Un’ampia inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha portato alla luce presunti meccanismi di controllo e traffico di droga nella Capitale, riconducibili a consorterie di origine calabrese. L’operazione, denominata “Anemone”, condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri, ha coinvolto investigazioni sia sul territorio romano sia a livello internazionale.
Controllo e presunta egemonia sulla piazza di spaccio
Secondo gli atti investigativi, la rete sarebbe stata legata al traffico di cocaina e hashish, con quantitativi rilevanti sequestrati e contestati agli indagati. Nel quartiere di San Basilio, le indagini descrivono come un gruppo familiare avrebbe esercitato un controllo capillare sulla piazza della droga, imponendo regole e punizioni verso chi avrebbe tentato di sfidarne l’autorità.
In un episodio documentato, un pusher sarebbe stato rapito, legato e torturato per oltre un’ora, con le violenze riprese su dispositivi elettronici, a scopo intimidatorio verso altri operatori della piazza.
Faide interne e collegamenti internazionali
La Dda ha ricostruito presunte faide tra affiliati e pusher “dissidenti”, risolte attraverso minacce, violenze o pagamenti di denaro. L’indagine ha inoltre evidenziato l’uso di sistemi di comunicazione criptati, gestiti da una centrale operativa a Roma, e la collaborazione con organizzazioni albanesi, che garantirebbero canali alternativi di approvvigionamento e l’uso di porti esteri sotto il loro controllo, tra cui il Porto di Gioia Tauro.
Attività investigativa e misure cautelari
L’operazione ha portato all’emissione di 28 provvedimenti cautelari, 6 interrogatori preventivi, l’arresto in flagranza di 11 persone e il sequestro di ingenti quantità di droga. In ambito internazionale, le autorità spagnole hanno arrestato cinque latitanti indicati dal Ros.
L’inchiesta è stata condotta con il supporto di Interpol, Europol, Eurojust e delle forze di polizia albanesi. All’esecuzione dell’ordinanza del gip di Roma hanno partecipato i Ros e i comandi provinciali carabinieri di più città italiane, oltre allo Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”.
Gli indagati
Gli indagati sono i seguenti: Marco Altomare, Fatjon (alias Bledar) Berisha, Drini Beshtika, Marco Bettini, Antonio Callipari, Alessio Cervellini, Mariglen Cybi, Alessio Di Pietro, Giuseppe Fiorillo, Jurgen Havalja, Marco Lenti, Antonio Marando (classe 2001), Francesco Marando (classe 1997), Luigi Marando (classe 2000), Rosario Marando (classe 1968), Erald Marku, Beqir Mema, Federico Mennuni, Maurizio Miconi, Francesco Molluso, Francesco Mozzetta, Riza Muco, Domenico Pangallo, Domenico Natale Perre, Elis Roga, Arjan Sagajeva, Stefano Sbardella, Pasquale Trimboli, Angelo Turone, Maurizio Valeri e Gian Claudio Vannicola.
Come previsto dalla legge, gli indagati avranno 20 giorni dalla notifica per presentare memorie difensive, documenti o richieste di ulteriori atti investigativi.









