In una dura analisi post-elettorale, Carlo Calenda non usa mezzi termini per descrivere l’esito del voto in Calabria, collegandolo a un preoccupante trend nazionale. Intervistato da Rainews24, il leader politico ha messo in luce una dinamica che, a suo avviso, mina alle fondamenta il sistema democratico.
Crollo della partecipazione e potere istituzionale
“Il voto in Calabria,” ha dichiarato Calenda, “certifica la diminuzione tragica della partecipazione e la vittoria di chi governa.” Secondo la sua tesi, il potere politico in carica beneficia strutturalmente dell’astensione di massa. Un meccanismo che, per Calenda, si ripeterà in altre regioni chiave: “Vince chi governa”.
Il “disastro” del clientelismo
Il politico ha poi puntato il dito contro il clientelismo, definendolo il vero motore del consenso nel Sud. “I voti si prendono sulla base delle clientele e le clientele si fanno in base ai voti che hai,” ha spiegato, sintetizzando un circolo vizioso perverso. “È un disastro,” ha aggiunto con forza, criticando un sistema che, a suo dire, si autoalimenta a discapito di una sana competizione democratica e programmatica.
La critica alla campagna di Tridico
Calenda ha infine riservato una critica particolarmente aspra alla campagna elettorale di un candidato, bollandola come un esempio lampante di approccio demagogico. “La campagna fatta da Tridico è demenziale, sembrava Checco Zalone,” ha attaccato l’ex Ministro. Citando gli argomenti al centro della discussione—i forestali, l’abolizione del bollo auto, il reddito di cittadinanza—Calenda ha evidenziato come le promesse elettorali si concentrino su misure assistenziali e populistiche piuttosto che su una visione strategica di lungo periodo.









