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28 Aprile 2026
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Naufragio di Cutro, per il consulente del pm “il soccorso era possibile”: sotto accusa ritardi e coordinamento

Criticità su radar, termocamere e coordinamento tra Guardia di finanza e Capitaneria. In aula emerge anche il rifiuto della collaborazione della Guardia costiera da parte della Finanza

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Si arricchisce di nuovi dettagli il processo sul naufragio del caicco Summer Love, avvenuto a Cutro. Nel corso dell’udienza davanti al tribunale di Crotone, il consulente tecnico della Procura ha ribadito che la notte della tragedia esistevano tutte le condizioni per attivare un’operazione di ricerca e soccorso.

“Operazione Sar mai attivata”

A sostenerlo è stato l’ammiraglio Salvatore Carannante, intervenuto durante l’udienza: “Non è mai stata presa in considerazione l’operazione Sar – ha spiegato – perché l’evento era stato classificato come attività di contrasto all’immigrazione clandestina”. Una scelta che, secondo il consulente, avrebbe inciso sulla gestione complessiva dell’emergenza.

Rifiutata la collaborazione della Guardia costiera

Nel controesame è emerso un ulteriore elemento rilevante: la Guardia di finanza avrebbe rifiutato il supporto della Guardia costiera nelle fasi iniziali dell’intervento.
“Dopo un primo contatto – ha spiegato Carannante – la collaborazione non è stata sviluppata”.

In particolare, alla proposta di supporto operativo, la risposta sarebbe stata: “Se abbiamo necessità vi ricontattiamo”, senza che vi fosse poi un ulteriore coinvolgimento.

Comunicazioni interrotte prima della tragedia

Secondo quanto riferito in aula, i contatti tra i due corpi si sarebbero interrotti poco dopo le 23:36, per poi riprendere solo a tragedia ormai consumata. Un vuoto comunicativo che rappresenta uno degli aspetti centrali su cui si concentra il procedimento giudiziario.

Criticità operative e strumenti non funzionanti

L’analisi tecnica ha evidenziato anche problemi legati alle dotazioni di bordo, con la termocamera dei radar non funzionante, compromettendo la verifica dei segnali.
“Si è operato in maniera approssimativa”, ha affermato il consulente, evidenziando come tali carenze abbiano limitato la capacità di valutazione della situazione in mare.

Dubbi sulle catene di comando

Nel corso dell’udienza è stato inoltre chiarito il ruolo dei vertici operativi. Alcuni ufficiali, pur coinvolti nelle comunicazioni, non avrebbero avuto accesso diretto ai dati in tempo reale né poteri decisionali sulle unità in mare, elemento che avrebbe inciso sulla gestione complessiva dell’intervento.

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