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5 Aprile 2026
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Roma, scheletro ritrovato al San Camillo: “Speriamo non sia Emanuela Orlandi”

Pietro Orlandi frena sull’ipotesi. Le ossa trovate in un padiglione abbandonato. Ora si attende l’esito del test del Dna

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“Speriamo di no”, scrive Pietro Orlandi con amarezza sul gruppo Facebook da lui fondato, dopo l’ennesima notizia che riaccende i riflettori sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana sparita nel nulla il 22 giugno 1983.

Questa volta, al centro dell’attenzione c’è uno scheletro rinvenuto nei sotterranei del padiglione Monaldi De Sanctis, struttura in disuso all’interno dell’ospedale San Camillo di Roma. Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata del 25 luglio 2025, durante alcuni lavori di ristrutturazione.

Le parole dell’avvocata Sgrò: “Aspettiamo l’esito del Dna”

“Aspettiamo la comparazione genetica con il DNA di Emanuela, già in possesso della procura” – ha dichiarato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi, al Giornale.
“È una pista suggestiva”, ha aggiunto, facendo riferimento alla testimonianza di Sabrina Minardi, ex compagna del boss Renatino De Pedis, che aveva collocato la giovane in una zona vicina al San Camillo, nei pressi di piazza San Giovanni di Dio.

Tuttavia, la prudenza resta d’obbligo. Le indagini di anni fa avevano smentito l’attendibilità delle dichiarazioni della Minardi, anche per via di contraddizioni e errori fattuali, tra cui la chiamata in causa di persone che, all’epoca della sparizione, risultavano addirittura detenute.

Lo scheletro e le prime analisi: ossa di età recente

Il corpo in avanzata decomposizione è stato scoperto da un operaio che stava sgomberando l’area. Le ossa erano nascoste in un vano ascensore, tra cumuli di rifiuti, al piano terra del padiglione. Dai primi accertamenti sembrerebbe che i resti abbiano tra i tre e gli otto anni. Saranno ora gli esami forensi di laboratorio a chiarire l’identità della persona deceduta.

Il dato temporale solleva già dubbi sull’eventuale collegamento con Emanuela Orlandi, scomparsa oltre quarant’anni fa. Ma la famiglia aspetta, ancora una volta, con rispetto e speranza.

Il padiglione Monaldi: anni di degrado e bivacchi

Il padiglione Monaldi, chiuso da tempo e non più operativo, è stato per anni rifugio di clochard e tossicodipendenti. Fino al 2017, i suoi corridoi erano stati occupati con tende da campeggio e bivacchi improvvisati. Dopo un primo tentativo di ristrutturazione, tutto era stato nuovamente abbandonato, lasciando la struttura in uno stato di completo degrado.

Una delle ipotesi più plausibili, al momento, è che le ossa ritrovate appartengano a una persona senza fissa dimora, morta senza che nessuno se ne accorgesse.

Un dolore senza fine: ogni scheletro riapre la ferita

Il ritrovamento, seppur forse scollegato al caso Orlandi, è solo l’ennesimo episodio che riporta la famiglia Orlandi nel vortice del sospetto e dell’attesa. Per Pietro, ogni scheletro ritrovato a Roma diventa un fantasma della sorella mai ritrovata. “Ogni volta che si trovano ossa a Roma sembra debbano appartenere per forza a Emanuela” – ha scritto. “Speriamo di no”.

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