Si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro il giudizio per la cosiddetta strage di Ariola, un tragico episodio avvenuto nel 2003 nella frazione di Gerocarne, nel Vibonese, dove persero la vita tre uomini e un quarto rimase ferito. Il procedimento trae origine dall’inchiesta antimafia Habanero, che ha fatto emergere le intricate dinamiche di potere e conflitto all’interno della ‘ndrangheta locale.
La vicenda e gli imputati coinvolti
Il 25 ottobre del 2003, nella piccola frazione di Ariola, tre persone furono brutalmente uccise: si tratta di Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro. Un quarto soggetto subì gravi ferite. L’inchiesta ha portato sotto accusa tre esponenti del clan Maiolo di Acquaro, ritenuti direttamente responsabili: si tratta di Angelo Maiolo, suo fratello Francesco e un loro cugino omonimo residente in Piemonte.
Un regolamento di conti radicato nel passato
Secondo gli inquirenti, l’attacco mortale si configura come un atto di ritorsione legato a eventi degli anni Novanta, in cui i genitori degli imputati, anch’essi coinvolti nelle rivalità mafiose, scomparvero in circostanze violente e mai del tutto chiarite. Questa vendetta rappresenta uno degli episodi più cruenti delle lotte per il predominio criminale nell’area delle Preserre vibonesi.
L’operazione Habanero e il colpo al clan Maiolo
L’inchiesta, guidata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai Carabinieri di Vibo Valentia, ha rappresentato un importante passo per smantellare uno dei gruppi mafiosi più radicati nel territorio. L’operazione ha portato alla luce le relazioni e le strategie di potere che hanno caratterizzato per anni le attività illecite del clan.
Il processo: prove e testimonianze decisive
Con l’inizio del dibattimento, la Procura punta a consolidare le accuse tramite un ampio materiale probatorio e le dichiarazioni di testimoni, per dimostrare il movente di vendetta e l’intreccio di alleanze criminali che hanno portato all’eccidio. Il percorso giudiziario si preannuncia articolato e fondamentale per fare chiarezza su una pagina drammatica della storia criminale del Vibonese.






