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12 Marzo 2026
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Calabria
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L’emergenza incendi non si placa:  nel 2025 la Calabria  tra le regioni  con la peggior “ferita ecologica” nel sud

Il bilancio svela una terra martoriata. Oltre 143 km² di territorio perduti, con le preziose foreste cosentine in ginocchio. La crisi climatica e la fragilità del patrimonio naturale italiano in primo piano

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La stagione degli incendi 2025 si è conclusa con uno dei bilanci più gravi degli ultimi quattro anni in Italia. Tra l’inizio di gennaio e la metà di settembre, circa 1600 grandi incendi hanno incenerito quasi 890 km² di territorio. I dati congiunti di Ispra ed Effis (European Forest Fire Information System) disegnano un quadro allarmante, con 115 km² di preziose aree boschive andate in fumo.

Come spesso accade, il peso maggiore di questa devastazione si è concentrato nel Mezzogiorno. Le regioni di Sicilia, Calabria, Puglia e Campania hanno sopportato l’85% delle superfici totali percorse dal fuoco, evidenziando una vulnerabilità territoriale che non accenna a diminuire.

Calabria: 143 km² di ecosistemi perduti

Per la Calabria, il bilancio è particolarmente pesante. Con 143 km² di territorio devastato dagli incendi, la regione si conferma un hotspot della crisi. Il dato più critico emerge analizzando l’impatto sulle foreste: la provincia di Cosenza ha registrato la perdita forestale più ingente della regione, con ben 13 km² di preziosi ecosistemi boschivi compromessi. La macchia mediterranea, i boschi di querce e le foreste di conifere, elementi vitali della biodiversità calabrese, sono stati duramente colpiti.

Questa geografia delle fiamme non solo spazza via ettari di vegetazione, ma erode la capacità di rigenerazione naturale di habitat già vulnerabili, spesso inseriti in contesti di elevato valore ecologico e paesaggistico.

Il silenzio sugli alberi e le aree protette

Se la Sicilia ha registrato il dato più alto in termini assoluti (480 km² bruciati), l’analisi qualitativa delinea un danno forestale complessivo drammatico per l’Italia, dove il 39% delle superfici boschive incenerite si trovava all’interno di aree protette, spesso parte della rete Natura 2000.

Nonostante le foreste costituiscano una frazione minore della superficie totale bruciata rispetto a praterie e arbusteti, la loro perdita è ecologicamente incomparabile. La stagione 2025 non è solo una conta di ettari inceneriti, ma il segnale di una fragilità territoriale che rischia di compromettere in modo irreversibile il patrimonio naturale italiano. La Calabria, in particolare, deve urgentemente confrontarsi con l’esigenza di una maggiore prevenzione e resilienza del territorio di fronte a un clima sempre più ostile.

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