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13 Marzo 2026
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Il grande ritorno di Vito Pitaro in Consiglio regionale: “Per gli interessi della mia città non guarderò in faccia nessuno”

Inizia la seconda vita a Palazzo Campanella del "reuccio" vibonese: "I territori soffrono quando manca una classe politica competente e seria. Ho visto più incapacità locale che vere penalizzazioni"

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Dopo alcuni anni di assenza dalla politica attiva, Vito Pitaro rientra in Consiglio regionale come unico consigliere della provincia di Vibo Valentia. Il territorio, storicamente marginalizzato rispetto ad altre province calabresi, attende da tempo risposte concrete su sanità, lavoro, infrastrutture e sviluppo economico. In questa intervista, Pitaro affronta il delicato equilibrio tra ruolo legislativo del Consiglio e potere esecutivo della giunta, la necessità di una cabina politica stabile, il confronto con il sindaco di Vibo e le priorità da mettere in cima alla lista della provincia.

Lei rientra in un Consiglio regionale dove il margine decisionale spesso è limitato dalla giunta. In cosa intende distinguersi in questo esecutivo?

“In realtà, consiglio e giunta hanno competenze distinte, quindi non si può parlare di una riduzione dei poteri di uno a favore dell’altro. Il Consiglio regionale svolge un ruolo legislativo fondamentale: è chiamato a completare progetti di legge già avviati, a proporne di nuovi e a dare indirizzi chiari alla politica regionale. Il mio obiettivo è lavorare in sinergia con la giunta, senza subire compressioni di competenze, ma contribuendo a far sì che le decisioni legislative siano efficaci e concrete per il territorio.”

In questi anni lei è rimasto fermo. La politica però no. Si sono creati nuovi interlocutori e centri di potere. Al suo rientro chi trova come suo maggior competitor?

“Avrei voluto avere un competitor nella mia stessa provincia, perché la concorrenza interna stimola la politica e permette di confrontarsi su idee e progetti. Purtroppo, questo non c’è, e questo rappresenta un vulnus per tutta la politica vibonese. Essere l’unico consigliere regionale della provincia comporta un carico notevole: gli onori sono minori rispetto agli oneri. Non avrò competitor diretti, ma lavorerò con i colleghi di altre province con spirito collaborativo, cercando di far comprendere che Vibo, come Crotone, merita attenzione particolare. La Calabria deve ripartire come un’unica entità, con tutti i territori coinvolti in modo equilibrato.”

Il vibonese vive di promesse cicliche su porto, turismo, trasporti e infrastrutture. C’è un’opera concreta che intende blindare entro 12 mesi?

“Oggi non ho opere da ‘blindare’. Le priorità immediate sono altre e più urgenti: sanità, lavoro, giovani, disoccupazione ed erosione costiera. Le infrastrutture sono certamente importanti, ma devono nascere da un lavoro condiviso tra comuni, province e Regione. Se dovessi indicare un’opera significativa, penserei al porto di Vibo Marina, perché potrebbe davvero aiutare a superare l’isolamento commerciale della provincia. Altre questioni, come la viabilità locale o manutenzioni varie, restano di competenza di comuni e provincia e devono essere affrontate in modo coordinato.”

I sindaci del territorio chiedono da anni una cabina politica stabile. Lei è disponibile a convocarla anche se questo significa mettere in ombra dirigenti di partito?

“Credo che ci sia assolutamente bisogno di una cabina politica stabile, ma questa non può comprendere solo sindaci o amministratori. Devono esserci tutti gli attori principali della provincia: partiti, sindacati, associazioni di categoria e amministratori locali. Solo con una visione globale si possono comprendere i problemi reali e trovare soluzioni concrete. Un dialogo inclusivo e partecipativo è l’unico modo per dare risposte serie ai cittadini.”

Lei avrà voce sulle nomine delle aziende pubbliche del territorio. Chi non dovrebbe tornare a gestire sanità, enti o società partecipate?

“Le nomine sono prerogativa del presidente della giunta o del presidente del Consiglio, quindi io non ho voce in capitolo. Tuttavia, mi farebbe piacere essere ascoltato, così da poter esprimere valutazioni sui soggetti chiamati a dirigere enti strategici. La sanità, ad esempio, è ancora commissariata e le nomine sono di competenza ministeriale. Quando il commissariamento terminerà, sarà fondamentale valutare se puntare su professionisti locali seri e competenti o continuare a scegliere dirigenti provenienti da altre regioni. La scelta dei nomi può fare davvero la differenza nella qualità dei servizi.”

Il sindaco di Vibo, Romeo, ha ricevuto molte critiche per i ritardi dei lavori pubblici. Lei ha detto che in primavera tirerà le somme sul suo operato. Cosa si aspetta di capire in sei mesi?

“È corretto e legittimo chiedere a un sindaco cosa ha fatto nei primi due anni e cosa intende realizzare nei successivi tre. Se il bilancio dei primi due anni sarà solo quello di inaugurare lavori già avviati dalla giunta precedente, significa che manca progettualità e visione politica. Se invece ha affrontato e risolto problemi storici della città, il giudizio cambia. Il sindaco non ha la bacchetta magica, ma deve chiarire la sua visione complessiva della città, del centro e delle frazioni. Richiedere un resoconto dopo due anni è un atto di doverosa responsabilità, non di eccezionalità.”

Se un atto della giunta penalizzerà il vibonese, lei è disposto a votare contro anche a rischio di incrinare il rapporto con Roberto Occhiuto?

“Di fronte agli interessi della mia città, sono disposto a mettere a rischio qualsiasi rapporto personale. Detto questo, va chiarito che non esistono decisioni politiche deliberate per penalizzare una provincia a favore di un’altra. I territori soffrono quando manca una classe politica competente e seria, non per scelte volontarie della giunta. Ho visto più incapacità o disattenzione da parte della politica locale che veri e propri atti di penalizzazione. Tutto dipende da noi e dalla nostra capacità di affrontare i problemi del territorio con responsabilità e concretezza.”

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