“Infondato l’appello della Dda, non emergono dagli atti elementi idonei a dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che Domenico Tallini ha apportato al progetto imprenditoriale, sfociato nella costituzione del Consorzio Farmaltalia e della connessa società Farmaeko” un contributo finalizzato al rafforzamento delle capacità operative della cosca Grande Aracri”. La Corte di appello di Catanzaro motiva la decisione di confermare l’assoluzione del politico (LEGGI), imputato nel processo Farmabusiness, con la formula più ampia perché il fatto non sussiste.
Dalle dichiarazioni e dalla captazioni non emerge che l’imputato, durante la campagna elettorale relativa alle elezioni regionali del novembre 2014, abbia stretto con gli esponenti della ‘ndrangheta di Cutro un illecito patto in forza del quale avrebbe accettato la promessa di voti in cambio della promessa di porre in essere azioni amministrative tese ad avvantaggiare il sodalizio e, in particolare, “a favorire la conclusione dell’iter amministrativo già avviato per il rilascio delle autorizzazioni necessarie per lo svolgimento delle attività del Consorzio Farmaltalia, riconducibile alla cosca Grande Aracri”. Per i giudici di appello non sono sufficienti le affermazioni di Leonardo Villirillo e di Salvatore Grande Aracri, rese durante il summit del 7 giugno 2014, dichiarazioni secondo le quali un “assessore amico” si sarebbe occupato della celere ed agevole definizione dell’iter amministrativo. “Tali affermazioni, infatti, nonostante abbiano a primo acchito una indiscutibile valenza indiziaria, per la fonte qualificata da cui provengono non superano la decisiva prova dei fatti, perché nessuno dei dirigenti e dei funzionati il cui nome è evocato nelle conversazioni captate risulta essere mai stato avvicinato, indotto, persuaso, costretto da Tallini ad assumere determinazioni che non avrebbe altrimenti adottato o a forzare i normali tempi di rilascio della richiesta autorizzazione, imprimendo all’iter un anomalo e accelerato decorso”.
Dalle dichiarazioni e dalla captazioni non emerge che l’imputato, durante la campagna elettorale relativa alle elezioni regionali del novembre 2014, abbia stretto con gli esponenti della ‘ndrangheta di Cutro un illecito patto in forza del quale avrebbe accettato la promessa di voti in cambio della promessa di porre in essere azioni amministrative tese ad avvantaggiare il sodalizio e, in particolare, “a favorire la conclusione dell’iter amministrativo già avviato per il rilascio delle autorizzazioni necessarie per lo svolgimento delle attività del Consorzio Farmaltalia, riconducibile alla cosca Grande Aracri”. Per i giudici di appello non sono sufficienti le affermazioni di Leonardo Villirillo e di Salvatore Grande Aracri, rese durante il summit del 7 giugno 2014, dichiarazioni secondo le quali un “assessore amico” si sarebbe occupato della celere ed agevole definizione dell’iter amministrativo. “Tali affermazioni, infatti, nonostante abbiano a primo acchito una indiscutibile valenza indiziaria, per la fonte qualificata da cui provengono non superano la decisiva prova dei fatti, perché nessuno dei dirigenti e dei funzionati il cui nome è evocato nelle conversazioni captate risulta essere mai stato avvicinato, indotto, persuaso, costretto da Tallini ad assumere determinazioni che non avrebbe altrimenti adottato o a forzare i normali tempi di rilascio della richiesta autorizzazione, imprimendo all’iter un anomalo e accelerato decorso”.
“Tallini non ha strumentalizzato le sue funzioni”
Conversazioni che sebbene dimostrino l’interesse di Tallini verso il progetto sin dalle sue fasi iniziali, si fermano a questo, non vanno oltre, non provano che abbia strumentalizzato il suo ufficio e le sue funzioni per incidere sulle determinazioni degli organi competenti. Rimane per la Corte la necessità di capire per quale ragione, a fronte Tallini sia stato indicato nel corso della riunione del 7 giugno 2014, da Villirillo e da Salvatore Grande Aracri come l’assessore asservito al progetto. E c’è solo una spiegazione possibile: Domenico Scozzafava,l’antennista, “che sicuramente era all’epoca già inserito nei contesti delinquenziali e mafiosi si è servito della sua conoscenza personale con Tallini per rafforzare, consolidare ed elevare la sua posizione associativa, per conquistare all’interno della cosca Grande Aracri un titolo di primaria importanza, certamente superiore a quello sino a quel momento riconosciutogli e che gli derivava dal presentarsi come il tramite con la politica che conta, con quel ‘livello’ superiore, cui ogni cosca mafiosa anela di venire in contatto, per infiltrare, piegandoli ai propri interessi, i processi decisionali e le funzioni di governo”.
Non ci sono elementi idonei a dimostrare che Tallini nel periodo in cui sono avvenuti i fatti e che, si collocano tutti nel ristretto arco temporale che va dal mese di dicembre 2013 al successivo mese di gennaio 2014, fosse consapevole della organica appartenenza di Scozzafava alla consorteria mafiosa dei Grande Aracri né del fatto che, unitamente a Paolo De Sole, avesse già messo a disposizione della stessa organizzazione il progetto imprenditoriale FarmaItalia con l’obiettivo di accrescerne la potenza economica e il suo potere di controllo del territorio”.
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