× Sponsor
10 Marzo 2026
9.6 C
Calabria
spot_img

Sahel e le nuove leve dei Grande Aracri, in 19 a giudizio. Trentatré in abbreviato (NOMI)

Una richiesta di patteggiamento e due le posizioni stralciate in attesa di essere riunite in un'udienza ad hoc. Il processo per i 19 imputati inizierà il prossimo 16 ottobre

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Su 55 imputati, diciannove sono stati i rinvii a giudizio decisi dal gup distrettuale di Catanzaro Fabiana Giacchetti, per coloro che hanno optato per il rito ordinario, coinvolti nell’inchiesta Sahel, che aveva portato il 20 settembre del 2024 a 31 misure cautelari, di cui 15 in carcere, 7 ai domiciliari e 9 all’obbligo di dimora, indagine che ruota intorno ai nuovi assetti criminali a Cutro e nella provincia di Crotone dopo che il boss ergastolano Nicolino Grande Aracri avrebbe abbozzato un percorso di collaborazione con la giustizia, e sulle nuove leve all’opera per attuare un vasto disegno estorsivo ai danni degli imprenditori.

A processo

A processo vanno Liliana Barbieri nata in Germania; Damiano Berlingiere, di Catanzaro; Danilo Bevilacqua, di Catanzaro; Giulio Bonifati, nato a Crotone ma residente ad Arluino; Giuseppe Brizzi di Mesoraca; Sergio Fraietta, di Catanzaro; Vittorio Gentile, di Catanzaro; Francesco Martino, di Cutro; Salvatore Martino, di Cutro; Vito Martino, di Cutro; Antonio Musacchio, di Cotronei; Celia De Oliveira Martin, di Catanzaro; Mario Maugeri, di Mesoraca; Daniele Passalacqua, di Catanzaro; Angelica Passalacqua, di Catanzaro; Stefano Placanica, di Catanzaro; Michele Sodaro, di Davoli; Salvatore Scandale, di Petilia Policastro; Salvatore Ierardi, di Petilia Policastro. La prima udienza dibattimentale inizierà il prossimo 16 ottobre davanti al Tribunale collegiale di Crotone. 

I nomi di coloro che hanno scelto il rito abbreviato 

Hanno optato per il rito alternativo Angelo Aiello, di Cadelbosco Sopra; Antonio Abbruzzese, di Catanzaro; Domenico Barletta, residente a Mesoraca; Antonio Colacino, di Cutro; Domenico Diletto, di Cutro; Pasquale Diletto, di Cutro; Francesco Ferrazzo, di Mesoraca; Giuseppe Ferrazzo, di Mesoraca; Paolo Fiorentino, di Catanzaro; Giuseppe Grimaldi, di Mesoraca; Paolo Gualtieri, di Isola Capo Rizzuto; Renato Guarnieri, di Catanzaro; Benedetto Marchio, di Mesoraca; Francesco Maugeri, di Petilia Policastro;  Giuseppe Migale Ranieri, di Cutro; Antonio Pasquale Muto, di Cutro; Giuliano Muto (37 anni), di Cutro; Giuliano Muto (27), di Cutro; Giuseppina Muto, di Petilia Policastro; Vito Muto,(59 anni) di Cutro; Vito Muto (50), di Cutro; Fedele Oliverio, di Cutro;  Rosario Parrotta, di Cutro; Fabio Passalacqua, di Crotone; Leonardo Passalacqua, di Crotone; Pino Passalacqua, di Catanzaro; Patrick Patitucci, di Roggiano Gravina; Salvatore Peta, di Cutro; Rosanna Policastrese, di Cutro; Matteo Santoro, di Reggio Emilia; Marco Massafra, di San Pietro Vernotico (Br); Carlo Verni, di Cutro; Veneranda Verni di Cutro. Per loro l’udienza proseguirà il prossimo 7 ottobre, giorno della requisitoria del pm. 

Le posizioni stralciate e la richiesta di patteggiamento

Ha chiesto il patteggiamento Giuseppe Parrotta di Cutro, metre le posizioni di Raffaele Gualtieri, di Catanzaro Massimo Berlingieri, di Catanzaro, sono state stralciate per essere riunite nell’udienza del 15 luglio. 

La riorganizzazione della cosca

Un’indagine che mira a far luce  sulla presunta riorganizzazione della cosca Martino, considerata erede della storica famiglia di ‘ndrangheta  di Cutro e che copre un arco temporale di oltre quindici anni, disegnando uno scenario complesso, in cui la Dda ipotizza l’esistenza di una nuova struttura criminale autonoma, ma ancora radicata nei tradizionali meccanismi mafiosi. Tra gli indagati figura la moglie di Martino, Veneranda Verni, considerata dagli inquirenti una figura chiave nella gestione delle estorsioni e nel mantenimento dei contatti con altre cosche, come quella dei Mannolo di San Leonardo di Cutro. Insieme a lei, i figli Salvatore e Francesco Martino, entrambi accusati di aver agito in prima persona per mantenere il controllo sul territorio e favorire investimenti in attività economiche ritenute vicine alla cosca.

Le accuse

La Dda contesta a vario titolo agli indagati le estorsioni ai danni di imprenditori locali, in alcuni casi con richieste di denaro o beni materiali, in altri con richieste di posti di lavoro; il traffico di sostanze stupefacenti, con un’organizzazione autonoma ma collegata alla cosca, operante tra Cutro, Crotone, Catanzaro, Cosenza e Brindisi, il possesso e traffico di armi da fuoco, anche di provenienza illecita, custodite in luoghi nascosti nei pressi di aziende agricole e le intimidazioni mediante l’uso di esplosivi e minacce di morte, anche nei confronti di familiari. 

L’ombra della cosca sulle attività economiche locali

Secondo le ipotesi di accusa, la cosca avrebbe tentato di condizionare il mercato locale attraverso intestazioni fittizie di beni, acquisizione di appalti pubblici e infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, in particolare nei settori dell’edilizia, della ristorazione e del movimento terra. L’obiettivo dichiarato dagli inquirenti sarebbe stato quello di ottenere vantaggi economici e politici, alterando anche il libero esercizio del voto. Inoltre, molte delle contestazioni sono supportate da intercettazioni.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel nutrito collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Stefano Nimpo, Vincenzo Garrubba, Carmen Chiefari, Salvatore Rossi, Francesco Ansani, Eugenio Felice Perrone, Fabrizio Salviati, Pierpaolo Panza, Alessandro Guerriero, Leonardo Citrato, Arduino Foresta, Mary Aiello, Arturo Bova, Gregorio Viscomi, Luigi Colacino, Antonio Ierardi, Sergio Rotundo, Giuseppe Fonte, Aldo Truncè, Francesco Severino, Elisabetta Sacco, Luigi Villirilli, Piero Mancuso, Anselmo Mancuso, Fabrizio Salviati, Salvatore Iannone, Antonio Ludovico.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE