Nel 2024, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione – i cosiddetti Neet – è scesa al 15,2%, in calo rispetto al 23,7% del 2020. A comunicarlo è stata Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, nel corso di un’audizione alla Commissione Cultura e Istruzione del Senato.
Il Mezzogiorno è in forte ritardo
Nonostante la flessione su scala nazionale, il dato si aggrava notevolmente in alcune regioni del Mezzogiorno. In Calabria, la quota dei Neet sale al 26,2%, seguita da Sicilia (25,7%), Campania (24,9%) e Puglia (21,4%). Si tratta di territori in cui oltre un giovane su quattro è completamente escluso sia dal mondo del lavoro che da quello dell’istruzione e della formazione.
Le donne restano le più penalizzate
La disparità di genere continua a essere marcata. Le giovani donne risultano significativamente più coinvolte nel fenomeno: il 16,6% è classificato come Neet, contro il 13,8% degli uomini. Un divario che riflette anche il peso di fattori culturali, sociali e familiari, soprattutto nelle regioni meridionali.
Povertà educativa e dispersione scolastica
L’Istat ha evidenziato questi numeri nel quadro dell’indagine conoscitiva in corso su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica. Il fenomeno dei Neet è considerato un indicatore chiave della fragilità giovanile: non è solo una questione occupazionale o scolastica, ma un segnale profondo del rischio di esclusione sociale per una fetta consistente della popolazione giovanile italiana.









