Il fatto: epurazione vibonese nel Partito Democratico, espulsioni a raffica; segue il
distinguo del Partito vibonese che, nel negare ogni purga, differenzia tra chi effettivamente è stato espulso (2 consiglieri provinciali) e per chi non è stata accolta
la iscrizione (4 consiglieri comunali Vibo Valentia). Uno dei quattro è stato poi, a
breve, iscritto: ciò dopo aver dichiarato la sua adesione al gruppo consiliare del Pd.
Gruppo al quale non aveva aderito al tempo in cui non è stata accolta la sua
iscrizione.
Per i due espulsi stigmatizzato e sanzionato il loro comportamento e voto in
consiglio provinciale in difformità dalla cosiddetta linea politica. I due,
evidentemente regolarmente iscritti al Pd, avevano ritenuto di sostenere scelte
politiche e atti amministrativi della maggioranza alla Provincia di Vibo Valentia il cui
presidente è esponente di primo piano di Forza Italia. In breve: i due, invece che
stare all’opposizione avrebbero sostenuto la maggioranza di centrodestra.
Tra clamore e realtà: serve prudenza nel giudizio
Sintetizzato così il fatto – e depurato, per ragioni di spazio, di particolari pur
interessanti – il giudizio immediato proveniente anche dagli organi di informazione
circa le determinazioni purgative ed epurative della Commissione di Garanzia
Provinciale del Pd sembra definibile avventato se non errato.
Non si può essere espulsi da un Partito cui non si è iscritti e l’adesione – iscrizione ad
un partito non è ad esempio un biglietto del cinema che, acquistato, ti consente di
assistere allo spettacolo senza altri oneri.
Al Pd sembrerebbe essere accaduto nell’occasione ciò che dovrebbe rappresentare
la regola; ed invece, atteso quel che sovente accade altrove, è l’eccezione.
Statuti e regolamenti: chi può davvero iscriversi a un partito
Chi può iscriversi ad un Partito ( per età, italianità o comunità europea o straniero)
lo stabiliscono le norme statutarie e regolamentari: esse in primo luogo chiedono la
condivisione delle finalità politiche e l’accettazione incondizionata delle stesse
norme statutarie e regolamentari; esse quindi indicano le incompatibilità ( spesso la
iscrizione contemporanea ad altri partiti o movimenti, a volte ad organizzazioni ad
esempio massoniche o se sottoposti anche a sole indagini della magistratura),
descrivono i diritti e i doveri dell’iscritto tra cui il pagamento della quota tessera
annuale, prevedono le procedure stesse di iscrizione ( direttamente anche on line
alla sede centrale, attraverso le articolazioni locali, altre).
Iscriversi è un impegno, non un lasciapassare
Insomma iscriversi ad un Partito è un impegno serio. La tessera non è un pezzo di
carta. O meglio dovrebbe essere impegno serio e non un pezzo di carta, tipo
l’abbonamento allo stadio.
Parimenti esistono norme statutarie e regolamentari che fissano le procedure da
seguire in caso di mancato accoglimento della iscrizione per chi intende
reclamare e che regolano anche la cessazione del rapporto di iscritto: ad esempio
per recesso con comunicazione scritta più frequentemente definito dimissioni, per
mancato rinnovo della iscrizione, per la irrogazione di provvedimenti disciplinari di
cui in effetti l’espulsione è la forma più grave ( esistendo una scala di misure più lievi
tipo l’ammonimento, il richiamo scritto, la sospensione a tempo).
Provvedimenti, in primo luogo i più gravi, che sono e possono essere assunti solo
all’esito di un procedimento regolamentato in cui all’iscritto sono assicurati i diritti di
difesa e di controdeduzione agli addebiti mossi. Ovviamente il procedimento
disciplinare ben può concludersi con la decisione di archiviare tutto.
La politica seria passa anche da regole serie
Insomma iscriversi ad un partito è una cosa seria. O dovrebbe esserlo. Anzi, e non
raramente, non lo è. Ma entriamo in un altro capitolo di trattazione.









