È un’analisi lucida, diretta, senza infingimenti quella che il questore di Vibo Valentia Rodolfo Ruperti ha affidato ai microfoni di Radio Onda Verde, intervistato da Nicolino La Gamba. Un confronto lungo, serrato, che restituisce l’immagine di una provincia fragile ma in netta trasformazione, sostenuta da un modello di controllo del territorio che Ruperti rivendica come “partecipato, multidisciplinare, quotidiano”.
“Vibo è una città sicura, ma non dobbiamo dirlo a voce troppo alta» avverte. «Non possiamo illuderci che quanto fatto sia sufficiente. La sicurezza si mantiene solo lavorando ogni giorno, tutti insieme”. Il questore riconosce la percezione diffusa di una città più vivibile ma richiama alla prudenza: “Gli spazi lasciati vuoti dallo Stato vengono subito occupati da altri. Per questo non possiamo fermarci”.
Violenza di genere: “L’ammonimento funziona. Prevenire è possibile”
Uno dei punti centrali affrontati da Ruperti è la violenza di genere, fronte su cui la Questura vibonese ha accelerato negli ultimi mesi. “È un fenomeno che allarma tutto il Paese. A Vibo abbiamo costruito un metodo: sinergia con la Procura, lettura preventiva dei segnali, uso degli strumenti amministrativi prima che un fatto degeneri”. Gli ammonimenti del questore – strumenti spesso ignorati dal pubblico – stanno mostrando “un’efficacia elevata nel prevenire la recidiva”. Non solo repressione, ma presenza: “Molti arresti in flagranza nascono dai controlli serali, dal presidio del territorio, dai pattugliamenti mirati”.
Movida, controlli e deterrenza
Il questore non fa giri di parole: la movida vibonese, storicamente problematica, oggi è sotto controllo grazie a un modello “integrato”. “Trent’anni fa il sabato sera in questa città c’erano risse feroci e tentati omicidi. Oggi è tutta un’altra storia” ricorda Ruperti, che a Vibo aveva già lavorato anni fa come capo della Mobile. La presenza massiccia di pattuglie – Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale – produce una “deterrenza forte sui giovani”, anche sul fronte alcool e guida pericolosa. E avverte i gestori di locali: “Se scoppia una rissa, il primo dovere di chi gestisce un bar è chiamare le forze dell’ordine. È un modo per dissociarsi. Se non lo fa, può essere sanzionato”.
“Fogli di via” e “Daspo Willy”: la prevenzione amministrativa che sta funzionando
Ruperti conferma i numeri altissimi delle misure di prevenzione adottate dal giugno scorso: fogli di via, avvisi orali, Daspo Willy. “Le misure sono molte più di quelle che risultano pubblicamente” puntualizza. Lo strumento amministrativo è “efficace perché collegato a un controllo costante: se qualcuno viola il foglio di via lo becchiamo in flagranza”. Una linea dura che restituisce un messaggio chiaro: le regole non sono facoltative.
Lotta allo spaccio: “Dove c’è domanda, arriverà l’offerta. E i ragazzi devono capirlo”
Il capitolo stupefacenti rimane caldo, soprattutto nelle aree periferiche, con casi recenti a Serra San Bruno. “Il problema è la ricaduta del narcotraffico sui giovani” spiega Ruperti. “Dove c’è domanda, qualcuno offrirà. Noi cerchiamo di agire sull’offerta, ma i ragazzi devono capire che ogni acquisto alimenta un sistema criminale gigantesco”.
Il questore non nasconde che l’usura a Vibo sia stata, storicamente, un fenomeno radicato. “L’ho riscontrata più qui che in molte altre realtà” afferma con franchezza. “Gli usurai colpiscono chi è in crisi, ma anche chi vive al di sopra delle proprie possibilità. È un reato odioso, che punisce la fragilità”. E ribadisce che la Questura continua a lavorare anche sul fronte economico-finanziario, spesso ignorato nell’immaginario comune.
’Ndrangheta, montagna e Serre: “Criminalità ancora invasiva ma si lavora senza sosta”
Ruperti conferma che la parte montana del Vibonese – area Serre, confine con Reggio Calabria – resta delicata. “È un fenomeno conosciuto, su cui continuiamo a lavorare“.
Ricorda le indagini passate sui duplici omicidi dei primi anni 2000, i 416 bis, e il ruolo storico della cosca Mancuso: “Trent’anni fa non era difficile vederli passeggiare sul corso di Vibo. Era un’altra città”. Oggi lo scenario è mutato, ma l’allerta resta alta.
Videosorveglianza: “Oggi è fondamentale”
Ruperti considera le telecamere un investimento indispensabile. “La videosorveglianza è uno degli strumenti più efficaci di prevenzione. Qualche anno fa non ne trovavamo nemmeno una. Oggi molte città sono attrezzate. Vibo può e deve migliorare ancora”.
Il questore dedica un passaggio importante agli uffici meno visibili: “Parliamo sempre di chi è in strada, ma ci sono quelli della motorizzazione, degli uffici logistici, del personale. Senza il loro lavoro, nessuna pattuglia uscirebbe mai“. Poi rivela: “Anche loro partecipano ai servizi di movida. È un progetto collettivo”.








