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10 Aprile 2026
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Gratteri “sale in cattedra” a La7: con “Lezione di mafie” la tv generalista sfida l’ignoranza

Il procuratore calabrese debutta in prima serata, a titolo gratuito, con un programma di educazione civica sulla criminalità organizzata, realizzato nelle giornate di ferie. Urbano Cairo rilancia l’identità “solida e indipendente” della rete con una scelta coraggiosa

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Una televisione che non si limita a intrattenere, ma che educa, informa, smuove le coscienze. È questa l’idea di fondo che ha ispirato la decisione di Urbano Cairo, patron di La7, di affidare a Nicola Gratteri uno spazio in prima serata con un titolo che è già un programma: Lezione di mafie. Il Procuratore di Napoli metterà a disposizione della trasmissione le proprie competenze a titolo completamente gratuito, nei suoi giorni di ferie.

Nel giorno in cui viene presentato il nuovo palinsesto autunnale della rete, l’annuncio ha il sapore di un segnale forte: la lotta alla criminalità organizzata entra nelle case degli italiani non solo come cronaca o fiction, ma come conoscenza, come consapevolezza.

La cultura contro l’omertà

Gratteri non è un volto qualunque. Ex procuratore capo di Catanzaro, simbolo della magistratura antimafia, sotto scorta da oltre trent’anni, autore di decine di libri divulgativi, ha scelto da sempre la strada della chiarezza. Non è la toga che porta in tv, ma l’autorevolezza del suo sapere. Lezione di mafie – il cui titolo richiama volutamente un’impostazione pedagogica – promette di raccontare storia, metodi, trasformazioni e infiltrazioni delle organizzazioni mafiose, con uno sguardo particolare alla ‘ndrangheta, la più potente e meno conosciuta tra le mafie italiane.

Un ritorno alle origini della missione giornalistica, si potrebbe dire: spiegare per far capire, decodificare la complessità, scardinare i luoghi comuni, rompere il silenzio. In una stagione segnata dalla delegittimazione della magistratura e dalla rimozione del tema mafioso dall’agenda politica, il progetto assume un valore politico e culturale altissimo.

Cairo rilancia la “rete dei pensanti”

“Abbiamo un’identità solida e indipendente, e vogliamo consolidarla”, ha detto Cairo, presentando Lezione di mafie insieme ad altri grandi ritorni e nuove sfide editoriali. Gratteri non è l’unica scommessa: accanto a lui ci sarà anche Roberto Saviano con La giusta distanza, Ezio Mauro con due biografie su Putin e Papa Francesco, e Corrado Augias con la seconda stagione de La Torre di Babele Doc. Una sorta di dream team della riflessione civile, quasi a voler dire che La7 sceglie di parlare a chi vuole capire, non solo a chi vuole passare il tempo.

Ma tra tutti, è Gratteri a spiccare: non solo per la caratura, ma per il coraggio. Chi lo segue lo sa: non edulcora, non fa sconti, non cerca l’applauso facile. Parla di mafia come di un sistema di potere capillare, che si nutre di silenzi e complicità, anche nelle stanze della politica e dell’economia. Il suo arrivo in tv, dunque, non sarà solo un evento mediatico: sarà un banco di prova per la tenuta culturale del pubblico italiano.

Oltre la cronaca: “fare memoria” in diretta

C’è una profonda differenza tra raccontare la mafia come notizia e raccontarla come fenomeno. Il primo approccio si consuma in fretta; il secondo richiede tempo, studio, responsabilità. È questo il passaggio che Lezione di mafie promette di compiere. Un salto che forse solo una rete come La7 – che negli anni ha saputo dare spazio a Mentana, Formigli, Gruber, Zoro – poteva permettersi di fare. E proprio Enrico Mentana, confermatissimo al Tg e alle sue celebri #maratonementana, sarà probabilmente l’anello di raccordo tra l’informazione quotidiana e i nuovi linguaggi della conoscenza televisiva.

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