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10 Marzo 2026
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Gioco d’azzardo in Calabria: un business tra rischio e mafie, giro di 6miliardi in un anno

Secondo il dossier “Azzardomafie”, nel 2024 la spesa per il gioco in Calabria ha superato i 5,7 miliardi di euro, con cifre record a Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia

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La Calabria si conferma tra le regioni italiane più colpite dal gioco d’azzardo, con una spesa complessiva nel 2024 che sfiora i 6 miliardi di euro. Una cifra enorme, che riflette non solo le difficoltà economiche e sociali dei cittadini, ma anche la pervasività di un fenomeno in gran parte controllato dalla criminalità organizzata.

Dossier “Azzardomafie”: il legame tra gioco e mafia

Il dossier “Benvenuti ad Azzardomafie” di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, fotografa un Paese in cui il confine tra gioco legale e gioco criminale è sempre più sottile.

Tra il 2010 e il 2024, in Calabria sono stati censiti 39 clan coinvolti in attività legate all’azzardo, sia legali che illegali, con affari che travalicano i confini regionali fino a Piemonte, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Liguria. Secondo le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della DIA, investire un euro nel gioco d’azzardo può rendere fino a nove volte tanto, con rischi minimi.

Numeri allarmanti per la Calabria

Nel 2024 in Calabria sono stati spesi oltre 5,768 miliardi di euro tra gioco fisico e online, con una spesa media di 3.148 euro per abitante, bambini compresi. La situazione emerge in modo particolare a Reggio Calabria, dove il totale giocato supera i 641 milioni di euro, seguita da Catanzaro con circa 304 milioni di euro. Anche a Vibo Valentia la cifra è significativa, attestandosi sui 135 milioni di euro, evidenziando quanto il fenomeno del gioco d’azzardo sia diffuso su tutto il territorio regionale.

Conseguenze sociali e dipendenze

Secondo Libera, in Italia ci sono 1,5 milioni di giocatori patologici e circa 1,4 milioni a rischio moderato, con famiglie segnate da debiti e adolescenti che scommettono di nascosto. Luigi Ciotti evidenzia come “la politica parli di regolamentazione, ma troppo spesso resti prigioniera della logica del profitto“, mentre le mafie approfittano della situazione per consolidare il proprio potere economico e criminale.

Confische e interventi delle autorità

La Calabria ha già visto sette sale gioco confiscate, con il caso emblematico di Gioacchino Campolo, il “re dei videopoker”, a cui sono stati sottratti beni per 330 milioni di euro. Per Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera, servono “politiche più stringenti e misure concrete per limitare l’azzardo e togliere terreno alla criminalità”. Dietro l’apparenza del gioco, in Calabria, si continua a scommettere sul dolore delle persone.

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