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Anteo, droga e bombe tra Catanzarese e Vibonese: chieste condanne pesanti per 21 imputati (NOMI)

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Pene di gran lunga superiori rispetto a quelle sentenziate il 13 marzo dello scorso anno per 17 imputati (LEGGI), una condanna da confermare e tre assoluzioni da ribaltare in condanna sono stati chiesti dal pg Marisa Manzini, per 21 imputati, giudicati con rito abbreviato nell’ambito del processo di appello Anteo, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che punta a far luce su un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, ricettazione, detenzione, porto abusivo di armi, clandestine e da guerra, detenzione di materiali esplodenti e furto. Le pene più alte a 20 anni di reclusione sono state invocate per i fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano, 3anni e 6 mesi al collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso e il magistrato ha chiesto il riconoscimento dell’associazione crollata in primo grado.

Le richieste di aggravio di pena

Il sostituto procuratore generale ha invocato davanti ai giudici della Corte di appello di Catanzaro nei confronti di Raffaele Andreacchio, di Guardavalle, 7 anni e 4 mesi (in primo grado ha incassato una condanna ad 1 anno, 8 mesi e 1.400 euro di multa); Vito Chiefari, di Chiaravalle, 10 anni e 18mila euro di multa (in primo grado condannato a 5 mesi, 10 giorni e 855 euro di multa); Daniele Cortese, di Capistrano, 15 anni (in primo grado condannato 4 anni, 5 mesi, 10 giorni e 17.500 euro di multa);  Fortunato De Masi, Simbario, 6 anni e 8 mesi (in primo grado 5 mesi, 10 giorni e 855 euro di multa); Damiano Fabiano, di Cardinale, 20 anni (in primo grado condannato a 12 anni, 10 mesi e 29.733 euro; Francesco Fabiano, di Chiaravalle Centrale, 15 anni (in primo grado 4 mesi, 26 giorni e 681 euro di multa); Giuseppe Fabiano, di Chiaravalle, 20 anni (in primo grado 6 anni, 11 mesi e 10 giorni); Domenico Giorgi, Benestare, 9 anni (in primo grado 1 anno e 1.032 di multa); Domenico Giorgio, Chiaravalle Centrale, 16 anni (in primo grado 6 anni, 8 mesi e 23.333 euro di multa); Salvatore Macrì, Chiaravalle Centrale, 14 anni (in primo grado condannato a 3 anni, 4 mesi e 10 giorni di reclusione); il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, di Nicotera, a 3 anni e 6 mesi ( in primo grado 7 mesi, 3 giorni e 740 euro di multa); Michele Matarese, di Montepaone, 11 anni (in primo grado 1 anno e 8 mesi); Gianluca Minnella, Bovalino, 15 anni (in primo grado 3anni, 8 mesi, 20 giorni e 967 euro di multa); Antonella Procopio, di Centrache, 12 anni (in primo grado condannato a 4 anni, 6 mesi, 20 giorni e 18mila euro di multa); Mirko Pironaci, 10 anni (in primo grado condannato a 6 mesi e 20 giorni; Antonio Puntieri, Olivadi, 10 anni  e 6 mesi (in primo grado condannato a 2 anni, 2 mesi, 20 giorni e 9mila euro di multa); Roberto Venuto, Olivadi, 10 anni (in primo grado condannato a 4 mesi e 688 euro di multa.

La condanna da confermare

Il magistrato per Giuseppe Corapi, San Sostene, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado a 7 anni, 4 mesi e 26.500 euro di multa.

Assoluzioni da ribaltare in condanna

Il sostituto procuratore generale ha inoltre chiesto alla Corte di ribaldare il verdetto di assoluzione in condanna nei confronti di Mirco Furchì, di Limbadi, invocando una pena a 6 anni e 9mila euro di multa; per Giuseppe Marco Marchese, di Chiaravalle Centrale, chiedendo 7 anni e 18mila euro di multa e  per Bruno Procopio, di Ardore una pena a 4 anni e 18mila euro di multa.

Narcotraffico tra Soveratese, le province di Vibo e Reggio

L’ attività investigativa  avrebbe consentito di individuare una specifica organizzazione dedita al traffico di sostanza stupefacente: cocaina, hashish, marijuana, metadone ed eroina, anche nella forma del cobret, spacciata nel basso Ionio-Catanzarese, con il suo centro nevralgico nell’entroterra dell’area del Soveratese, in particolare nel comprensorio di Chiaravalle e comuni limitrofi e con proiezioni nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Ma anche dinamite, tritolo, bombe dalla portata micidiale nelle mani dei fratelli Damiano e Giuseppe Fabiano, cedute all’attuale pentito Emanuele Mancuso.

Dai kalashnikov alle bombe: le armi della ‘ndrangheta

E’ stato lo stesso collaboratore di giustizia a riferire il 26 luglio 2018, come il sodalizio criminale avesse la disponibilità di un numero considerevole di armi da guerra: dai 20 ai 30, comprese di munizioni di tipo mitra, kalashnikov e altre in uso alle forze armate. Armi di vecchia generazione, ma funzionanti, giubbotti antiproiettile, fucili a canne mozze, fucili da caccia, bombe. Vere e proprie armi e non artifizi pirotecnici, che dovevano essere date in cambio di droga come contropartita. “Loro mi proposero con un biglietto scritto 10 o 15 armi che io proposi al mio fornitore di cocaina , che non li volle”. La disponibilità in capo al sodalizio Fabiano di ordigni indicati dal collaboratore, trova conferma in una conversazione del 31 maggio 2018 quando Antonio Corrado, dopo aver intrattenuto una trattativa con Damiano Fabiano che gli chiedeva di acquistare una dinamite, veniva beccato, in seguito ad una perquisizione effettuata dalla Polizia giudiziaria in possesso di una bomba a mano di provenienza militare, di 2,5 chilogrammi di Trinitrotoluene in pani, comunemente conosciuto come tritolo e di tutti gli accessori necessari alla sua accensione, micce a lenta combustione e detonatori compresi (LEGGI QUI)

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo gli avvocati Vincenzo Cicino, Giovanni Russomanno, Sergio Rotundo, Renzo Andricciola, Maria Antonietta Iorfida, Enzo Savaro, Gregorio Tino, Antonio Femia, Francesco Foino, Vincenzo Nesci, Permassimo Marrapodi, Francesco Maida, Francesco Mancuso, Domenico Cortese, Eugenio Minniti, Felice Foresta, Luigi Aloisio, Domenico Calabretta e Francesco De Luca.

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