Sembra impossibile, ma qualcosa si muove davvero nel mondo del socialismo calabrese. Non si parla più solo di nostalgie o frazioni sparse, ma di un vero e proprio ritorno sulla scena politica. Il garofano socialista prova a rifiorire a Cosenza, grazie anche all’azione amministrativa e politica di figure come Pina Incarnato, assessora all’urbanistica e punta di diamante del Partito Socialista. Con lei abbiamo parlato di centrosinistra, regionali, sanità, e di cosa voglia dire oggi fare politica con i piedi per terra e la testa nel futuro.
-Incarnato, dopo il successo della convention di Sandro Principe a Rende, c’è chi parla apertamente di prove generali di una ricomposizione calabrese della diaspora socialista. Che ne pensa?
“La dispersione delle forze socialiste non è mai stato un problema solo dei socialisti. Le ripercussioni, ovviamente negative, hanno pesato nello scenario regionale e di sinistra. Un centrosinistra unito deve poter contare su quel pragmatismo, quella illuminata concretezza tipica dei socialisti che, alle prese con gli enti locali, hanno sempre dimostrato di essere bravi amministratori.
La novità di oggi è che questa che lei chiama ricomposizione sia del tutto naturale, la richiesta parte dal basso, è voluta da territori che hanno vissuto stagioni brillanti proprio sotto amministrazioni socialiste.”
-Se Principe vincesse a Rende, l’area urbana diventerebbe una piattaforma politica per le regionali?
“L’area urbana ha sempre rappresentato un esempio virtuoso di crescita e sviluppo. L’appeal del centrosinistra deve ripartire da questo, da un modello politico ed amministrativo capace di rispondere ai bisogni.
La convention del Cinema Garden ha risvegliato l’entusiasmo e la forza delle idee: si è parlato di sanità, lavoro, ambiente e welfare, di futuro con i piedi per terra, secondo una visione autenticamente di sinistra.”
-Quante possibilità ha Franz Caruso di diventare candidato alla presidenza della Regione?
“Non parlerei di speranze. La politica è una scienza rigorosa, e bisogna partire dai fatti. In Calabria regna la destra solo in Cittadella, altrove governa il centrosinistra. Che facciamo, non convochiamo i più forti? Si gioca per vincere o per perdere?
Vedo un sindaco come profilo ideale, e Caruso è una candidatura autorevole. Ma non è il solo. Il governo regionale deve ridisegnare la Calabria, serve una squadra forte, non solitudini autoreferenziali.”
-Come sono i rapporti tra Palazzo dei Bruzi e Cittadella su temi cruciali come sanità e trasporti?
“A me piacerebbe interrogare i tanti sindaci calabresi per capire se la Cittadella ha mai dato risposte.
Per Cosenza l’unica promessa mantenuta da Occhiuto è stata quella di non essere dalla nostra parte. L’ospedale doveva restare a Cosenza, la metropolitana doveva restare. Nulla di tutto ciò è accaduto.
La sanità va ripensata come sistema, con diagnostica rapida, accesso agli esami, prevenzione efficiente. Il cittadino deve sapere che l’ospedale è un punto d’arrivo, non l’unico luogo di cura.
I trasporti devono funzionare: è inaccettabile che un giovane calabrese paghi il doppio per viaggiare in Europa rispetto a un romagnolo. La metropolitana di superficie era un investimento da 160 milioni per collegare città e Unical. Annullarlo è stata una sconfitta collettiva.”
-Il referendum fallito sulla fusione Cosenza-Rende-Castrolibero cosa ha insegnato?
“Al centrodestra nulla. Ripropongono lo stesso disegno. Ma la conurbazione urbana esiste già. I tre sindaci, con gli altri dell’area urbana allargata, possono mettere insieme un sistema associativo efficiente.
Serve però un programma serio di accorpamento. Il benessere dei cittadini passa dalle città, servono risposte ai territori e fondi programmati. Oggi troppi sindaci sono lasciati soli a combattere lo spopolamento della Calabria.”
-Di quale realizzazione da assessora va più fiera?
“Il lavoro nelle periferie. Non si tratta solo di riqualificare, ma di dare speranze e opportunità. Penso alle case popolari: abbattere barriere architettoniche, installare ascensori, riscaldamento adeguato, spazi verdi per i bambini.
Questo è socialismo: portare avanti chi è rimasto indietro.”









