una comunità intera continua a portare avanti un rito millenario, che non si può spiegare con la ragione. Si può solo guardare, e ascoltare in silenzio. Perché lì, in quel dolore che diventa offerta, c’è ancora la voce viva del Vangelo.

Anche oggi, anche qui, si può risorgere passando dal sangue e dal dolore. A Nocera Terinese, il mistero pasquale si vive senza filtri, e lascia il segno nell’anima di chi guarda.

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