Farmaci e presidi sanitari, con tanto di camici, aghi, guanti, destinati al reparto di Oculistica dell’ospedale Pugliese di Catanzaro e trasferiti tutti in via Alberti, utilizzati in un più lucrativo studio privato, trasformato in una vera e propria sala operatoria, senza autorizzazione alcuna, dirottando le risorse pubbliche per scopi personali. Pazienti “accaparrati” prospettando liste di attesa troppo lunghe in ospedale per interventi chirurgici di cataratta pagati in nero.
Le ipotesi di accusa
Con le accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa ai danni dello Stato, favoreggiamento personale e reale, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, il procuratore aggiunto Giulia Pantano e il magistrato Domenico Assumma hanno chiuso l’indagine, nome in codice “Batticuore” nei confronti di 7 indagati tra camici bianchi, professionisti e un carabiniere.
I nomi degli indagati
Si tratta del dirigente medico del reparto di Oculistica del Pugliese-Ciaccio Marco Scicchitano, di Catanzaro; dei due infermieri Riccardo Sperlì e Anna Rita Procopio, entrambi di Davoli; dell’imprenditore cosentino Maurizio Gigliotti; dell’avvocato Antonio Torchia, di Catanzaro; dell’amministratore unico di un centro polispecialistico Melania Musso, di Sellia Marina e del carabiniere Ugo Salvatore Vescio, di Lamezia Terme. Nel biennio 2021-2022 Scicchitano avrebbe eseguito almeno 110 interventi chirurgici di cataratta, quasi tutti nello studio catanzarese di via Alberti che ai pazienti sarebbero costati 700 euro ad occhio, senza il rilascio di un documento fiscale e nell’ipotesi in cui lo stesso veniva rilasciato, l’importo veniva maggiorato, con la richiesta al paziente di versare ulteriori 200 euro per l’acquisto della lente intraoculare da impiantare. Questo sarebbe avvenuto sia quando la lente veniva procurata direttamente dall’azienda Emmegi, sia quando era stata sottratta dal materiale in dotazione all’ospedale: il paziente pagava tramite bonifico direttamente alla ditta Emmegi del Gigliotti e, a fronte di pagamento tracciabile, la ditta fornitrice emetteva fattura che tuttavia recava nella descrizione altro oggetto, laddove la lente era di proprietà dell’azienda ospedaliera. Tutto illegale e a spese dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio, oggi Dulbecco, che si è vista sottrarre prodotti e attrezzature medico-sanitarie.
L’organizzatore e gli esecutori
A capo dell’organizzazione finalizzata alla truffa e al peculato, per la Procura, c’era Schicchitano, mentre gli infermieri professionali avrebbero avuto il ruolo di esecutori delle sue direttive, coadiuvati da Gigliotti, amministratore dell’azienda Emmegi Hospital srl, operante nella fornitura di servizi e prodotti nel campo dell’oftalmologia, fornitore di lenti intraoculari da impiantare nell’occhio del paziente. Il reparto di Oculistica del Pugliese era la “fonte di approvvigionamento” per il funzionamento dello studio privato e per l’esecuzione di tutte le prestazioni sanitarie erogate, omettendo di versare nelle casse dell’azienda ospedaliera i compensi ricevuti dallo svolgimento di attività professionale in regime di intramoenia allargata.
Il consiglio del carabiniere di nascondere tutto
Durante un blitz del Nas dei Carabinieri di Catanzaro avvenuto il 5 novembre 2022 in un centro polispecialistico, sono stati trovati due cryo tec di proprietà dell’azienda ospedaliera Pugliese- Ciaccio. Scicchitano avrebbe contattato Ugo Vescio, all’epoca dei fatti colonnello medico dell’Arma dei Carabinieri per ottenere eventuali informazioni riservate sullo sviluppo dell’attività investigativa. Avrebbe informato l’amico dei materiali medicali, dei dispositivi medici e dei farmaci sottratti dal reparto di oculistica dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e portati nello studio medico privato di via Alberti . E il militare avrebbe consigliato Schicchitano di nascondere tutti gli apparecchi e i prodotti medici, spostandoli in altro sito, rendendosi diponibile a rivelare ulteriori dettagli in merito all’indagine.
E Gigliotti avrebbe garantito il suo supporto consigliando la creazione di documentazione falsa per “giustificare” la provenienza dei due dispositivi, concorrendo a pianificare le operazioni di occultamento di tutto il materiale medicale presente nello studio medico del dottor Scicchitano.
Il ruolo dell’avvocato
E qui entra in scena l’avvocato Torchia che avrebbe aiutato materialmente Scicchitano e i due infermieri a spostare tutto il materiale dallo studio privato di via Alberti in un immobile sito in via Veneto, dove Scicchitano aveva una cantina.
Il falso documento per giustificare il prelievo di macchinari
Melania Musso, dopo il ritrovamento da parte del Nas dei due cryo tec nei locali del poliambulatorio, li avrebbe aiutati ad eludere le attività investigative, utilizzando un falso documento, formato materialmente dalla Procopio. Un atto con l’intestazione dell’Azienda Sanitaria Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e la dicitura ‘In data odierna 1 giugno 2022 si consegnano in prestito 2 cryo tec al centro polispecialistico. Documento riportante il timbro ad inchiostro dell’“Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro con apposta una firma illeggibile, risultata essere, dai successivi accertamenti svolti, apocrifa, e trasmessa il 9 novembre di quello stesso anno al Reparto del Nas, per “giustificare” il prelievo dei macchinari dall’ospedale pubblico per evitare che il medico e gli infermieri fossero incriminati. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato agli indagati nel mese di maggio e adesso si attendono le ulteriori determinazioni della Procura.









