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25 Maggio 2026
25 Maggio 2026
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Libera: “Con il 2% si battono le mafie”. Parte la nuova mobilitazione per far rinascere i beni confiscati

Nel trentennale della legge 109/96, l’associazione di Don Luigi Ciotti avvia la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere al Governo di destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia al recupero dei beni confiscati alle mafie

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Un piccolo gesto per un grande passo contro le mafie. È con questo spirito che Libera, nel trentennale della storica legge 109/96, lancia la campagna nazionale “Diamo linfa al bene”, chiedendo allo Stato di destinare solo il 2% del Fondo Unico di Giustizia al recupero dei beni confiscati. Un investimento minimo, ma capace – sostiene l’associazione – di trasformare migliaia di immobili abbandonati in spazi di comunità, lavoro, educazione e legalità.

L’appello: “Restituire ciò che la criminalità ha sottratto”

La mobilitazione riprende lo spirito del 1996, quando un milione di firme portarono alla legge che permise per la prima volta di destinare i beni della criminalità organizzata alla collettività. Oggi Libera punta a una nuova sfida: utilizzare una piccola parte del denaro sequestrato e confluito nel Fug per sostenere concretamente il riuso dei patrimoni confiscati.
Nella petizione, l’associazione afferma che un semplice 2% sarebbe sufficiente “a far rifiorire il bene comune, rigenerare territori feriti dalla presenza mafiosa e restituire alle comunità ciò che è stato loro sottratto”.

Calabria, terza regione per beni confiscati: un patrimonio da far vivere

La Calabria si conferma uno dei territori più colpiti dal fenomeno mafioso ma anche uno dei più ricchi di beni sottratti alla criminalità. Secondo i dati più recenti dell’Agenzia nazionale, nella regione si contano 3.373 beni confiscati già destinati, mentre 1.660 immobili si trovano ancora in gestione, in attesa di un utilizzo pubblico o sociale. Sono inoltre 107 i beni immediatamente destinabili.
Nonostante questi numeri, molti immobili restano vuoti, inutilizzati, incapaci di diventare simboli di riscatto e strumenti di sviluppo locale. Un vuoto che per Libera rappresenta “un’occasione mancata e un monito sulla necessità di investire risorse stabili nel riuso sociale”.

Un Paese che resiste: oltre mille realtà impegnate nel riuso sociale

La fotografia nazionale racconta però un’Italia che, almeno in parte, ha già scelto la via del riscatto. Oggi sono 1.132 le realtà sociali che gestiscono beni confiscati, attive in 18 regioni e quasi 400 comuni. Si tratta di associazioni, cooperative, scuole, enti locali e gruppi civici che ogni giorno trasformano luoghi un tempo controllati dai clan in presìdi di economia sociale, servizi, cultura e inclusione.
La Sicilia guida la classifica del riuso sociale, seguita da Campania, Lombardia e Calabria, confermando che il Sud continua a essere il terreno di sfida ma anche la culla delle esperienze più significative.

Rispoli: “Quel 2% può rigenerare un Paese intero”

La co-presidente di Libera, Francesca Rispoli, sottolinea come il Paese abbia già dimostrato la propria forza: “In trent’anni più di 1.200 esperienze di riuso sociale hanno trasformato luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione. È tempo di un nuovo passo: destinare una piccola parte del Fondo Unico di Giustizia per sostenere in modo stabile chi ogni giorno costruisce legalità nei territori”.
Secondo Rispoli, anche una quota minima del FUG sarebbe sufficiente per “generare un segnale forte contro mafie e corruzione, sostenere le comunità più fragili e dare continuità alle esperienze nate dal basso”.

La prima tappa è in Calabria: si parte da Crotone

La mobilitazione prenderà avvio domani, sabato 15 novembre alle 16.30, a Crotone, nei pressi di Piazza Pitagora. Le firme potranno essere raccolte anche online sul sito di Libera.
Un nuovo percorso che punta a riportare al centro del dibattito pubblico la consapevolezza che la lotta alle mafie non è un tema settoriale, ma un bene comune.

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