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4 Aprile 2026
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“La mafia ha scoperto l’intelligenza artificiale”: l’allarme di Gratteri tra hacker, dark web e TikTok

Il procuratore di Napoli mette in guardia sulle nuove frontiere della criminalità organizzata, ormai inserita nel mondo digitale con l’uso dell’intelligenza artificiale e del dark web

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Nel corso della fiera “We Make Future” di Bologna, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha lanciato un allarme importante sulla trasformazione digitale delle mafie. Secondo Gratteri, la criminalità organizzata ha iniziato a interessarsi e a utilizzare l’intelligenza artificiale, sfruttandola per coperture di carico e per facilitare gli spostamenti nel mondo.

Il procuratore ha spiegato come questa evoluzione tecnologica rappresenti una sfida nuova e complessa: “Le mafie iniziano a interessarsi di intelligenza artificiale – avverte Gratteri – e cominciano a usarle per le coperture di carico e per gli spostamenti nel mondo”.

La camorra e il dark web: una presenza sempre più sofisticata

Al suo ritorno a Napoli, Gratteri ha sottolineato il livello tecnologico ormai avanzato della camorra. “Mi ha colpito questa camorra così avanzata dal punto di vista tecnologico, in grado di entrare nel dark web e pagare gli hacker per rubare i dati”, ha dichiarato.

“La camorra è dentro il dark web: è in grado di comprare duemila chili di cocaina stando seduti su una sedia”, ha aggiunto, descrivendo un modello criminale che si avvale delle nuove tecnologie per operare in modo ancora più efficace e nascosto.

Critiche a Nordio e riflessioni sulle nuove forme di comunicazione mafiosa

Gratteri non ha risparmiato critiche anche nei confronti del ministro Nordio, che ha espresso l’intenzione di tornare ai pedinamenti, sostenendo che si spende troppo in intercettazioni. “Mi viene in mente il ministro Nordio – ha detto il procuratore – che dice che bisogna tornare ai pedinamenti perché si spende troppo in intercettazioni”.

Il procuratore ha poi ricordato come la tecnologia non sia una novità nel mondo mafioso: “Quando è nato Facebook, la prima mafia che l’ha usato per comunicare e farsi pubblicità sono stati i cartelli messicani. In Italia la prima è stata la camorra, con lo stesso metodo dei messicani”.

Anche i più giovani, spiega Gratteri, si sono spostati sulle nuove piattaforme come TikTok, e di conseguenza anche le mafie hanno seguito il loro esempio per mantenere la visibilità e incrementare i profitti. “Per essere performanti e aumentare i profitti, le mafie hanno bisogno di pubblicità. E quindi si comportano come le imprese, seguono i giovani”.

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