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28 Aprile 2026
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Terremoto in Regione: indagato anche Grillo. L’intercettazione con Daffinà lo mette nei guai

Blitz della Finanza, perquisizioni e sequestri. Spunta una telefonata tra il commissario del Parco delle Serre e il subcommissario Daffinà. Ipotesi di corruzione in concorso. Grillo: "È solo una telefonata banale". Occhiuto: "Controllate tutto"

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È uno dei nomi più noti della politica calabrese. Ora anche Alfonsino Grillo, ex consigliere regionale e attuale commissario del Parco delle Serre, è finito nel registro degli indagati della maxi inchiesta della Procura di Catanzaro. A metterlo nei guai, un’intercettazione con Antonino Daffinà, subcommissario nazionale per la Depurazione, e fedelissimo del presidente Roberto Occhiuto.

L’intercettazione chiave: “Ci sarà la proroga”

Al centro delle indagini della Guardia di Finanza, una telefonata ritenuta cruciale. In quel colloquio, secondo gli inquirenti, Daffinà avrebbe rassicurato Grillo su una nuova proroga dell’incarico al vertice del Parco, chiedendogli – stando all’accusa – un “riconoscimento” in cambio. Un passaggio che ha fatto scattare l’ipotesi di corruzione in concorso.

Blitz, sequestri e perquisizioni: il sistema sotto accusa

La perquisizione a carico di Grillo è solo una delle tante: la Finanza ha setacciato uffici regionali, abitazioni private e sedi istituzionali. Sequestrati anche computer e cellulari, compreso il telefono personale del commissario. Grillo, che ha ricevuto l’ultima proroga ad aprile 2025, è da anni alla guida del Parco con un incarico mai stabilizzato.

Chi è Alfonsino Grillo: i precedenti giudiziari

Non è nuovo alle aule giudiziarie: Grillo, classe 1966, è già imputato nel processo “Rimborsopoli” a Reggio Calabria, dove la Procura ha chiesto per lui una condanna a 4 anni e 3 mesi per peculato. Per quella vicenda, la Corte dei Conti lo ha già condannato a risarcire 50.000 euro. E ora arriva anche questo nuovo filone che lo collega a Daffinà, volto centrale nell’inchiesta.

La linea della difesa: “Nessun reato, telefonata banale”

A sminuire la portata dell’intercettazione è l’avvocato difensore Domenico Ioppolo: “La contestazione riguarda un solo episodio. Una telefonata dai contenuti banali. Il mio assistito vuole essere ascoltato il prima possibile dal pubblico ministero per chiarire tutto”.

Daffinà indagato per corruzione e turbativa d’asta

Non solo Grillo. Il nome che capeggia nell’inchiesta, come anticipato nell’articolo di ieri di Calabria 7, è quello di Antonino Daffinà, indagato per corruzione e turbativa d’asta, presidente dei commercialisti di Vibo Valentia, subcommissario nazionale alla Depurazione e figura molto vicina a Forza Italia e al presidente Occhiuto, indagato per corruzione e turbativa d’asta. Anche per lui l’accusa è corruzione, ma con l’aggiunta di turbativa d’asta. Sequestrati i suoi computer in due sedi distinte, a Roma e a Catanzaro.

Aterp e Pnrr: sotto esame appalti e bandi pubblici

L’inchiesta tocca anche la Aterp Calabria, ente per l’edilizia popolare, finita nel mirino per presunte irregolarità nei bandi finanziati dal Pnrr. I militari della Finanza hanno acquisito documentazione su gare pubbliche per la ristrutturazione di alloggi popolari, verificando i rapporti tra l’Aterp e alcune imprese di costruzione.

Focus sulla sanità: controlli su accreditamenti e budget

Altro fronte caldo: la sanità privata. I finanzieri hanno acquisito atti su accreditamenti e budget destinati alle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Regionale. Un settore strategico, spesso al centro di pressioni politiche e di interessi trasversali.

Occhiuto rompe il silenzio: “Nessuna ombra, ben vengano i controlli”

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha commentato i blitz: “Controllate tutto. Non abbiamo nulla da nascondere. Ben vengano accertamenti e verifiche. La legalità è il primo pilastro del mio mandato”.
Una difesa netta, mentre l’inchiesta prosegue e si allarga ogni giorno.

Una rete sotto osservazione: nomi e incarichi da chiarire

Dalla depurazione alla sanità, passando per edilizia pubblica e incarichi dirigenziali, la Procura di Catanzaro sembra voler fare luce su un sistema relazionale e politico che avrebbe garantito favori, nomine e appalti in modo non sempre trasparente.

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