È primavera inoltrata, ma sulle spiagge calabresi regna ancora l’incertezza. Le concessioni balneari, cuore dell’economia turistica regionale, restano impantanate in un quadro normativo confuso che lascia ampio spazio a interpretazioni divergenti, proroghe fantasma e Comuni paralizzati. “Brancolano nel buio, senza sapere come affrontare la stagione ormai iniziata”, denuncia il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo (Liberamente progressisti), che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente Roberto Occhiuto.
La legge c’è, ma nessuno la applica: Comuni nel panico
Al centro del caos c’è la legge 166/2024, che ha convertito il cosiddetto decreto “Salva infrazioni”. In teoria doveva fare chiarezza. In pratica ha moltiplicato i dubbi. “A cinque mesi dalla conversione, assistiamo a interpretazioni disomogenee e assenza di provvedimenti comunali”, scrive Lo Schiavo.
Un esempio? Solo il Comune di Pizzo ha avviato le proroghe appellandosi alla legge 118/2022, poi modificata. Tutti gli altri – compresi Tropea e Ricadi, perle del turismo calabrese – sono fermi, privi di Piano spiaggia aggiornato. Nel frattempo, i TAR italiani e il Consiglio di Stato continuano a disapplicare le proroghe al 2027, dichiarandole in contrasto con il diritto europeo.
Investimenti bloccati, imprenditori ostaggi del vuoto legislativo
Senza certezze giuridiche, nessun imprenditore balneare può investire. “Come si può programmare una stagione se non si sa nemmeno se si avrà una concessione tra un mese?”, si chiedono gli operatori del settore, già provati da due estati tra pandemia, rincari energetici e disdette internazionali. La richiesta al presidente Occhiuto è chiara: “Avviare subito un’azione regionale coordinata, con direttive uniformi ai Comuni e chiarezza sull’applicazione delle proroghe”.
Lega Navale nel limbo: “Ente pubblico trattato come un privato”
Nel marasma normativo è finita anche la Lega Navale Italiana, che in Calabria non riesce a ottenere autorizzazioni, nonostante sia un ente di diritto pubblico con finalità sociali e ambientali. “È assurdo – denuncia Lo Schiavo – che un soggetto come la Lega Navale, espressamente escluso dalla direttiva Bolkestein, venga trattato alla stregua di un qualsiasi operatore commerciale”. A tutela della Lega Navale esiste anche l’articolo 16 della legge regionale 17/2005, che riconosce il diritto ad avere una porzione di demanio marittimo per le proprie finalità. Ma anche qui, nessuna applicazione concreta.
Un’intera economia ostaggio dell’inerzia
Nel silenzio delle istituzioni e con i Comuni in difficoltà, la stagione turistica rischia di partire zoppa. E la Calabria, che dovrebbe vivere di turismo balneare, si ritrova ancora una volta a correre dietro l’emergenza. Chi ci rimette? I lavoratori stagionali, gli imprenditori del settore, le famiglie che investono nel turismo, i giovani in cerca di occupazione. “Serve una cabina di regia regionale, non un altro scaricabarile normativo”, conclude Lo Schiavo.






