Si annunciano due giornate di sciopero generale nazionale contro la manovra del governo Meloni. Il 28 novembre scenderanno in piazza Usb, Cobas, Cub, Adl, Clap, Sgb e altre sigle del sindacalismo di base. La Cgil, invece, ha avanzato alla Commissione di Garanzia la data del 12 dicembre, che dovrebbe essere formalizzata nelle prossime ore nel corso dell’assemblea di Firenze.
La divisione arriva a poche settimane dalla grande mobilitazione del 3 ottobre, quando – caso raro negli ultimi quarant’anni – confederali e sindacati di base avevano marciato insieme, sostenuti anche da importanti movimenti sociali e studenteschi.
Cosa si chiede al Governo
Nonostante la rottura sul calendario, le piattaforme rivendicative dei sindacati rimangono sostanzialmente sovrapponibili. Al centro della protesta ci sono l’aumento di salari e pensioni, un rafforzamento degli investimenti pubblici in sanità e scuola, il contrasto alla precarietà e una maggiore attenzione alle politiche industriali. Eppure, pur partendo da richieste comuni, quel fronte che sembrava solido dopo il 3 ottobre non ha retto.
L’appello dei Cobas: “Facciamo come il 3 ottobre”
Nei giorni scorsi i Cobas hanno tentato di ricomporre l’unità chiedendo: “Uno sciopero generale unico, come il 3 ottobre”. Il portavoce Piero Bernocchi ha spiegato che quella data “ha dimostrato che l’unità è un moltiplicatore di partecipazione”, con piazze molto più numerose della media degli scioperi degli ultimi anni. La proposta, però, non è stata accolta dalla Cgil.
Perché la Cgil va da sola
La Cgil ritiene necessario dare continuità al percorso di protesta, anche senza convergenza sul calendario. Fonti interne sostengono che la data del 12 dicembre sia quella più gestibile tra vincoli di preavviso e norme su servizi essenziali. Secondo i Cobas, però, questa scelta rischia di: “Indebolire la mobilitazione e deludere chi ha creduto nella svolta del 3 ottobre”.
Il fattore politico
Alla base della divisione pesa anche la fine del tradizionale blocco confederale Cgil-Cisl-Uil, indebolendo la capacità di coordinamento tra le parti sociali e aprendo scenari di rappresentanza più frammentati.
La mobilitazione contro la manovra ci sarà comunque, ma in due tempi e con fronti separati.
A oggi, resta difficile prevedere quale delle due date riuscirà a incidere di più nel dibattito parlamentare sulla legge di Bilancio.









