Lezioni di mafia, il nuovo programma in onda su La7, con protagonista Nicola Gratteri, sta facendo discutere. Registrato gratuitamente e nei giorni di ferie, il format è stato pensato come un’occasione di divulgazione antimafia davanti a un pubblico di studenti universitari. Ma perché certa politica e certa stampa sono ossessionati dal dire e dal fare di Gratteri reagendo così duramente ogni volta che appare in tv? E’ paura, invidia, preoccupazione o, semplice, ignoranza di chi non conosce le dinamiche che muovono i mass-media o, peggio, di chi si ritrova a dirigere giornali – finanziati lautamente dallo Stato – che ormai leggono solo gli addetti ai lavori per compiacersi? Può un magistrato essere anche un divulgatore, senza ledere l’equilibrio tra poteri? E, soprattutto, perché il grande pubblico continua a premiare Gratteri con ascolti record?
Mentre imperversa la polemica sull’opportunità della presenza del procuratore Nicola Gratteri in tv, il giornalista e stratega della comunicazione Klaus Davi prende posizione senza mezzi termini. In questa intervista rilasciata a Calabria7, Davi difende il format, bacchetta la politica, affonda sulla Rai e svela i motivi del successo mediatico del magistrato più odiato dai “colletti bianchi”.
– Perché temono Gratteri in TV?
“Beh, non mi stupisce perché comunque il programma viene inserito nei palinsesti in piena campagna referendaria e quindi già adesso siamo in piena campagna referendaria, se noti, al minimo, già le sentenze, la vicenda del carabiniere indagato… tutto già entra nella campagna referendaria. Figuriamoci un programma che andrà in autunno o in primavera. Quindi è assolutamente normale: entra come contenuto, ma entra perché la politica dice, strumentalmente ovviamente, questo è il simbolo del fatto che ci vuole la separazione delle carriere anche tra giornalisti e Pm, quindi viene strumentalizzato anche per quello.”
– Un Pm può fare divulgazione in TV?
“Sono assolutamente a favore di questo programma, del programma di Saviano, di Cose Nostre, ovviamente del mio format, di tutti i programmi che affrontano questo tema come anche Report, a cui ho dato un contributo personalmente, o quello di Iacona, per esempio. Tutti i programmi che danno spazio a questi temi. Gratteri non è solo un Pm, è uno scrittore, autore di libri da tantissimi anni, quindi una persona del tutto legittimata a condurre un programma. Inoltre il fatto che vada dai ragazzi a insegnare queste cose è estremamente positivo, in un format televisivo.”
– Le critiche che arrivano da certa politica e da una parte dell’avvocatura sono fondate?
“No, non sono d’accordo. Gli avvocati sono dappertutto e mi sta bene, perché su Garlasco e su tanti altri temi sono diventati delle superstar, delle celebrities. Non solo in Italia questo avviene, bisogna essere onesti. E sono contento se gli avvocati si espongono e vanno in televisione, non sono contro gli avvocati in televisione. Quindi lasciamo spazio anche ai magistrati. Oggi, ripeto, Sisto è azionista della RAI in quanto politico: pensi a dire alla RAI che faccia programmi sull’‘ndrangheta, perché non va dai vertici RAI a dire che si occupino di ‘ndrangheta invece di polemizzare?”
– Gratteri lo ha fatto in ferie e gratis. Polemica assurda?
“Io penso che una persona come Gratteri non è mai in ferie, soprattutto mentalmente. E’ un magistrato sotto scorta h24 da 30 anni. Quindi anche questo denota cattivo gusto nel polemizzare.”
– Perché non l’ha fatto la Rai?
“Perché la RAI, su questi temi, fa la giornata della legalità, fa qualcos’altro come le puntate di Report, di Presa Diretta, gli speciali di questi programmi e poi poco altro ancora. Io stesso presentai al direttore generale – al CEO precedente della RAI, quello che sta a San Marino adesso – un progetto sulla ‘ndrangheta territoriale. Sono passati due anni e non mi ha mai detto nulla. Quindi Sisto dovrebbe dire alla RAI di occuparsi di più di temi delicati come quelli della promozione della legalità.”
– Perché Gratteri funziona così tanto in TV?
“Gratteri non incede mai nel glamour, non farebbe mai la celebrazione dei ragazzi di ‘ndrangheta. Li conosce, li sa identificare, li sa decodificare. Quindi non sarà mai un celebratore della narrazione ‘ndranghetistica, né un’esteta di questo. Ma mette a nudo le contraddizioni, i punti deboli, la falsità. Questo è il suo segreto.”
– Protagonismo o rottura dell’omertà?
“Sono d’accordo che rompe l’omertà comunicativa, più che culturale. Quindi mi colloco con il fatto che rompe l’omertà comunicativa. E noi dobbiamo seguire l’esempio per contribuire rompere il silenzio e a parlare di lotta alle mafie al grande pubblico. Non mi riferisco ovviamente ai giornalisti sul territorio in Calabria, ma a livello nazionale.”
– Urbano Cairo: editore, stratega o imprenditore?
“Assolutamente sì. Urbano Cairo ha fatto una mossa importante, coraggiosa, che apprezzo e che va sostenuta. Va sostenuta nel senso che è una mossa editorialmente intelligente, e un grande editore si schiera in questa battaglia. Chapeau.”
– Se non fosse stato Gratteri?
“No, non sarebbe stata la stessa cosa. Perché Gratteri è un critico della politica, una persona che non le manda a dire, e quindi chiaramente diventa un obiettivo. Tanto più che adesso siamo in campagna referendaria.”
– Svolta culturale o eccezione isolata?
“Sì, perché Gratteri non fa celebrazione. Non è uno che gioca con il glamour della mafia. E credo che Lezioni di mafia potrebbe essere un trend, spero che sarà un trend. Quindi più una svolta culturale. Spero che non sarà un’eccezione, ma un precedente. E il servizio pubblico si sentirà obbligato, dopo questa mossa di La7, a fare qualcosa.”









